Alessandro Mathas, bimbo seviziato e ucciso/ Rasero a 26 anni “Io innocente!”, madre…

- Emanuela Longo

Omicidio Alessandro Mathas, il caso a Un giorno in pretura: il lungo iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva a carico di Giovanni Rasero

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Alessandro Mathas (Le Iene)

Sono passati poco più di 11 anni dall’omicidio di Alessandro Mathas, piccolo di appena 8 mesi, morto nella notte tra il 15 ed il 16 marzo 2010. Per quel delitto la Corte di Cassazione si è espressa nel maggio del 2017 confermando le precedenti condanne. Un iter giudiziario per nulla semplice che sarà affrontato dalla trasmissione Un giorno in pretura, in onda su Rai3 questo sabato, 15 minuti prima della mezzanotte. La puntata si intitola: “Chi ha ucciso Ale?” e ripercorre l’intero caso del piccolo Alessandro e della sua morte avvenuta in un appartamento di Nervi. Sono stati ben cinque i processi che si sono occupati di questa tragedia immane.

Alessandro Mathas morì in un appartamento di un residence a Genova-Nervi dopo che la madre Katerina Mathas e l’assicuratore marittimo, Giovanni Rasero avevano trascorso una notte tra alcol e cocaina. Il piccolo era con loro la sera del “festino” e in particolare, come ricostruì Corriere.it, rimase per un’ora da solo con Rasero mentre la madre era fuori in cerca di altra cocaina. Agli inquirenti la donna riferì che al suo rientro il bambino era sul divano e successivamente lei si addormentò. Il mattino seguente Alessandro fu portato in ospedale ma purtroppo per lui non c’era più nulla da fare.

OMICIDIO ALESSANDRO MATHAS, IL CASO

Sul corpo del piccolo Alessandro Mathas furono rinvenute diverse ferite. In particolare colpi sul cranio e segni di un morso sul piede con il Dna del broker. Rinvenuti anche segni di bruciatura di sigaretta e altri inquietanti segni di torture disumane che secondo i giudici furono inflitti proprio da Rasero in preda ad un attacco di rabbia a causa della mancanza di cocaina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo si sarebbe accanito sul piccolo mentre la madre, sua amante occasionale, era fuori a cercare la droga. Dopo 4 anni di lunghi processi, il caso si è concluso nel maggio del 2017 con la conferma della condanna a carico di Rasero a 26 anni di carcere, ritenuto colpevole del delitto del piccolo Alessandro (la madre è stata condannata a 4 anni per abbandono di minori). L’omicidio sarebbe stato compiuto durante l’assenza della donna, che era andata a cercare droga nei vicoli. Giovanni Rasero è stato giudicato 4 volte: una sentenza di condanna a 26 anni in primo grado a Genova, l’assoluzione in Appello, poi con la Cassazione che annulla tutto e rimanda un nuovo processo alla Corte di Appello a Milano che lo ha condannato. Quindi l’ultima Cassazione che ha confermato l’ultima condanna a 26 anni.

GIOVANNI RASERO CONDANNATO: “IO INNOCENTE”

Già al termine della sentenza di Appello bis sull’omicidio di Alessandro Mathas, Giovanni Rasero aveva commentato, come riferito da Corriere.it: “Speravo di essere assolto. Sono sereno e ho la coscienza posto, se necessario andrò fino a Strasburgo per far valere la mia innocenza. Sono padre anch’io, non avrei potuto fargli male”. L’uomo si è sempre detto innocente respingendo le gravi accuse a suo carico: “A un certo punto, dopo che mi ero assopito davanti a un film con il bambino ancora vivo, ho sentito un rumore forte, ho visto la Mathas nel buio che tirava su il bambino, le ho detto `che caz.. fai, chiamo i carabinieri”. Lei mi ha spinto via, e si è messa dalla parte opposta della stanza abbracciando il bambino”, aveva rammentato ancora l’uomo asserendo quindi di essersi addormentati. “Quando al mattino ho aperto le persiane ho guardato Alessandro e ho capito che era morto. Sarò stato un cinico nelle prime reazioni, pensate quello che volete, ma sono un padre anch’io e non avrei potuto fare male ad Alessandro. Mi dichiaro innocente, come sempre ho fatto”, ha aggiunto. Di recente l’uomo – attualmente detenuto nel carcere di Genova – era stato intervistato da Nina Palmieri de Le Iene: “Mi posso guardare allo specchio, ho una coscienza. Io ho la certezza di essere innocente”, aveva ribadito gettando dubbi sulla madre.

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