Audio inedito in cui Falcone difende De Donno/ “Uomo fidato”, ma finì a processo

- Carmine Massimo Balsamo

"Il capitano De Donno ha svolto di buon grado anche questo compito": così Giovanni Falcone nelle sue ultime parole pubbliche prima dell'attentato

agenda rossa borsellino I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (LaPresse)

Tirato in ballo nel processo sulla trattativa Stato-mafia, ma apprezzato da Giovanni Falcone, come testimoniato dall’audio inedito ritrovato da Il Dubbio. Parliamo del capitano Giuseppe De Donno, ex Ros che ha subito decenni di persecuzione giudiziaria. Il file pubblicato dal giornale di Sansonetti è legato alle ultime dichiarazioni pubbliche del giudice, datate 14 febbraio 1992, tre mesi prima dell’attentato di Capaci per mano della mafia di Totò Riina.

L’audio inedito risale al processo nei confronti di Giuseppe Giaccone, ex sindaco di Baucina (provincia di Palermo), dove tre anni prima venne ucciso l’imprenditore Giuseppe Taibbi. Giuseppe De Donno, affiancato da Mario Mori, indagò su quell’omicidio e scoprì che dietro quel crimine c’erano grossi gruppi imprenditoriali multinazionali. Giaccone decise di recarsi da Falcone per documentare un giro di mazzette per gli appalti – una vera e propria tangentopoli – che coinvolgeva anche la mafia di Riina, oltre a politici di spicco. Senza dimenticare che secondo il maxi-processo il dossier mafia-appalti viene considerato tra i moventi delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Tornando al caso Giaccone, l’ex sindaco di Baucina decise di ritrattare, accusando Falcone e l’avvocato Milio di avergli estorto i nomi.

Audio inedito in cui Falcone difende De Donno

Nel corso della sua testimonianza, Giaccone rilasciò rivelazioni bomba, parlando di un giro di miliardi che gli imprenditori siciliani pagavano per ottenere gli appalti di vari comuni, da Baucina a Cimina. Per ritrattare, si recò nell’ufficio dell’allora alto commissario per la lotta alla mafia, Domenico Sica, che a sua volta gli disse di rivolgersi alla procura di Roma per poter consegnare un memoriale per incastrare Falcone, De Donno e l’avvocato Milio. L’allora sostituto procuratore Davide Iori esaminò il fascicolo e arrivò alla conclusione che Giaccone aveva mentito. Il processo, dunque, riguardò l’accusa di calunnia continuata e aggravata.

Giovanni Falcone il 14 febbraio 1992 fu sentito come teste e spese parole di elogio sia per De Donno che per l’avvocato Milio. A proposito dell’ex Ros, il giudice evidenziò: “Come sempre, il capitano De Donno ha svolto di buon grado anche questo compito”. Un uomo fidato, dunque, nonostante i problemi giudiziari che lo hanno riguardato per anni, fino alla completa assoluzione. Stesso discorso anche per quanto concerne per l’avvocato Milio: “Una persona serissima, uno dei pochi avvocati disposti ad assistere chi collabora con la giustizia nonostante comporti rischi e sacrifici”. Anche quest’ultimo non fu visto di buon occhio, “reo” per aver difeso Mori, De Donno e Bruno Contrada (ex funzionario Sisde).







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