“Amanda Gorman non può essere tradotta da poeta bianco”/ Il razzismo ‘al contrario’

- Niccolò Magnani

La poetessa olandese è troppo bianca per poter tradurre le poesie di Amanda Gorman: le accuse dell’attivista e il razzismo del politicamente corretto

Amanda Gorman
Amanda Gorman, la poetessa all'insediamento di Joe Biden (LaPresse, 2021)

Una poetessa bianca non può tradurre una poetessa nera: il “diktat” arriva, paradossalmente, da una attivista nera Janice Deul in aperto contrasto alla notizia emersa qualche giorno fa della traduzione delle poesie di Amanda Gorman (la giovanissima afro-americana che ha aperto la cerimonia di insediamento di Joe Biden a Capitol Hill) affidata alla poetessa olandese Marieke Lucas Rijneveld. “The Hill We Climb” (“La collina che saliamo”) è il titolo della raccolta che l’artista olandese avrebbe dovuto curare, traducendola nella propria lingua, ma è stata letteralmente assalita dalla critica social (e non solo) per un non ben precisato fondo di razzismo alquanto bizzarro.

In quanto “troppo bianca” non potrebbe realmente cogliere la profondità di un’artista afroamericana: non so voi, ma ci sembra una delle teorie più ipocritamente razziste mai sentite di recente, specie nell’intricato mondo dello star system. Janice Deul, attivista e giornalista, di origine Surinamese che combattere per la diversità nel mondo contemporaneo si prende la briga di mettere “nero su bianco” – e perdonate il gioco di parole – il suo capo di accusa: «Non è a dir poco un’occasione persa assumere Marieke Lucas Rijneveld per questo lavoro? È bianca, non-binaria (…) Non per togliere nulla alle qualità della Rijneveld, ma perché non scegliere una scrittrice che è – proprio come la Gorman – artista della parola parlata, giovane, donna e impudentemente nera?». La casa editrice si è subito difesa spiegando che l’opzione della poetessa olandese è avvenuto perché «affine al lavoro di Gorman anche nello stile e nei toni». Ma tutto questo non è bastato.

IL RAZZISMO DEL POLITICAMENTE CORRETTO

Il gran caos sui social ha portato alla sofferta decisione di un passo indietro da parte della Rijneveld: «Sono scioccata dal clamore causato dal mio coinvolgimento nella divulgazione del messaggio di Amanda Gorman e capisco le persone che si sono sentite ferite dalla scelta dell’editore Meulenhoff». Una censura fortissima “risolta” in pochi secondi che però non spegne la gravità di quanto successo: pensate anche solo per un momento, se la vicenda fosse ribaltata nei personaggi e nei ruoli.

Se la poesia da tradurre fosse stata della Rijneveld e se la Gorman fosse stata accusata di essere “troppo nera” per poterla tradurre: saremmo ad una via di mezzo tra l’Apocalisse e la Terza Guerra Mondiale, con articoli e petizioni che andrebbero avanti per settimane (forse a ragione, ci aggiungiamo). Ecco, se però avviene il contrario il “razzismo” del politicamente corretto lo fa assurgere a questione “tranquillamente accettabile” dall’opinione pubblica, anche perché opporsi verrebbe subito tacciato di essere vilmente razzista. «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri», diceva il geniale George Orwell nella “Fattoria degli Animali”, con 60 anni di anticipo rispetto ai problemi del “luogocomunismo” odierno.



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