Sampdoria-Udinese/ Per Guidolin il giro di boa dice -20

- Giovanni Bellina

GIOVANNI BELLINA ci presenta Sampdoria-Udinese (3-0), partita che ha chiuso male per i bianconeri friulani il girone d’andata di serie A: ora gli uomini di Guidolin pensino alla salvezza

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Francesco Guidolin (Infophoto)

Mai così male con Francesco Guidolin aveva fatto l’Udinese all’inizio del girone di ritorno, vien da chiedersi veramente cosa stia accadendo a Udine. La squadra non è solo irriconoscibile rispetto a quella dell’anno scorso, ma anche rispetto a una normale squadra di calcio di Serie A. L’aggettivo imbarazzante è quello più in voga fra i tifosi friulani. Non c’è anima, non c’è gioco, non ci sono risultati. Contro la Sampdoria molti tifosi attendevano esattamente questo tipo di partita, difesa a tre da trasferta, centrocampo denso e muscolare e come da due anni a questa parte si passa immediatamente e, purtroppo inevitabilmente, a una compressa difesa a cinque con Di Natale che più solo non si può. Dopo pochi minuti ennesima incertezza di Kelava (Brkic era infortunato) e rigore dopo pochi minuti. Il vice Bortoluzzi (Guidolin era in tribuna perché squalificato) niente ha potuto sullo stato di confusione dei suoi se non aumentare ancora di più la confusione con un cambio durante l’intervallo, dettato sicuramente dall’alto, che ha del misterioso e dell’incomprensibile. Sotto di un gol con un uomo in meno (espulso Allan per doppia ammonizione) viene buttato nella mischia Badu al posto del Mago Maicosuel. E già dopo due minuti nella ripresa la lanterna per i friulani si è spenta, buio totale per gli uomini di Guidolin, dormita colossale, anche del guardalinee, e il brasiliano Eder, probabilmente a suo agio in mezzo ai carioca friulani, infila la sua doppietta anche se in posizione di fuorigioco. Ci pensa Soriano a dar un minimo di fiducia ai bianconeri facendosi espellere, ma di li a poco il buon Mazzoleni ristabilisce la disparità mandando negli spogliatoi anche il brasiliano Silva non prima di aver negato un rigore sacrosanto ai friulani per fallo, sotto gli occhi del giudice di porta, su Heurtaux. Nel finale di partita poco importa se arriva anche il terzo gol, le statistiche dicono un tiro in porta in tutta la partita, un paio di testa fuori dallo specchio, due espulsioni e tanti cartellini gialli. Ora i tifosi una idea sulla squadra tipo se la sarebbero anche fatta ma perché riescano a vederla in campo rimane un mistero.

A distanza di 19 partite che cosa è cambiato fra Udinese e Lazio, prossima avversaria dei bianconeri? Dal punto di vista friulano purtroppo niente, si riparte da venti punti in classifica e si spera che ne bastino altri venti per salvarsi, per la Lazio è cambiato poco, ma forse incide a livello sostanziale il cambio di guida tecnica. Reja da buon friulano speriamo non voglia infierire troppo. E di contro si spera che Guidolin assumendosi qualche rischio parta più spregiudicato per fare male all’avversario. Difficile che sia così, ma una formazione votata all’attacco con una difesa a quattro sarebbe un buon punto di partenza. Di Natale non può più fare reparto da solo, almeno due trequartisti con l’aggiunta di terzini di spinta è l’unica soluzione in attesa del ritorno di Muriel.

Considerazione finale dedicata alla terna arbitrale…

I tifosi di entrambe le squadre lunedì hanno visto uno scempio dietro l’altro soprattutto nella gestione dei cartellini, primi minuti senza fischi e molti scontri duri, a seguire il primo cartellino giallo è un susseguirsi di ammonizioni ed espulsioni. Ad un certo punto i cartellini scompaiono su brutti interventi di Badu, Di Natale, Pinzi e Renan. Sarebbe stato cartellino giallo (e quindi espulsione essendo già sanzionato) anche per Wszolek sull’episodio da rigore su Heurtaux. Ad un certo punto i tifosi friulani si sono consolati, se così si può dire, vedendo che in campo c’era qualcuno che stava facendo peggio della loro squadra. Nessuna scusa accampata da Bortoluzzi nel fine gara, imbarazzo e scoramento negli occhi dicono di più di qualsiasi lamentela e dimostrano saggezza che speriamo si tramuti in determinazione e convinzione dei propri mezzi. C’è paura a Udine, si percepisce fra i tifosi, nei giocatori e nello staff. Ora la paura si trasformi in cattiveria agonistica, senza cadere nel nervosismo, alla ricerca di una identità persa nuovamente in questo pazzo anno bianconero.

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