Andy Luotto/ “Drive In una cag*ta pazzesca, con Arbore la vera felicità”

- Mirko Bompiani

Andy Luotto a tutto tondo ai microfoni de La Verità, dalla sua avventura sul grande/piccolo schermo passando per la nuova vita in cucina.

Andy Luotto
Andy Luotto (C'è tempo per...)

Dal successo in tv e al cinema passando per la nuova vita dietro i fornelli, Andy Luotto a 360° nella lunga intervista rilasciata ai microfoni de La Verità. Una carriera partita da lontano per lui, nato in America da famiglia italiana, che ha iniziato dal doppiaggio, diventando rapidamente il doppiatore in lingua inglese più pagato del mondo. Lui infatti doppiava gli attori italiani per il mercato americano, basti pensare a Giancarlo Giannini o Enrico Montesano, oppure Massimo Troisi in Ricomincio da tre. Ma Luotto poi ha iniziato a collaborare con le tv private «facendo il cretino», fino a conoscere Renzo Arbore, rimasto stregato da una sua performance in una emittente minore: «Mi ha rintracciato, ancora oggi non so come e mi ha chiesto: “Ma lei, scusi, è un comico?”. Io gli ho risposto: “Ma come ti permetti?” e siamo diventati amici. Mi ha chiesto se mi interessava lavorare con lui in televisione, però è passato un anno e mezzo prima che mi richiamasse per L’altra domenica». Andy Luotto ha poi parlato di com’è nato il ruolo dell’arabo in Quelli della notte, senza dimenticare l’approdo sul grande schermo…

ANDY LUOTTO: “DRIVE IN UNA CAG*TA PAZZESCA”

Andy Luotto ha poi parlato del suo rapporto con Giorgio Faletti, che viveva a casa sua durante la produzione del film Grunt – La clava è uguale per tutti. Faletti «non aveva soldi» e per questo motivo era ospite nella sua abitazione, quella esperienza rappresenta un bel ricordo per il 70enne. Dopo quel film, Luotto avrebbe dovuto fare Drive In, ma ha preferito fare un passo indietro dopo le prime puntate. Ed in quel momento decise di proporre a Ricci proprio Faletti, insieme a Sergio Vastano: il resto è storia. Anche se il giudizio su Drive In resta nettissimo: «Rimpianti di non aver più fatto il programma? No, per niente, una cagata pazzesca, tutte risate finte!». Un ricordo meraviglioso lo lega invece a Renzo Arbore: «La cosa più difficile è far ridere. La grande gioia sono state le trasmissioni con Arbore perché la vera felicità è far sorridere. Si basava tutto sull’improvvisazione: quando entravamo in studio, non sapevamo dove saremmo andati a finire. La verità è che ci divertiamo più noi che voi che guardavate».

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