Genoa-Udinese/ Il dogma della rinuncia

- Giovanni Bellina

Genoa-Udinese 3-3: un’altra mezza delusione per i bianconeri che a Marassi giocano una bella partita, ma pagano stanchezza e mentalità. L’analisi di Giovanni Bellina

Udinese_Widmer
Foto Infophoto

Poco tempo fa si diceva che il problema di quest’annata bianconera è stata proprio la mancanza di pareggi, quindi in termini teorici il punto strappato al Ferraris è ottimo. Lo ribadisce Guidolin nel post partita e a mente fredda: avendo in mente solo la salvezza, il discorso ci può anche stare. Ma a distanza di qualche giorno c’è ancora qualcosa che stride nella pura teoria, ossia il fatto che la realtà ci ha mostrato un’Udinese in vantaggio, per ben due frangenti della partita, con due gol di scarto. Che il Genoa di Gasperini non molli mai è un dato che lo contraddistingue, ma che l’Udinese di Guidolin una volta in vantaggio rinunci a giocare ormai è un dogma. Dati alla mano i bianconeri adesso segnano, l’attacco abulico è ormai cosa passata, ma dal momento in cui ci si chiude in difesa il baricentro si abbassa tremendamente e gli attaccanti, anzi l’attaccante (altro dogma intoccabile del Mister), rimane isolato davanti concedendo metri e superiorità numerica agli avversari.

Comincia bene la partita friulana, concede occasioni ma risponde colpo su colpo, quello che si intravede da subito è un difesa concentrata ma probabilmente un pò stanca dopo l’impegno in coppa Italia, qualche errore di troppo in fase di impostazione, dialogo sterile con il centrocampo sono i sintomi. Dopo il doppio vantaggio (Basta-Fernandes) la gara sembra finita già nel primo tempo. Ci pensa Konatè, fino a quel momento fischiato dai suoi tifosi, sfuggito a Domizzi e Danilo, con un colpo di testa a riaprire la partita.

La ripresa però dice ancora bene ai friulani che ottengono un rigore piuttosto ingenuo causato da Burdisso, contestato da Gasperini, ma sacrosanto per come Widmer allargando le braccia abbia mostrato il palese disinteresse per l’azione del difensore argentino, che trascina a terra il giocatore friulano.

Gol di Muriel nuovo vantaggio di due lunghezze. La reazione rossoblu non si fa aspettare e la pressione aumenta. I friulani inizialmente reggono l’urto e hanno qualche occasione per trovare il quarto gol, poi Muriel inizia la sua partita in solitaria con centrocampo e difesa troppo arretrati. Il secondo gol del Genoa è inevitabile, con una difesa troppo aperta Gilardino trova il corridoio vincente. Ingresso di Allan (per Fernandes) l’attacco bianconero rimane sulle spalle di un solo giocatore, il pubblico di casa ci crede e spinge. Guidolin invece mostra il fianco ripetutamente e ritarda i cambi (Di Natale per Muriel). Terzo gol del Genoa molto fortunoso ma obiettivamente meritato su rimpallo da calcio d’angolo. Più che amarezza c’è un pizzico di rabbia per un finale scontato e già visto tante volte quest’anno.

Aggiungiamo al pareggio le dichiarazioni post partita di Guidolin e il quadro per un pomeriggio di amarezza è compiuto. Fondamentalmente il concetto già ribadito dal mister a Firenze in settimana è relativo al grande supporto che i tifosi avversari hanno dato alla loro squadra diventando concretamente il famoso dodicesimo uomo in campo. Ha fatto storcere il naso però…

L’aggettivo “meravigliosa” usato per una tifoseria che pochi anni fa si é macchiata (una delle sue frange più violenti evidentemente, non tutta la tifoseria) di una delle pagine più brutte del nostro calcio con la famosa “consegna delle maglie” ai danni dei calciatori, rei di aver vissuto una pessima stagione.

Fin qui sembrerebbe un gaffe di poco conto se non fosse che il mister bianconero, che è sempre stato coccolato dai suoi supporters per la sua friulanità vista la vicinanza culturale e territoriale (Guidolin è nativo di Castelfranco Veneto), ha sottolineato molte volte in questi ultimi due anni la lontananza alla squadra percepita allo Stadio Friuli. Ha più volte attaccato la tifoseria per i fischi e rimbrotti che arrivano dalla tribuna oltre che aver riportato costantemente sulla terra i sogni del tifoso riducendo il valore sportivo al valore economico, e quindi evitando il confronto con le altre squadre. I tifosi hanno accettato questo discorso il primo anno, e si arrivò quarti, lo accettarono anche il secondo anno e si arrivò sul gradino più basso del podio, il terzo anno cominciarono a storcere il naso e si arrivò quinti, nell’anno in cui anche la società non smantella la squadra il tifoso non ci sta’ più al ridimensionamento e comincia a fischiare nel momento in cui il gioco espresso è palesemente di categoria inferiore.

Guidolin è già nella storia dell’Udinese, sicuramente bisogna trarre insegnamenti anche dalle sue provocazioni, ma dovrebbe anche interrogarsi il mister su quanto va dicendo, polemizzando a distanza con la presunta mancanza di sostegno dei suoi tifosi (presenti tra l’altro sia a Genova sia a Firenze in un discreto numero). C’è da dire probabilmente che il tecnico si è inserito in un discorso più ampio di incomprensioni fra la famiglia Pozzo e il popolo Udinese, dove l’abilità indubbia della società guidata da padre e figlio si é scontrata in questi ultimi anni con il desiderio dei tifosi di provare a vincere qualcosa piuttosto che monetizzare per proseguire nella ricerca di nuovi talenti. Si dice “fra moglie e marito non mettere il dito”, probabilmente Guidolin è incorso in questo incidente. Ora tutto verrà dimenticato negli anni, ma il presente dice di una affezione che si sta purtroppo spegnendo lentamente. Mi auguro che i rapporti si rasserenino e che mai e poi mai si raggiunga livello più basso della semplice incomprensione di vedute, ma soprattuto quello che si augurano tutti è di raggiungere la famosa vetta dei 40 punti. Traguardo che significherà, mi sbilancio, spensieratezza e gioco ad alti livelli come negli anni scorsi. Siamo a -13, prossimo appuntamento l’Atalanta in casa.

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