CINEMA/ La Mummia: La tomba dell’Imperatore Dragone, un boom di effetti speciali

- Beppe Musicco

Se il nuovo film mostra sicuramente molte cose buone e visivamente sorprendenti, tutte sommate insieme non bastano a replicare il fascino del primo film della serie. GUARDA IL TRAILER

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La Mummia: La tomba dell’Imperatore Dragone è il titolo più lungo del trio delle moderne “Mummie” come pure la versione più elaborata e fitta di effetti speciali. Non necessariamente però la migliore, e se il nuovo film mostra sicuramente molte cose buone e visivamente sorprendenti, tutte sommate insieme non bastano a replicare il fascino del primo film della serie.

 

Non che i primi due fossero film d’autore, questo no, ma la regia di Stephen Sommers (che qui ritorna come produttore), dava un senso di divertimento spontaneo che questo titolo, pur sforzandosi, non riesce a raggiungere. E non è solo una questione di sceneggiatura, le difficoltà si vedono anche nella scelta degli attori: Brendan Fraser che ritorna per la terza volta nel ruolo dell’intrepido archeologo Rick O’Donnel appare poco spontaneo, non addentro al suo ruolo, ben lontano dalla ruspante partecipazione degli esordi. Maria Bello che sostituisce Rachel Weisz nel ruolo di Evelyn, sua moglie, è artefatta e manca assolutamente dello charme di chi l’ha preceduta. E di Luke Ford, l’attore australiano che interpreta il figlio della coppia non c’è assolutamente niente da ricordare.

Con queste poco felci premesse, è una piacevole sorpresa come invece ne esca bene il trio di attori cinesi: Jet Li, nel suo ruolo fiero e spietatissimo di Imperatore della Cina; Isabella Leong, come la giovane che cattura l’amore del giovane O’Donnel, ma soprattutto Michelle Yeoh, che irraggia in tutta la sua interpretazione una straordinaria personalità e cattura l’attenzione dello spettatore proprio come una maga incantatrice dovrebbe fare.

Forse proprio il prologo, ambientato nel 50 a.C. e interpretato solo da attori cinesi, è la cosa più notevole di tutto il film. Modellato sulla vita dell’Imperatore Quin Shi Huang che lasciò a suo perpetuo ricordo un esercito di guerrieri di terra cotta, mostra nel dettaglio la rivalità tra lui e la maga e la maledizione che lo imprigiona in una statua per aver preteso l’immortalità senza rispettare però i patti. Un inizio che però stride acutamente con il seguito, nel quale ci viene mostrato O’Donnel ritiratosi nella campagna inglese, dopo aver abbandonato le sfide dello spionaggio. Annoiato e anche un po’ rimbambito, non si accorge che il figlio, invece di esser al college, è in Cina a scavare avventatamente la tomba dell’Imperatore, coi tremendi risultati che ne conseguiranno. Naturalmente anche i genitori ne saranno coinvolti, e le forze dell’aldilà si scateneranno contro di loro.

Comunque, anche grazie alle somme enormi di denaro che sono state spese per assicurare gli impressionanti effetti speciali del film (a un certo punto compaiono anche gli Yeti, ma di più non diremo), quello che colpisce maggiormente lo spettatore è l’impressione di spettacolarità del film. E se è quello che uno cerca, non potrà che ritenersi appagato.

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