Tania Di Mario/ La pallanuoto, le Olimpiadi da Atene a Rio 2016, la mia vita fra Catania e Roma: la campionessa si racconta (esclusiva)

- int. Tania Di Mario

Tania Di Mario: la campionessa si racconta. La pallanuoto, le Olimpiadi da Atene a Rio 2016, la mia vita fra Catania e Roma e i progetti dopo il ritiro (esclusiva)

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Tania Di Mario (LaPresse)
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E’ uno dei simboli dello sport femminile italiano: Tania Di Mario, 37 anni di Roma, è il simbolo della pallanuoto femminile in Italia, protagonista alle Olimpiadi fin dall’oro ad Atene 2004 e fino all’argento di Rio 2016, una splendida avventura fino alla finale persa poi con gli Stati Uniti. Da ricordare soprattutto una semifinale stupenda vinta con la Russia anche grazie a un suo gol fantastico. Il Setterosa agli onori della cronaca, come nel 2004 quando l’oro olimpico coronò un ciclo fantastico che a Rio abbiamo rinverdito tornando sul podio. Una carriera eccezionale divisa tra nazionale e club, quell’Orizzonte Catania dove ha ottenuto dodici scudetti e sei Champions League. Ora Tania ha annunciato il suo ritiro e farà la dirigente all’Orizzonte. Ci ha raccontato la sua vicenda sportiva, ecco dunque Tania Di Mario in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

La medaglia d’argento a Rio è stata l’ultima impresa di una carriera eccezionale… Sì, devo ammetterlo: è stato fantastico. Avevo deciso, al di là di come fosse andata a Rio, di chiudere con la pallanuoto agonistica. Chiudere la mia carriera così però è stata la cosa migliore, veramente stupenda, non poteva andare meglio!

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Qual è stato il segreto di questo argento? Penso che questa medaglia d’argento sia nata già prima di Rio. Tutto il lavoro che abbiamo fatto in precedenza ha portato a questo risultato, il cui merito non è solo delle giocatrici titolari ma di tutto il gruppo e di tutto lo staff, allenatore, vice allenatore, preparatore atletico. Tutti, proprio tutti, hanno contribuito a questo successo.

Una grande semifinale con la Russia, poi una finale difficile con gli Stati Uniti, c’è qualche rimpianto? Con la Russia abbiamo fatto una partita proprio bella, abbiamo giocato molto bene, gli Stati Uniti invece troppo erano forti. Nella mia carriera ho sempre pensato che non ci fosse nessuna squadra impossibile da battere prima di scendere in acqua, ma stavolta forse potevamo fare meglio, c’è stato qualche errore, ma alla fine gli Stati Uniti avrebbero vinto lo stesso.

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In semifinale con la Russia hai fatto un gol stupendo, l’avevi pensato in allenamento? No. In allenamento si prova, si riprova, però questo gol è venuto così. E’ stato fantastico, è venuto fuori qualcosa di eccezionale. Io stessa quasi non mi sono reso conta di aver fatto un’azione così bella.

Anche questa volta Tania Di Mario è stata la trascinatrice… Ero la giocatrice che aveva più esperienza, avevo una responsabilità. Anche le altre giocatrici del resto mi hanno trascinato.

Come faranno senza di te? Non c’è problema, è un gruppo giovane che ci darà ancora tante soddisfazioni.

Come vi siete preparati a questo appuntamento? Abbiamo affrontato queste Olimpiadi col sorriso, con la serenità ideale. C’è stata la preparazione fisica, quella tecnica, ci sono stati l’apporto dello psicologo e i consigli del nostro allenatore. Eravamo cariche al punto giusto per far bene, il gruppo era cresciuto negli ultimi anni e dopo il settimo posto alle Olimpiadi di Londra volevamo provare a ottenere un risultato di rilievo.

Cosa ricordi invece dell’oro ad Atene 2004? Atene fu la mia prima Olimpiade, qualcosa di speciale. Ho partecipato a quattro edizioni dei Giochi ma di quelle Olimpiadi ricordo proprio tutto, soprattutto il successo in finale contro la Grecia, ottenuta contro tutta una nazione e quindi ancora più bella. Ricordo anche le stanze al villaggio olimpico, tanti particolari di Atene 2004.

Ci puoi parlare della tua carriera? Devo solo ringraziare per la carriera che ho avuto: tanti successi, niente infortuni, essere riuscita ad essere integra fisicamente fino a 37 anni. Sono veramente felice di tutto quello che ho fatto.

Carriera che si è legata con l’Orizzonte Catania con cui hai vinto 12 scudetti e 6 Champions Cup. Cosa vuol dire per te questa squadra? Praticamente l’Orizzonte Catania mi ha consentito di diventare una grande giocatrice di pallanuoto. Infatti sono nata a Roma e ho iniziato a giocare nella Roma Vis Nova dal 1994 al 1997, poi ho giocato solo all’Orizzonte Catania fino al 2016.

Come hai iniziato a giocare a pallanuoto? Non ero riuscita da ragazza a impormi da nuotatrice, poi a 15 anni il mio primo allenatore Daniele De Santis mi ha voluto a tutti costi nella Roma Vis Nova, ha voluto che iniziassi a giocare a pallanuoto. Devo ringraziare lui quindi se ho iniziato.

Settebello e Setterosa sono simboli del movimento sportivo italiano… Questa è una cosa che mi rende orgogliosa, vorrei solo però che la pallanuoto soprattutto femminile non fosse ricordata solo alle Olimpiadi, vorrei che questo argento servisse a dare popolarità e visibilità a uno sport bellissimo.

Quali sono i tuoi programmi dopo il ritiro? Vorrei fare la dirigente nell’Orizzonte Catania, sono infatti laureata in economia con un master in diritto in management dello sport. Vorrei poi anche fare l’allenatrice per le piccole.

Roma e Catania sono le tue città, quanto sono importanti per te? Ho il cuore diviso a metà. Roma è la mia città di nascita, Catania è quella dove vivo, dove c’è il mio compagno, dove ha avuto i miei successi nella pallanuoto. Amo tutte e due naturalmente.

Quali sono i tuoi hobby, le tue passioni? Amo leggere, mi piace cucinare. Sono più brava nella cucina romana che in quella siciliana. Gli spaghetti all’amatriciana sono un piatto che so far bene.

Hai un desiderio da realizzare? Il motivo principale per cui ho smesso è che voglio diventare madre. Magari chissà, un giorno mio figlio potrà giocare a pallanuoto, andare alle Olimpiadi. Sarebbe bello. Forse più realisticamente sarà più facile che lo faccia qualche piccola giocatrice che allenerò.

E un sogno? Mi piacerebbe far vedere che sono una valida dirigente, capace nel mio lavoro, dopo aver fatto bene nella pallanuoto agonistica. Sarebbe bello in questo senso che finalmente una donna possa diventare importante nella Federazione Nuoto. Finora nessuna è riuscita a essere presidente di questa Federazione né presidente del Coni. C’è molto pregiudizio, sembra che alle donne siano vietate ancora certe cariche. Tutto questo non è certo bello… (Franco Vittadini)

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