Torino-Udinese/ La peggiore partita dell’anno spalanca dubbi sul futuro

- Giovanni Bellina

Torino Udinese: GIOVANNI BELLINA commenta la sconfitta dello stadio Olimpico, probabilmente la peggiore partita dei friulani in questa stagione. Il futuro è ora sempre più nebuloso

Guidolin_triste
Foto Infophoto

Mai così male, mai così senza motivazioni, senza idee, senza voglia. La stagione numero quattro di Guidolin sta per concludersi nel peggiore dei modi, a testa bassa. Alla faccia della salvezza raggiunta, obiettivo stagionale dichiarato ogni inizio anno, e alla faccia delle cessioni illustri che vedremo anche in questa finestra di mercato. Guidolin propone ancora la difesa a 3 con due trequartisti a supporto di Muriel, ma lo spirito non cambia, squadra spaventata, chiusa in difesa e mai in grado di preoccupare l’avversario sulle ripartenze. Non ci sono scusanti, non le cercano i calciatori a fine partita, e non le cerca nemmeno Guidolin che cerca le energie per arrivare a fine campionato in una cornice spettrale che è Udine. La piazza razionalmente non può non essere grata al tecnico, ma emotivamente fatica ormai da molti mesi ad accettare la sua disarmante onestà. E qui sta il controsenso che ha incrinato il rapporto fra pubblico e allenatore, era onesto quando parlava di 40 punti o era strategia preventiva? In passato si era parlato perfino di scaramanzia. A mio modo di vedere Guidolin sa cosa vuol dire ripartire ogni anno con una formazione rimaneggiata come succede ad Udine da vent’anni ormai, e proprio perché lo sa mi vien da domandarmi perché quest’estate è voluto ripartire da zero nonostante i giocatori fossero gli stessi della cavalcata finale e degli otto successi consecutivi? Ho già affrontato l’analisi del modulo e dell’interpretazione degli stessi da parte dei giocatori in molte occasioni e contro il Torino, paradossalmente, Guidolin ha schierato modulo e giocatori dell’anno scorso, si è rivisto Zielinski per esempio e i due trequartisti avevano il compito di legare i reparti. Ha dimostrato anche però quanto sono importanti le motivazioni per i giocatori del giorno d’oggi, atleti costruiti su strategie commerciali ben precise. Se lo scopo è quello di apparire sul palcoscenico della fama sportiva sono poche le stagioni che possono dare al calcio. Basti guardare quanto durano le cosiddette promesse, la loro esplosione attiva un timer impietoso di lento declino prima di perdersi nella loro stessa fama e nell’incapacità di trovare nuove motivazioni per ripetersi e confermarsi su un altro palcoscenico, quello della gloria sportiva. O i giocatori si legano ad una squadra dal progetto duraturo o difficilmente trovano soddisfazione. Sono molti i nomi usciti dal cilindro di quel mago di Pozzo ad aver fallito miseramente lontano da Udine, pochi quelli che si sono confermati, chi ci guadagna giustamente è sempre la famiglia a capo della società. Quest’estate qualcosa sembrava essere scattato nella mente dei dirigenti, vendere il minimo indispensabile e provare a lasciare il segno. Qualsiasi cosa non abbia funzionato ha lasciato sicuramente il segno, in una delle annate più brutte, ma non nel modo auspicato. I tifosi ringraziano le squadre con meno punti perché si sono dimostrare peggiori, onestamente parlando però ho visto ben poche squadre giocare così male come ha giocato quest’anno l’Udinese. La partita di Torino è stato l’apice dell’orrore. Gli stessi giocatori dell’anno scorso senza nessuna scossa elettrica che desse una parvenza di vitalità. Elettroencefalogramma piatto. Ma come ho detto dopo la Juve non si può parlare di guasto del macchinario, questa Udinese non si è mai accesa. Raramente ha accennato a un riscaldamento dei motori ma, dispiace dirlo, uno dei migliori allenatori della serie A, ha spesso contribuito a spegnerli con una mentalità troppo conservatrice. E sono molti quelli che hanno perso qualcosa quest’anno:

Il pubblico ha perso l’entusiasmo, la dirigenza ha perso un sacco di soldi dopo una annata come questa (certo considerando gli ingressi economici di Cuadrado, Candreva ed Isla c’è poco da piangere), le divinità pagane del calcio hanno sicuramente pianto a guardare certe partite dei bianconeri, i giocatori hanno perso un anno, i più giovani per affacciarsi ad una grande esperienza, i più vecchi per provare dopo anni di sacrifici a vincere qualcosa, Di Natale per concludere alla grande una carriera straordinaria, ma soprattutto Guidolin ha perso la fiducia di una piazza che lo ha amato ed ora rischia di perdere il posto per sua scelta o per quella dei Pozzo che non sembrano intenzionati a perseguire questo accanimento terapeutico. E’ vero della partita contro il Torino non ho commentato nulla, ma senza nessuna presunzione artistica diciamo che è un silenzio che dice molto di quello che non si è visto domenica. Quello che fa più male è venire trattati con riguardo da squadre avversarie che poi si trovano davanti un corpo esanime, una macchina senza benzina e ti scopri imbarazzato e avverti scoraggiamento e vergogna nei tuoi giocatori. Pozzo dal canto suo ha proposto un altro ritiro preventivo alla partita prima del match contro il Livorno, intanto per rimanere in tema di ricostruzione i tifosi hanno finalmente visto venir giù la Curva Nord dopo tanti mesi di sospensione dei lavori per problemi burocratici. Speriamo che fra quei gradini sia crollata anche l’immagine opaca di queste prestazioni, che i giocatori tirino fuori orgoglio e che Guidolin sia riuscito in questa settimana a guidare fuori da questo baratro i suoi giocatori almeno fino a fine campionato, e il pensiero personalmente va all’ultima di campionato, in casa contro la Sampdoria dove potremmo vedere gli ultimi sprazzi della grande avventura di Antonio Di Natale a Udine, nella speranza che sia una festa e non le ultime esalazioni di una squadra che quest’anno ha regalato ben poche emozioni.



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