Bossetti, indagine su frode processuale e depistaggio/ Salvagni: “Se accertato…”

- Giovanna Tedde

L'avvocato di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, commenta i recenti colpi di scena che hanno visto il gip di Venezia chiedere l'iscrizione del pm Letizia Ruggeri nel registro degli indagati

Massimo Bossetti Massimo Bossetti, Quarto Grado

Massimo Bossetti non ha goduto della garanzia di una adeguata difesa davanti all’accusa che lo ha condotto all’ergastolo definitivo per l’omicidio di Yara Gambirasio“. L’avvocato Claudio Salvagni, legale dell’ex muratore di Mapello, lo ha ribadito, per l’ennesima volta, ai microfoni di Iceberg in occasione della notizia secondo cui il gip di Venezia avrebbe chiesto alla Procura di procedere all’iscrizione nel registro degli indagati del pm Letizia Ruggeri, allora titolare dell’inchiesta sul caso, per le ipotesi di frode processuale e depistaggio. 

Un’esigenza di approfondimento che sarebbe scaturita dalla denuncia dei legali di Massimo Bossetti in merito alla presunta interruzione della catena del freddo nella conservazione dei reperti di Dna che ora potrebbero essere distrutti a seguito di un cambiamento di temperatura dovuto allo spostamento dal laboratorio del San Raffaele di Milano all’Ufficio Corpi di reato di Bergamo. Per Salvagni, un’indagine a carico del pm Ruggeri, anche a garanzia dello stesso, consacra una certezza: i campioni di materiale genetico che inchiodarono Bossetti al profilo di Ignoto 1 (l’assassino di Yara), e che lo stesso detenuto avrebbe chiesto a più riprese, fin dalla sua posizione di indagato, di analizzare in contraddittorio (e per la prima volta dai suoi consulenti), non sono più utilizzabili per nuovi esami. E la difesa non li ha mai visti. La condanna di Massimo Bossetti sulla base della “prova regina” del Dna avrebbe così cristallizzato, secondo l’avvocato Salvagni, un’altra certezza: l’accusa avrebbe costretto la difesa a compiere un “atto di fede” negando l’accesso ai reperti. Ma quale sarebbe il peso specifico dell’indagine per frode processuale e depistaggio nel tessuto di una eventuale revisione del processo? L’avvocato Salvagni ne ha parlato alla trasmissione di Marco Oliva, su Telelombardia, riportando anche il commento del suo assistito sulla recente evoluzione della questione.

Massimo Bossetti spera nella revisione: cosa succede adesso secondo l’avvocato Salvagni

L’avvocato Claudio Salvagni ha commentato la recente novità riguardo alla decisione del gip di Venezia che, come emerso nei giorni scorsi, avrebbe chiesto alla Procura di iscrivere nel registro degli indagati Letizia Ruggeri – il pm titolare delle indagini sulla morte di Yara Gambirasio al cui esito Massimo Bossetti è finito a processo ed è stato condannato all’ergastolo in via definitiva – con le ipotesi di frode processuale e depistaggio relativamente alla questione della conservazione dei campioni di Dna. “Io sono un garantista, anche in questa occasione – ha dichiarato il legale di Bossetti a Iceberg. Nel caso venisse accertata una frode processuale, questo inciderebbe sicuramente sul processo principale in quanto esiste una norma del codice che prevede il caso di revisione specifico e quindi, nell’ipotesi, noi lo utilizzeremo”.

L’avvocato Claudio Salvagni ha sentito Massimo Bossetti dopo il colpo di scena sulla posizione del pm Ruggeri, e ha spiegato qual è stata la reazione del suo assistito: “Massimo Bossetti ha un risentimento particolare, passatemi il termine, perché lui dice ‘io non mi sono mai potuto difendere realmente in questa vicenda, ho chiesto una cosa banale (l’esame sul Dna in contraddittorio, ndr) che dappertutto sarebbe stata concessa tranne da noi’. Ha avuto una opposizione ferrea da parte del pubblico ministero e quindi non può che essere contento di questa cosa. Questa cosa può riaprire il caso assieme ad altre cose che abbiamo sul tavolo“.

Salvagni sul caso Bossetti: “La distruzione dei reperti è un illecito penale”

Salvagni ha sottolineato inoltre come “la distruzione dei reperti è un illecito penale“. Il gip avrebbe confermato che sono stati distrutti, come lo stesso avvocato, in un post su Facebook per spiegare cosa sta succedendo in questa precisa fase, aveva già descritto: “Il gip dà atto che i reperti sono distrutti e che tale distruzione (non autorizzata da un giudice) è un reato. Diversamente, avrebbe archiviato, semplicemente perché il fatto non costituisce reato, senza mandare gli atti al pm per la prosecuzione delle indagini“.

Il legale di Bossetti ha approfondito un’altra nota chiave della questione relativa alla conservazione dei reperti dell’omicidio di Yara Gambirasio: “L’art. 262, quarto comma, c.p.p. dispone che dopo la sentenza passata in giudicato le cose in sequestro sono restituite o confiscate (non distrutte!). La distruzione può avvenire solo dopo la confisca (art. 86 disposizioni di attuazione). Nel nostro caso dobbiamo ricordare che la confisca è del 15 gennaio 2020 mentre la “distruzione” è del 2 dicembre 2019. (…) La difesa – ha precisato ancora l’avvocato di Massimo Bossetti – era autorizzata all’analisi dei reperti. Autorizzazione del 27 novembre 2019, quindi prima della distruzione, e di tale autorizzazione erano notiziati ufficialmente (notifica avvenuta il 30 novembre 2019 quindi prima dell’avvenuta distruzione) sia la Procura della Repubblica che l’Ufficio Corpi di reato“. Quale effetto sul processo Bossetti? Per Salvagni non c’è dubbio e, se fosse confermata, una frode processuale inciderebbe eccome: “L’art. 630, lett. d) c.p.p. disciplina la revisione nel caso particolare proprio della frode processuale. Dimostrata la frode processuale (e questo lo sta accertando la Procura di Venezia con il rinvio degli atti da parte del gip) ecco che, almeno per questa particolare fattispecie potrà essere attivato l’istituto revisionale“.





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