Udinese-Palermo (0-1)/ Festa rovinata nel giorno dell’addio di Pinzi

- Giovanni Bellina

Udinese-Palermo 0-1, l’analisi della partita: al nuovo Stadio Friuli, per la prima volta, la squadra bianconera gioca bene e crea tante occasioni ma perde per il gol in avvio di Luca Rigoni

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Foto Infophoto

Quella di domenica è stata una partita importante per il popolo bianconero, la prima nello stadio ristrutturato poteva essere però festeggiata con più soddisfazione. La festa friulana infatti è stata rovinata all’ottavo minuto dal gol di Luca Rigoni del Palermo, gol arrivato dopo una bellissima percussione di Vazquez che riesce a saltare tre avversari. L’Udinese si presenta simile a quella vista a Torino contro la Juventus, due grosse differenze arrivano in sostituzione di Badu e Di Natale entrambi acciaccati: Merkel ha sostituito il ghanese e Zapata il capitano.

Dopo il gol avversario il pubblico presente, ed emozionato per la serata speciale allo stadio, ha avuto ancora più motivi per incitare i suoi. Le prime considerazioni da parte dei presenti sono concordi nel testimoniare una visibilità di gran lunga migliorata e un clima sportivo molto più caloroso nonostante manchi ancora la curva sud. Anche il livello di gioco è migliorato dalle ultime partite viste in casa la scorsa stagione. Purtroppo non il risultato. Il rammarico più grande rimangono sicuramente le occasioni sprecate, quelle avute nel primo tempo hanno sicuramente illuso i tifosi. Ci provano Thereau e Duvan Zapata ma l’occasione più ghiotta è per Edenilson servito a puntino da Fernandes ma fallita clamorosamente dall’esterno bianconero per la disperazione di Colantuono e del pubblico. Prese le misure l’Udinese comincia la sua opera di accerchiamento dei palermitani. La difesa si riprende dopo lo scossone iniziale e sorveglia bene l’area, il centrocampo comincia a funzionare bene sia in fase di contenimento che di riproposizione: Merkel ed Iturra, anche se non al meglio, hanno finalmente concesso qualche speranza al popolo di friulano di aver trovato una quadratura per un reparto in difficoltà da anni. Le fasce poi spingono molto bene, soprattutto quella sinistra con Adnan che non si fa pregare a salire, crossare e perfino tirare. È Bruno Fernandes il fulcro del gioco, l’assenza di Di Natale richiede che qualcuno si prenda la squadra sulle spalle. È indubbiamente il portoghese a farlo, in maniera spavalda, a tratti presuntuosa, acerba a volte, una personalità che a vent’anni non ti aspetti. Il consiglio è che può diventare un buon leader anche senza esagerare di personalismo e mettersi ancora una volta al servizio della squadra, i passaggi per i compagni o sono geniali o completamente sbagliati, frutto di un pensiero che viaggia più veloce delle gambe. Il tiro ormai lo sappiamo è una sua specialità, lo prova spesso, ma molte volte ha soluzioni migliori tra i piedi e preferisce ignorarle. Crescerà, dicevano i vecchi. Crescerà rispondono i tifosi. Il secondo tempo non cambia, anzi il Palermo si schiaccia ancora più indietro e fa di tutto per guadagnar tempo.

L’espulsione di Struna per doppia ammonizione regala ancora più spazi ai bianconeri, ma nè Thereau nè Duvan Zapata nè Totò Di Natale, subentrato nel secondo tempo insieme a Konè e all’esordiente Marquinho, riescono a infilare Sorrentino che se la cava con buone parate ed un pizzico di fortuna per l’imprecisione dei suoi avversari. Colantuono non sa più come gesticolare la sua disapprovazione per gli errori fatti. Non bastano i tentativi magici di capitan Totò, i tiracci di Konè da fuori area sono l’ultimo triste ricordo di una serata rovinata in un giorno importante. Gli aspetti positivi però, come sottolineato dal tecnico a fine gara, ci sono e devono superare l’amarezza di una sconfitta immeritata nel complesso dei novanta minuti ma che va accettata perché le occasioni sbagliate non sono frutto di ingiustizia. L’ultimo pensiero va alla finestra di calciomercato appena concluso. L’Udinese apparentemente non si è mossa, ma già la possibilità di due fasce di peso rinnovate con Edenilson e Adnan non sono poca cosa. Il centrocampo inoltre sembra rispondere meglio alle esigenze del campionato. Un saluto al ritorno di Felipe è doveroso, come è doveroso e carico di sportiva commozione il saluto definitivo al guerriero Giampiero Pinzi che ha lasciato la sua squadra storica per tornare al Chievo dove aveva già giocato per due stagioni. In bocca al lupo anche a lui.

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