ANARCHICI/ “Con Cospito diventato martire, ora sono una rete ancor più pericolosa”

- int. Stefano Piazza

La vicenda di Alfredo Cospito, condannato al 41bis, ha riportato gli anarchici sotto i riflettori. Proprio ciò che volevano. Parla l'esperto di terrorismo

anarchici cospito 2 lapresse1280 640x300 Anarchici manifestano a Torino per Alfredo Cospito (LaPresse)

La vicenda di Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41 bis, in sciopero della fame proprio per protestare contro il carcere duro e le forti restrizioni che comporta per chi è recluso, ha portato a puntare di nuovo i riflettori sugli anarchici e sulla loro attività.

Le cronache di questi giorni riportano episodi di azioni violente, come a Berlino e Barcellona, che hanno fatto alzare le antenne anche dal punto di vista dell’ordine pubblico. “È una galassia poco conosciuta ma proprio per questa ragione molto pericolosa” dice Stefano Piazza, giornalista, scrittore, esperto di sicurezza e terrorismo. Una galassia che in questo momento si sta facendo sentire.

Quello degli anarchici  è un mondo del quale prima del caso Cospito si sentiva parlare poco; chi sono e cosa fanno gli anarchici oggi?

Non sono moltissimi però sono comunque organizzati, spregiudicati e sono in grado di colpire se si danno degli obiettivi. È molto difficile sapere chi sono. Dentro c’è un po’ di tutto: ci sono personaggi che sono passati attraverso le storie del terrorismo di molti anni fa, personaggi vicini alla sinistra extraparlamentare. È una galassia un po’ strana, molto composita, ma che sta aumentando di numero e di pericolosità non solo in Italia. Adesso hanno trovato un simbolo, che fanno passare per una vittima, ma che vittima non è affatto. Insomma, è un fenomeno non di dimensioni elevate, sono pochi ma molto bene organizzati e motivati ideologicamente. Io mi occupo di fondamentalismo e so bene che quando hai a che fare con persone motivate, che hanno un’ideologia, che vedono in determinate persone il nemico, in questo caso lo Stato, bisogna fare molta attenzione.

Non sono così frammentati quindi?

Dire che agiscono da soli è una teoria che, come nel terrorismo classico, cerco sempre di evitare, sono semplificazioni. Sono tutti legati, si abbeverano alla stessa fonte, hanno dei contesti nei quali si formano, libri, associazioni.

Ma la vicenda Cospito ha avuto un’eco anche fuori dall’Italia tra gli anarchici?

Sì, certo. È una cosa di cui negli ambiti anarchici di altri Paesi, in Francia, in Spagna, si discute. Se ne parla, manifestano, ci sono delle prese di posizione online. Se nel breve periodo si dovesse presentare una recrudescenza del fenomeno terroristico legato agli anarchici non mi stupirei: ci sono tutti gli elementi per far sì che il fenomeno assuma dimensioni importanti.

Quindi anche le voci di possibili attentati, come quello annunciato da una telefonata anonima al Resto del Carlino, vanno prese sul serio?

Gli attentati, quando si fanno, non si annunciano. Quando vuoi colpire colpisci. Quando ci sono telefonate di questo tipo c’è il rischio che siano fanatici che lo fanno per spaventare e darsi importanza. Certo, la vigilanza resta molto alta. Confido comunque che i servizi di intelligence italiani, la Polizia, i Carabinieri e tutte le istituzioni che si occupano della sicurezza sappiano gestire il fenomeno, che sapranno respingere queste minacce. Sono portate da elementi che non hanno alcun rispetto per lo stato di diritto.

Prima di queste ultime settimane, però, gli anarchici non sembravano molto attivi. 

Ogni tanto spuntano fuori. Stavolta, secondo me, è più pericoloso perché hanno individuato in Cospito un martire, un loro simbolo e il fatto che adesso in Italia ci sia un Governo di centrodestra, con il partito di maggioranza relativa che è Fratelli d’Italia, con la Meloni, rinfocola questo movimento perché dentro si infilano anche pulsioni di estrema sinistra.

(Paolo Rossetti)

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