Buste paga, più costi per datori di lavoro/ Non per stipendi alti a dipendenti: Inps…

- Chiara Ferrara

Buste paga, da gennaio 2023 più costi per i datori di lavoro: non dipende dagli stipendi più alti dei dipendenti, ma dai contributi da versare

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Le buste paga da gennaio 2023 presentano più costi per i datori di lavoro, ma il motivo non sta nell’aumento degli stipendi per i dipendenti. Anzi, anche questi ultimi in parte accuseranno questo cambiamento. A diventare maggiormente oneroso, come riportato da Money, è infatti il meccanismo di attribuzione dei cedolini, che vede la crescita di alcune voci che gravano per due terzi sui datori di lavoro e per un terzo sugli stessi dipendenti.

In primis a subire delle variazioni dall’inizio del nuovo anno sono state le regole sulle aliquote contributive previste per i datori di lavoro nei confronti del Fis, ovvero il Fondo d’Integrazione Salariale dell’Inps. Esso, introdotto nel 2016, fino a dicembre scorso riguardava esclusivamente i datori di lavoro – anche non organizzati in forma d’impresa – con almeno cinque dipendenti. Adesso, invece, riguarda i datori di lavoro che non appartengano né alla cassa integrazione guadagni ordinaria né a quella straordinaria ed il numero minimo è stato ridotto a uno.

Buste paga, più costi per datori di lavoro: le aliquote del Fis

I due terzi delle aliquote da versare al Fis gravano sui datori di lavoro, che dati gli aumenti nelle percentuali avranno più costi nelle buste paga. A risentirne, in minima parte, saranno anche i dipendenti, che devono farsi carico della parte restante.

A tal proposito, il confronto tra le percentuali dell’anno precedente e quello attuale vedono un innalzamento per i datori di lavoro che nell’ultimo semestre hanno occupato mediamente fino a 5 dipendenti dallo 0,15% allo 0,50%; per i datori di lavoro che nell’ultimo semestre hanno occupato mediamente più di 5 e meno di 15 dipendenti dallo 0,55% allo 0,80%; per i datori di lavoro che nell’ultimo semestre hanno occupato mediamente più di 15 dipendenti dallo 0,69% allo 0,80%; per le imprese quali attività commerciali, comprese quelle della logistica e agenzie di viaggio e turismo, inclusi gli operatori turistici che, nell’ultimo semestre, hanno impiegato in media più di 50 dipendenti dallo 0,24% allo 0,80%. Nel caso in cui l’assegno di integrazione salariale sia effettivamente erogato, inoltre, sarà necessario aggiungere un’addizionale del 4%.







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