Arcuri: domande e risposte, Cartabianca/ Riapertura scuole, vaccino, banchi monoposto

- Emanuela Longo

Arcuri a Cartabianca risponde alla domanda della giornalista: aumento dei contagi, vaccino e riapertura scuole “Avrei fatto come alcune Regioni”

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Domenico Arcuri a Cartabianca

Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid, è intervenuto ieri nel corso della puntata di Cartabianca rispondendo alle domande della padrona di casa, Bianca Berlinguer. La prima ha riguardato la risalita della curva dei contagi nel corso dell’estate che volge al termine. “Noi siamo stati uno dei Paesi che si è comportato meglio al mondo durante il lockdown e poi abbiamo, in parte legittimamente in parte meno, recuperato la libertà che era giusto che recuperassimo ma senza accompagnarla sempre con il giusto grado di responsabilità”, ha ammesso Arcuri. Proprio questo avrebbe contribuito a portare ad un incremento, in parte imprevisto, della curva dei contagi. Rispetto agli errori sul piano delle riaperture delle discoteche, Arcuri ha ammesso che “col senno del poi era meglio non riaprirle”. Il commissario per l’emergenza Covid ha ricordato le difficoltà vissute nel periodo del lockdown e le graduali riaperture ribadendo: “Col senno del poi è stato un errore dare alle Regioni la possibilità di riaprire in modo così forsennato i locali pubblici ma è stato un errore da parte di tutti noi rilassarci un po’ troppo”.

Alla luce di quanto già vissuto, potrebbe essere ipotizzabile un nuovo lockdown nazionale con la chiusura di tutto come avvenuto nei mesi scorsi? Arcuri ha ricordato come il numero dei contagi in Italia sin di gran lunga più basso rispetto a quello di altri Paesi europei. “Io non immagino possibile, salvo imprevedibili e impreviste accelerazioni di questo virus un ritorno a un lockdown così generalizzato come quello che siamo stati costretti a vivere ma il virus è ancora tra noi, circola, bisogna che tutti si stia attenti”, ha replicato Arcuri. Quando sarà sconfitto? “Solo quanto ci saranno miliardi di dosi di vaccini” che potranno essere somministrati in tutto il mondo. E sull’ipotesi del ministro Speranza di un vaccino per medici e soggetti più fragili già dalla fine di novembre Arcuri ha confermato la fase avanzata della ricerca del vaccino senza tuttavia lanciarsi in date certe.

ARCURI SULLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE: BANCHI E MASCHERINE

Tra i temi più scottanti del momento e con il quale Arcuri si è confrontato nel corso della sua intervista a Cartabianca, non poteva mancare quello relativo alla riapertura delle scuole. Ha avuto senso ipotizzare la riapertura di molte scuole al 14 settembre salvo poi richiudere, sanificare tutto e nuovamente riaprire dopo le elezioni? Il commissario straordinario per l’emergenza ha replicato: “Io avrei aperto le scuole dopo le elezioni, il 24 settembre, come faranno alcune regioni“. Rispetto ai famosi banchi con le rotelle, sono 2 milioni e mezzo quelli contrattualizzati ma “quelli con le rotelle sono solo 400mila e gli altri sono banchi tradizionali monoposto”, ha chiarito Arcuri. “Abbiamo assicurato la consegna di tutti i banchi entro la fine di ottobre”, ha proseguito. Si partirà dalla distribuzione nelle scuole primarie. Arcuri ha risposto anche alla domanda sulla distribuzione delle mascherine: saranno davvero 11 milioni al giorno? “Non è vero, sono state già distribuite le mascherine chirurgiche a tutte le scuole, anche a quelle che ancora devono riaprire”, ha chiarito, tranquillizzando i genitori degli studenti che a breve torneranno in classe.

Sul finale Arcuri ha fatto chiarezza anche su cosa potrebbe accadere se dovesse emergere un caso sospetto di Coronavirus a scuola: “Si mette in quarantena la classe, si fanno subito i tamponi ai compagni di classe del contagiato ed al personale docente e non docente a contatto con lui, si prosegue con la didattica a distanza e poi si ritorna con la didattica in presenza”. Arcuri non ha escluso che ciò possa accadere: “Noi abbiamo un dovere, fare di tutto perchè lo studente sia in sicurezza e perchè il virus non si espanda e non ci interroghiamo nemmeno su dove lo studente sia stato contagiato“.

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