Bossetti, l’avvocato: “Perché ostacoli su reperti Yara?”/ “Ci nascondono qualcosa…”

- Andrea Murgia

Secondo l’avvocato di Massimo Bossetti viene negata la revisione di elementi utili al processo per l’omicidio di Yara Gambirasio: “Penso siano state conservate malamente”

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Massimo Bossetti

L’avvocato di Massimo Bossetti va all’attacco. Sul caso legato all’omicidio di Yara Gambirasio, Claudio Salvagni dice: “Siamo autorizzati a poter fare le nostre analisi sui reperti, ma troviamo sempre degli ostacoli che ce lo impediscono… La Suprema Corte ci ha dato sempre ragione – commenta al settimanale Oggi, in edicola da domani – ma se un provvedimento definitivo può essere disatteso, lo Stato di diritto va a farsi benedire”.

Commentando le motivazioni della Corte di Cassazione favorevoli al suo assistito che chiede di riesaminare i reperti di Yara Gambirasio e i campioni di Dna, Claudio Salvagni aggiunge: “Il mio timore – aggiunge Salvagni – è che i reperti siano stati conservati malamente, tanto da rendere impossibili ulteriori analisi. Se non ci fosse niente da nascondere nessuno avrebbe timore di sottoporre a nuove analisi i reperti, perché i risultati confermerebbero quelli che hanno portato al giudizio di colpevolezza del mio cliente. Evidentemente non è così”.

Massimo Bossetti, la moglie ha nominato un pool per trovare nuovi elementi

Sui reperti di Yara Gambirasio l’avvocato di Massimo Bossetti pensa che qualcuno stia nascondendo qualcosa. La Corte di Assise di Bergamo aveva detto no all’accesso dei reperti, mentre i membri del pool nominato dalla moglie Marita Comi sono certi che ci siano elementi utili per un’eventuale revisione del processo. I consulenti sarebbero entrati in possesso anche di uno scatolone.

Recentemente Bossetti, dal carcere e tramite il suo avvocato, si era detto innocente oltre che disperato. “Noi legali continueremo a batterci senza sosta utilizzando gli strumenti del diritto che ci vengono concessi”, ha detto Claudio Salvagni. A suo dire, “c’è un uomo condannato all’ergastolo senza che sia mai stata verificata al 100 per cento quella prova di condanna”.



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