“Berlinguer fu un mediocre comunista”/ Veneziani: “onesto non santo, legato all’URSS”

- Niccolò Magnani

Marcello Veneziani ‘decostruisce’ l’agiografia su Enrico Berlinguer: “onesto ma non santo. Fu un comunista mediocre che voleva sconfiggere il capitalismo”

Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer, ex segretario Pci (LaPresse)

VENEZIANI “DECOSTRUISCE” IL “SANTINO” DI BERLINGUER

100 anni fa nasceva a Sassari Enrico Berlinguer: tra ricordi, memorie, docufilm, commozioni e “santini”, resta un solo scrittore in Italia ad avere il coraggio di scrivere che Enrico Berlinguer fu semplicemente un «comunista. E pure mediocre».

Stiamo parlando di Marcello Veneziani, scrittore e giornalista conservatore, che su “La Verità” tratteggia un ritratto dell’ex segretario Pci come di una buona persona, onesta, ma senza per questo essere un «santo» e neanche un idealista dell’Occidente liberale. Tutto il contrario: «oggi sarà un’altra tappa del processo mediatico e politico di beatificazione del segretario comunista», avverte Veneziani, sottolineando come «Berlinguer fu mestamente comunista, non lasciò tracce importanti, si oppose alla socialdemocrazia e la storia gli dette torto, considerò il Partito come l’Assoluto». Anzi, Berlinguer usò sempre «la retorica dell’austerità come grimaldello anticapitalista», sentenzia Marcello Veneziani su “La Verità”.

“BERLINGUER FU ONESTO MA NON SANTO”: PERCHÈ LE AGIOGRAFIE?

Lo critica come politico e come statista, ma non come persona sulla quale neanche Veneziani riesce a vedere del “dolo” in qualche modo: «Fu una persona onesta, per bene, ma basta la sua decorosa mediocrità per farne un santo con relativa agiografia? In realtà tramite la copiosa apologetica su di lui vogliono giustificare il passato comunista».

Secondo Veneziani, l’ex segretario Pci rimase comunista anche dopo gli orrori del comunismo a Budapest e Praga: «fu sempre legato all’Unione Sovietica fino agli Settanta, sognava l’eurocomunismo al tempo in cui Craxi calava la sinistra nella storia d’Italia e nel presente occidentale. Non uscì mai dal Canone», rileva lo scrittore di destra. Durante un comizio a Milano, Enrico Berlinguer ripeteva che «Noi rispondiamo di no a chi vuol portarci alla rottura con altri partiti comunisti; a chi vuol portarci a negare quello che è stato la Rivoluzione d’ottobre e gli altri rivolgimenti che hanno avuto luogo nell’Oriente europeo ed asiatico, il ruolo che esercitano l’Unione Sovietica e gli altri Paesi socialisti negli equilibri internazionali e nella lotta per la pace mondiale; a chi vuol portarci a negare il carattere socialista dei rapporti di produzione che esistono in quei Paesi». Questione morale? Compromesso storico? Dialogo? Non troppo, secondo Veneziani, Berlinguer era più legato all’obiettivo di sconfiggere il capitalismo che non di trovare un punto di unione con le altre forze politiche: «l’austerità anziché indicare uno stile sobrio di vita evocò l’arcigno grigiore del comunismo al tramonto. Di cui Berlinguer fu l’icona triste in Italia, nonostante le postume beatificazioni», conclude l’editoriale controcorrente sulla figura del “centenario berlingueriano”.







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