ANDRII E VALENTYN, BAMBINI SOLDATO/ Perché, se sono ucraini, nessuno si indigna?

- Gianfranco Lauretano

Un videoservizio pubblicato dalla celebre agenzia di stampa Reuters fa sorgere domande non trascurabili sull’informazione relativa alla guerra russo-ucraina

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Servizio Reuters (foto da Twitter)

Il caos dell’informazione è un disastro collaterale della già disastrosa guerra russo-ucraina di questi tristi mesi. Difficile districarsi nel labirinto di notizie, di versioni, di interpretazioni dei fatti. Si ha l’impressione a volte che i limiti di veridicità e di decenza siano superati sempre di più, e i pesi e le misure sono diversi a seconda di chi informa chi. Regole deontologiche e rispetto della realtà, ma anche della dignità delle persone paiono superate dalla volontà di convincere della bontà della propria versione.

A questo proposito è stato appena pubblicato un videoservizio della celebre agenzia di stampa britannica Reuters su due bambini ucraini e il loro sogno di diventare soldati. Nel video li vediamo puntare ripetutamente il loro mitra anche alla telecamera, scavare trincee ed entrarci per provarle, costruire campi di battaglia, sorvegliare un check-point mentre chi passa li saluta militarmente e dà loro la mano. Sono vestiti in mimetica, con l’elmetto.

La didascalia recita: “Andrii, dodici anni, e Valentyn, sei anni, costruiscono posti di blocco e scavano trincee nel villaggio di Stoianka, vicino a Kiev. I due ragazzi vogliono diventare soldati da grandi e sperano di difendere il loro Paese, un giorno”. Proprio così, sei e dodici anni, mostrati senza filtri, con i volti ben visibili, mentre giocano con tutta la serietà dei bambini alla guerra, sognando un futuro da militari. Il servizio è intervallato dall’intervista al più grande dei due, il quale conclude che Zelensky è il miglior Presidente del mondo e che spera che rimanga al potere per sempre.

Ancora una volta una certa informazione apre molti dubbi; in questo caso la spontaneità dei bambini appare sospetta. Ma, al di là di questo, sorgono alcune domande: non esisteva il rispetto della privacy dei minori e l’obbligo di non diffondere il loro volto in pubblico? E poi siamo sicuri che sia positiva questa apologia dei bambini-soldato? In situazione opposta, gli stessi autori del servizio probabilmente si sarebbero stracciati le vesti, stigmatizzandolo. Si pensi se un video del genere fosse stato prodotto dalla propaganda d’informazione russa, ad esempio. 

È dunque vero quello che molti in questi giorni ripetono: la guerra scatena la parte peggiore dell’uomo. Compresa la sua parzialità spudorata e l’assenza di limite della decenza, che sembra spostarsi sempre più lontano.

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