Al Sud 80% degli aiuti anti crisi Coronavirus/ I fondi Ue causano il gap

- Mauro Mantegazza

Al Sud va l’80% degli aiuti anti crisi Coronavirus stanziati finora. I fondi Ue causano il gap: i numeri forniti dal censimento Issifra-Cnr, prima la Campania.

bollettino coronavirus campania
Vincenzo De Luca (LaPresse, 2020)

Gli aiuti economici contro la crisi dovuta al Coronavirus vanno all’80% al Sud, differenza dovuta soprattutto ai fondi Ue. Una indagine del Sole 24 Ore fa luce sulla situazione. Fino a questo momento l’entità degli interventi assomma a 2,7 miliardi di euro, dedicati per il 60% alle aziende (1,1 miliardi fra garanzie e mutui e 580 milioni in finanziamenti diretti con un occhio di riguardo ad artigiani e commercianti) e per il resto alle famiglie, sotto forma di supporto ai Comuni nella distribuzione alimentare, voucher per i figli, sostegno alla didattica a distanza o aiuti agli inquilini.

La geografia di questi aiuti per superare la crisi da Coronavirus è decisamente particolare: il censimento dei ricercatori dell’Issifra-Cnr sulle misure già varate (presentato in anteprima dal Sole) ci indica che, pure se la pandemia di Coronavirus ha colpito più duramente al Nord, gli aiuti sono arrivati più rapidamente al Sud, dove si concentrano 2,1 di questi 2,7 miliardi già messi sul piatto, cioè il 79% del totale.

Il paradosso si spiega perché a fare la differenza non sono i bilanci regionali, assorbiti per circa l’80% dalle spese sanitarie, ma i fondi strutturali europei. I programmi di coesione Ue puntano al Sud, annota l’Issifra-Cnr, dove spesso la capacità di spesa ha viaggiato fin qui al rallentatore lasciando ampie doti di risorse inutilizzate: un’inefficienza in questo caso “fortunata”, perché i ritardi del passato offrono ora più risorse per affrontare la crisi.

AIUTI ANTI CRISI CORONAVIRUS: I NUMERI PREMIANO IL SUD

Al Centro-Nord dunque le Regioni stanno finanziando il 70% degli interventi anti-crisi Coronavirus con risorse proprie, al Sud invece ben il 68% delle misure è coperto da fondi Ue. Questa coppia di dati, annota il Sole 24 Ore, spiegare la “battaglia sottotraccia” fra governo e Regioni meridionali sulla manovra di maggio. L’esecutivo vorrebbe utilizzare per il decreto gli 11-12 miliardi ancora non spesi della vecchia programmazione 2014-2020, mentre i presidenti puntano a tenersi strette queste risorse, anche per evitare di “regalare” ad altri la paternità politica degli interventi finanziabili per quella via.

Il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano ha comunque assicurato che l’intervento statale non cambierebbe la distribuzione territoriale delle risorse, anche perché i fragili sistemi economici meridionali rischiano di pagare il prezzo più alto di una crisi anche in termini di nuovi spazi alla criminalità organizzata.

Le due Regioni più favorite sono Campania e Sardegna. La prima guida la classifica in valore assoluto (908 milioni di cui il 72% da fondi Ue), mentre la seconda primeggia per il peso delle misure in rapporto alla popolazione (161,9 euro pro capite), anche grazie all’autonomia. Per fare un confronto, al Nord per gli stessi parametri sono primi il Piemonte (ma con “soli” 101,9 milioni) e la Liguria, dove ci si ferma a 33,7 euro per abitante.

AIUTI CRISI CORONAVIRUS: LE MOSSE DELLA LOMBARDIA

Attenzione però alla Lombardia, epicentro della pandemia di Coronavirus in Italia, finora defilata negli interventi (43,3 milioni, penultima pro-capite) e criticata per le lentezze nell’assegnazione della cassa integrazione. La Regione tuttavia, forte del suo rating migliore rispetto a quello traballante dei titoli di Stato italiani, ha annunciato il progetto di un Lombard Bond fino a 3 miliardi in tre anni da investire nel sostegno a imprese ed enti locali, che replicherebbe su scala ancora maggiore la maxiemissione (un miliardo di dollari) lanciata nel 2001 per rispondere alla crisi dell’11 settembre.

Le Regioni nei prossimi giorni attendono nuovi spazi d’azione da Parlamento e Governo. Dal primo si aspetta la conversione del decreto liquidità: l’Anfir (associazione delle finanziarie regionali), ha proposto tre emendamenti per far rientrare queste società e le agenzie regionali di sviluppo fra i soggetti che possono girare risorse al fondo centrale di garanzia, affiancare i Confidi nell’aumento al 100% della copertura pubblica ai prestiti e intervenire per mitigare il rischio di credito di banche e intermediari.

La manovra di maggio del governo dovrebbe invece arruolare anche le Regioni fra le fonti di aiuti pubblici fino a 800mila euro alle imprese, mossa che sarebbe resa possibile dalle nuove modifiche al Temporary Framework Ue sugli aiuti di Stato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA