“Antonio Ciontoli? Fu figlio Federico a sparare”/ Mamma Marco Vannini: tesi omicidio

- Emanuela Longo

Antonio Ciontoli ed il figlio Federico: quale ruolo hanno avuto nell’omicidio di Marco Vannini? Per la madre della vittima fu il più giovane a sparare

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Antonio Ciontoli

Antonio Ciontoli è il principale protagonista del caso di cronaca relativo alla morte di Marco Vannini. L’uomo, sottufficiale di Marina ed ex agente dei Servizi Segreti, è anche colui che ha sempre ammesso, dalla sera del 18 maggio 2015, di essere stato lui ad esplodere un colpo di pistola nei confronti del fidanzato della figlia Martina, uccidendolo. L’uomo è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, pena ridotta a 5 anni e reato derubricato a omicidio colposo in Appello. Il prossimo 7 febbraio dovrà affrontare il terzo e ultimo grado, quello in cui la Cassazione si esprimerà sui ricorsi di accusa e difesa rispetto all’ultima condanna fortemente contestata da opinione pubblica e famiglia della giovane vittima. Eppure, a distanza di oltre 4 anni dal delitto compiuto nella villetta dei Ciontoli a Ladispoli, non mancano i dubbi sul ruolo avuto nella vicenda dal figlio Federico Ciontoli. Secondo la mamma di Marco, Marina Conte, sarebbe stato proprio lui a premere il grilletto uccidendo il suo unico figlio, morto dopo diverse ore di agonia. Sempre secondo mamma Marina, infatti, il rapporto tra il figlio e l’allora cognato non era idilliaco.

ANTONIO CIONTOLI E IL FIGLIO FEDERICO: QUALI RESPONSABILITÀ?

A porre ulteriori dubbi sul ruolo di Federico Ciontoli nell’omicidio di Marco Vannini è stato nei mesi scorsi Davide Vannicola. L’uomo, amico dell’ex comandante Izzo, intervistato dalla trasmissione Le Iene aveva riferito una confidenza che gli fu fatta dal militare: “Ciontoli disse che a sparare fu suo figlio Federico”. Ricordiamo che anche il figlio di Antonio Ciontoli – insieme alla sorella Martina ed alla madre Maria Pezzillo – fu condannato in Appello a tre anni ma solo per il comportamento successivo allo sparo. Secondo il supertestimone Davide Vannicola, intervistato da Giulio Golia per Le Iene, “Izzo sapeva che a sparare era stato il figlio di Antonio, Federico Ciontoli. E fu egli stesso a suggerire al padre di prendersi la colpa, perché facendo parte dei Servizi non gli avrebbe precluso più di tanto, mentre il figlio è giovane…”. Di contro, Antonio Ciontoli, in una recente intervista a Storie Maledette, ancora una volta si è preso le responsabilità di tutto ribadendo: “Sono stato io a sparare non Federico”. Secondo la sua versione, il figlio era in camera con Viola. “Lui era in camera con Viola. Volevo spolverare le pistole e, dopo averle prese, le ho riposte nella scarpiera del bagno. Quella sera, andando a letto, mi sono accorto di essermi dimenticato lì le armi. Ho bussato alla porta, sono entrato e c’erano Martina e Marco”, aveva spiegato alla Leosini. Rimasto solo con il 20enne, l’uomo avrebbe soddisfatto la sua richiesta di vedere le pistole.

ANTONIO CIONTOLI, LE DUE VERSIONI SULL’OMICIDIO

Antonio Ciontoli ha cambiato diverse versioni davanti agli inquirenti ed aggiunto nuovi dettagli nel corso della sua intervista a Storie Maledette, prendendosi però sempre le responsabilità del delitto di Marco Vannini. In aula dirà: “Marco ha riconosciuto il marsupio nel quale tenevo le armi e mi ha chiesto di vederle”. Quindi, nel descrivere il movimento, il capofamiglia del Ciontoli sostenne di aver stretto l’arma che stava per cadere “e mi è partito il colpo, pensavo fosse scarica”. Una versione che, anche alla luce della testimonianza di un esperto balistico interpellato da Le Iene risulterebbe inverosimile. E’ la pm a cogliere alcune contraddizioni in Ciontoli che, messo alle strette avanza la seconda versione: “Ho preso l’arma convinto che era scarica. L’arma non mi stava scappando, l’ho presa, l’ho impugnata, l’ho scarrellata e per gioco, per scherzo, ho fatto finta di sparare. Invece c’erano i proiettili all’interno della pistola e mi è partito il colpo”. Una seconda storia che appare comunque ricca di lacune e della quale non c’è alcun riferimento nelle telefonate al 118 in cui né Ciontoli padre né il figlio fecero riferimento alle gravi condizioni in cui si trovava Marco, continuando ad insistere sulla tesi dell’attacco di panico e dell’infortunio in bagno a causa di “uno scherzo”.



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