Brusaferro/ “La mia fede? Non la nascondo, dopo il covid ho ricevuto una ‘chiamata’”

- Davide Giancristofaro Alberti

Bell’intervista rilasciata dal numero uno dell’Iss, Silvio Brusaferro, ai microfoni del quotidiano L’Avvenire: ecco che cosa ha dichiarato

Brusaferro terza dose operatori sanitari
Silvio Brusaferro, Presidente Iss (LaPresse, 2021)

E’ tutt’altro che conclusa la guerra contro il covid, parola di Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico-scientifico, nonché numero uno dell’Iss, l’istituto superiore di sanità: “Siamo in una fase delicata – racconta ai microfoni de L’Avvenire – con la crescita continua delle persone che si vaccinano, più marcata nelle fasce giovani, e allo stesso tempo con una parte significativa degli italiani ancora senza protezione (soprattutto una quota importante di chi è sopra i 60). Bisogna aumentare il numero di chi si vaccina, giovani e adulti, e intanto mantenere prudenza e rispetto verso gli altri nei comportamenti”. All’orizzonte si sta quindi profilando la situazione dell’endemia, ovvero: “La presenza del virus ma con un impatto limitato in termini di impegno dei servizi sanitari e di morti. È una situazione che si punta a consolidare col crescere della popolazione immunizzata, mentre si monitora la circolazione cercando di mantenerla sotto controllo”.

Molti restano comunque quelli che sono ancora incerti sul vaccinarsi o meno, e a queste persone Brusaferro si rivolge così: “Le inviterei a rivolgersi al proprio medico e alle istituzioni sanitarie per esternare le perplessità e poterle superare. Disponiamo ormai di una letteratura scientifica che si arricchisce ogni giorno e che mostra come la vaccinazione dispensata in centinaia di milioni di dosi può cambiare il corso di una pandemia, un vero miracolo. Sappiamo che nel 90% dei casi le persone ricoverate per Covid non erano vaccinate o non avevano completato il ciclo. Aggiungo che, dati alla mano, gli effetti collaterali sono inferiori a quelli di moltissimi farmaci di uso quotidiano”. Un messaggio anche ai no vax, che secondo il presidente dell’Iss dovrebbero “riscoprire il metodo scientifico, che ci ha permesso di avere una vita media molto lunga. Nella storia umana i vaccini hanno avuto un ruolo fondamentale: negli anni 50 la poliomielite non ancora adeguatamente contrastata con il vaccino ha lasciato spesso segni indelebili in chi ne è stato colpito”. Secondo Brusaferro sarebbe necessario anche vaccinare i più giovani in vista dell’inizio dell’anno scolastico: “Le agenzie regolatorie rendono disponibili vaccini a valle di studi scientifici che ne documentano sicurezza ed efficacia. Possiamo star certi che, anche per la grande attenzione globale verso questo tema, la verifica di ogni possibile effetto collaterale è estremamente dettagliata e affidabile”.

BRUSAFERRO: “LA TERZA DOSE PER I FRAGILI”

Sulla terza dose Brusaferro aggiunge: “Se verrà ritenuta necessaria, non è in alternativa allo sforzo per immunizzare tutto il mondo ma deve procedere in parallelo. Chi ha il sistema immunitario più fragile necessita invece di uno stimolo ulteriore per ottenere la copertura”. Ma dopo la pandemia cosa accadrà? “Questa crisi ha impresso all’Italia una spinta enorme all’uso delle nuove tecnologie, con risvolti positivi anche sulla tutela della salute. Resterà anche la consapevolezza che siamo interdipendenti, che i nostri comportamenti sono determinanti per la salute e influiscono sul benessere altrui. C’è poi l’evidenza che il rispetto diffuso delle regole ci permette di conseguire risultati impensabili. Infine, abbiamo tutti compreso l’importanza della ricerca scientifica, che ci permette di fronteggiare anche minacce formidabili”.

Il numero uno dell’Iss si dice soddisfatto dall’esperienza di lavoro nella struttura anti covid: “Esperienza molto positiva. Questa vicenda insegna a lavorare in squadra: insieme si superano ostacoli davvero complessi. Nel Paese c’è un gran numero di persone molto competenti, che magari non appaiono ma svolgono un lavoro quotidiano di altissima qualità. Io credo nella fede? Non amo sbandierarla, ma neppure la nascondo. Credo che ognuno di noi nella propria vita sia chiamato a svolgere ruoli, anche impegnativi e talora del tutto impensabili, per i quali cerchiamo di essere pronti e adeguati. È quello che è successo a me: una chiamata. Un secondo concetto chiave sono i propri talenti, tanti o pochi: sappiamo di dover mettere ogni sforzo per farli fruttare al meglio, nel mio caso far sì, tra l’altro, che il metodo scientifico supporti le decisioni necessarie. Infine, l’attenzione agli altri: siamo inseriti in una comunità, un valore che dev’essere sempre presente”.

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