Alberto Franceschini, chi è il fondatore delle BR/ “Berlinguer, il terrorismo e…”

- Niccolò Magnani

Chi è il fondatore delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini: i rapporti con Moretti e Curcio, la lotta armata e i rimorsi. “Su Berlinguer-Moro…”

BR, processo
Processo Brigate Rosse nel 1978: Renato Curcio, Mario Moretti, Alberto Franceschini (LaPresse)

CHI È ALBERTO FRANCESCHINI, IL FONDATORE DELLE BRIGATE ROSSE

Tra i vari intervistati nel lungo docu-film “Quando c’era Berlinguer” spunta anche lui, quell’Alberto Franceschini che da fondatore delle Brigate Rosse ha avuto non poco a che fare con i principali leader politici dell’Italia negli Anni di Piombo.

Profondamente deluso dalle posizioni “miti” del Partito Comunista Italiano nel Dopoguerra, il giovane Franceschini entra ed esce in diversi collettivi “rossi” a cavallo degli anni Sessanta/Settanta, finché nell’agosto 1970 con un gruppo di altri convinti “riottosi” di sinistra non decide di passare alla lotta armata. Così nacquero le Brigate Rosse, divenendo il primo latitante brigatista della storia: Franceschini le fondò con Renato Curcio, usando specie nei primi anni le armi degli ex partigiani e cominciando con atti eversivi e sabotaggi contro obiettivi sindacali e politici. La “svolta” sugli omicidi politici avviene, secondo quanto raccontato più volte durante i processi dallo stesso Franceschini, contro la volontà del fondatore che infatti si distanzia dai delitti di inizio anni Settanta: nel settembre 1974 viene arrestato assieme a Renato Curcio dagli uomini del generale Dalla Chiesa, mentre sfugge alla cattura Mario Moretti che divenne a quel punto il vero capo delle Br. «Il mio più grande rimorso? Aver favorito o comunque non essermi opposto alla violenza. La violenza cieca e terribile che ha insanguinato questo Paese», raccontava Alberto Franceschini nell’intervista a “La Repubblica” del luglio 2020.

BERLINGUER, MORO E IL TERRORISMO BR: PARLA FRANCESCHINI

«Non ho mai ucciso nessuno e mi sono anche rifiutato di farlo», spiega ancora il fondatore delle Brigate Rosse, per nulla sereno per la “piega” presa dalle “sue” Br negli Anni di Piombo, a cominciare dal rapimento e delitto di Aldo Moro.

«C’era qualcuno dietro che muoveva le fila. Qualcun altro voleva Moro morto. Aldo Moro era pericoloso per una serie di soggetti… il famoso Lodo Moro dava fastidio a certe forze internazionali di destra. Per loro e anche per gli Usa, Moro era pericoloso e per eliminarlo si sono mosse una serie di pedine», raccontava ancora Franceschini in una intervista a “Panorama” nel maggio 2021. «Sbagliammo all’epoca, ai giovani dico di non fare come noi», ammette con rimorso l’ex BR, il quale ricorda con stima i tentativi promossi da Enrico Berlinguer per traghettare il comunismo italiano fuori dalla lotta armata. Come racconta Walter Veltroni, registra del docufilm in onda questa sera, «il film sembra parlare soprattutto a chi ha vissuto quella stagione politica e lo fa ripercorrendo innanzitutto le tappe principali del disegno politico berlingueriano: il compromesso storico con la Dc, elaborato nei giorni immediati al golpe fascista in Cile; l’eurocomunismo e l’autonomia dall’Urss; l’accettazione del Patto Atlantico; il dialogo con i cattolici; la dichiarazione sulla fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre. Una strategia che avrebbe dovuto portare alla progressiva partecipazione del Pci al governo del Paese e che trovò invece tanti ostacoli sulla sua strada: il terrorismo delle Brigate rosse come ci dice l’ex Br Alberto Franceschini».







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