DRAQUILA/ La Guzzanti si ispira a Moore per un film che sembra un servizio de Le iene

- Beppe Musicco

Il nuovo film di Sabina Guzzanti è piaciuto molto ai selezionatori del Festival di Cannes, ma non al ministro Bondi. Ce ne parla BEPPE MUSICCO

Draquila_GuzzantiR375 Foto Ansa

Cronistoria: Sabina Guzzanti realizza Draquila, un documentario inchiesta sull’interevento statale dopo il terremoto in Abruzzo, girandolo direttamente nelle zone devastate. Come è sua abitudine, la figlia dell’On. Paolo Guzzanti ci va giù pesante nelle critiche al Governo, alle alte cariche dello Stato, al Presidente del Consiglio (che pronuncia sempre, alla dialettale, “Berlushconi”) e all’opposizione.

 

Ai selezionatori del Festival di Cannes il film è molto piaciuto, tanto che è stato invitato nella selezione ufficiale. Il responsabile italiano della Cultura, il Ministro Bondi, che ne ha visto solo alcuni estratti, si è sentito offeso; ha dichiarato che il film oltraggia l’Italia e che lui non sarebbe andato a Cannes a presenziare.

La polemica, ovviamente, ha avuto l’immediato risultato di far finire la regista su tutti i mezzi di comunicazione in Italia e all’estero, con una campagna pubblicitaria gratuita altrimenti impensabile (gli altri film della Guzzanti non sono stati certo un successo). Un atteggiamento inspiegabile per gli organizzatori e per tutti gli altri partecipanti al Festival, che non si scandalizzano certo per quel che i film dicono o mostrano.

Tanto per fare un esempio: il Festival quest’anno ha aperto in pompa magna con Robin Hood di Ridley Scott, un film che dipinge tutti i francesi medievali come infingardi, traditori, imbelli e vigliacchi, dal Re in giù. I francesi, come sempre, non hanno neanche alzato un sopracciglio e hanno applaudito l’ospite.

D’altra parte l’atteggiamento del ministro Bondi è ben lontano anche da quello dei suoi illustri predecessori: Giulio Andreotti, di fronte alle pellicole neorealiste che mostravano la povertà dell’Italia del dopoguerra, ammoniva sì che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma non ha mai fatto mancare il sostegno (anche materiale) al cinema italiano e le sue immagini in smoking sono ancora esibite con orgoglio nei festival cui fedelmente partecipava.

Per quel che riguarda il film, come dicevamo, la Guzzanti non fa sconti a nessuno, criticando pesantemente l’intervento dei militari nella gestione dei campi per i terremotati, gli sgomberi forzati, i trasferimenti negli alberghi del litorale adriatico, i modelli delle case prefabbricate e così via.

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Ma il principale oggetto del film è la gestione della Protezione Civile e il progressivo allargarsi delle sue aree di intervento: nata per rispondere alle emergenze e alle catastrofi naturali, la Protezione Civile agisce in deroga alle leggi e ai regolamenti (come è lecito aspettarsi in questi casi), ma col passare degli anni e grazie una serie di poco conosciuti decreti, si è vista attribuire anche la gestione dei Grandi Eventi (dall’organizzazione dei vertici internazionali come il G8 ai viaggi italiani del Papa) e, nel caso del terremoto in Abruzzo, anche la costruzione dei nuovi insediamenti abitativi, a totale discapito della sistemazione degli edifici lesionati.

 

In questa totale autonomia (la Protezione Civile risponde solo alla Presidenza del Consiglio), la Guzzanti vede (oltre agli scandali sulla ricostruzione documentati dalle agghiaccianti intercettazioni) uno strisciante inizio dittatoriale, la prova generale della manovrabilità totale degli italiani, che avviene nell’acquiescenza di tutti (chi osa criticare i soccorsi?), non esclusa l’opposizione, raffigurata emblematicamente nel film con la tenda/sede del Pd all’Aquila, sempre desolatamente vuota.

 

Interrogativi inquietanti e legittimi, specie quando posti dagli abitanti dell’Aquila, e che meriterebbero approfondimenti, discussioni e anche le riposte di chi conta, invece di assenze più o meno sdegnate. Ma la Guzzanti, il cui riferimento è evidentemente Michael Moore, cerca di trasformare quella che potrebbe essere un’interessantissima inchiesta alla “Report” della Gabanelli, in un show di cui essere mattatrice, mettendoci dentro di tutto, dai lapsus di Berlusconi alle presunte confidenze di Ciancimino, le caricature, gli effetti sonori e lei stessa che cerca di convincere le vecchiette.

 

Così, alla fine, Draquila, più che un film, sembra un lungo servizio de “Le iene”, e neanche girato tanto bene. Ma, ammettiamolo, le inquietudini restano.

 

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Trailer fornito da Filmtrailer.com





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