ET MONDANA ORDINARE/ La saggezza del Medioevo rivive al cinema

- Beppe Musicco

Tre donne medioevali lasciano tutto quello che hanno in eredità a chi più hanno amato in vita. Il gesto riflette il desiderio di «donare perché qualcun altro continui la propria opera» e  di «rendere consapevoli», e magari fare la felicità, di qualcuno dopo di loro

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Anche i luoghi più conosciuti e frequentati di una delle nostre tante e antiche città possono nascondere una storia, un legame con persone e fatti, capaci di sorprenderci anche dopo che è trascorso così tanto tempo. Volti che spuntano dal passato per raccontarci la loro storia, la loro vita, e illuminarci sul perché e il come di tanti gesti che diamo spesso per scontato.

Quello di cui parliamo è un piccolo film di 38 minuti, dal titolo latino, Et mondana ordinare, formula classica usata nei testamenti che introduceva l’assegnazione dei beni agli eredi, stabilita proprio per “mettere ordine” prima della dipartita dal mondo.

Il film è opera di Daniela Persico, giovane giornalista e regista bergamasca, che è partita dagli studi della conterranea Maddalena Vicini su alcuni testamenti femminili del XIII e XIV secolo. Tre donne lasciano i loro beni a coloro che amano: la prima lascia terreni e campi equamente divisi tra i due uomini cui ha voluto bene in vita, la seconda lascia i suoi beni alla Confraternita della Misericordia che assiste e istruisce le giovani senza mezzi, la terza a un monastero di clausura per il restauro della tomba del patrono della città, S. Alessandro.

L’idea di accostare gli antichi testi, (recitati con intensità e ammirevole immedesimazione da tre giovani interpreti, Sara Masotta, Laura Pizzirani, Angela Dematté) alle immagini di quegli stessi luoghi ora, crea una sospensione del tempo e uno stupore che lentamente fanno penetrare e comprendere le motivazioni di quei gesti e di quelle disposizioni.

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Al tempo stesso, le riprese di quegli stessi luoghi indicati nei lasciti e visti come sono ora, frequentati dai nostri contemporanei, lascia intuire un vincolo profondo e sempre presente, anche nel contrasto delle mutate destinazioni d’uso (il chiostro divenuto bar all’aperto, la chiesa sconsacrata ora palestra, le sale del monastero che adesso ospitano il laboratorio per il restauro delle opere antiche).

 

Le parole delle tre autrici, ultime, definitive, suggello di una vita che si appresta a essere “restituita”, rispecchiano il desiderio umano di riprodurre l’ordine del creato anche nella propria esistenza, di donare perché qualcun altro continui la propria opera, di rendere consapevoli, e magari fare la felicità, di qualcuno dopo di loro.

 

Et mondana ordinare è un film realizzato con pochi mezzi, le cui soluzioni visive sono ridotte all’essenziale e il cui testo, in un italiano antico e musicale, potrà richiedere un piccolo sforzo di comprensione. Se però a vincere sarà la curiosità, se si starà al gioco lasciando che queste immagini così diverse da quelle che siamo abituati a vedere dispieghino la forza del loro significato, se ci sarà quella apertura e quella disponibilità all’ascolto che questo film, magari più di altri, richiede, allora, ne siamo convinti, molti di noi si stupiranno per l’efficacia con cui il cinema, anche quello così povero di mezzi, può avvincere lo spettatore, sostenere una riflessione, stabilire un legame.
 







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