“POTERE NERO”/ Quei pugni alzati alle Olimpiadi del Messico ’68 che colpirono il mondo

- Paolo Vites

La storia dei tre atleti che sconvolsero con il loro gesto il mondo dello sport, sfidando convenzioni e poteri e per questo pagando un prezzo altissimo ecco chi erano

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Olimpiadi del Messico, 1968

Quando la politica entrò nello sport. Successe alle Olimpiadi di Città del Messico il 16 ottobre di 50 anni fa, il 1968. Solo in quell’anno poteva accadere un episodio del genere, l’anno del maggio francese, delle università occupate, dell’assassinio di Martin Luther King.  Una foto rimasta iconica fino a oggi, quella del podio che premiava i primi tre arrivati nei 200 metri di atletica. Due erano afroamericani, la medaglia d’oro Tommie Smith e quella di bronzo John Carlos. Unico bianco il secondo arrivato Peter Norman. Loro due statunitensi, lui australiano e in quella foto appare completamente fuori posto ma non fu così: quando seppe quello che volevano fare i due chiese loro di dargli la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights, mentre i due neri a piedi nudi a significare la povertà, una collana simbolo di ogni nero vittima di violenze alzano il pugno destro al cielo con la testa abbassata. Un gesto di ribellione, quello delle Black Panthers, il movimento per la difesa dei diritti civili dei neri che presto sarebbe passato alla lotta armata. Un gesto, il loro, di denuncia, provocazione, ribellione e appartenenza, un po’ come succede oggi con la sfida dei giocatori neri di football americani che durante l’inno nazionale che viene suonato prima di ogni partita si inginocchiano in ricordo delle vittime della repressione poliziesca, un gesto che ha fatto infuriare Donald Trump.

LO CHOC PER UN MONDO CHE STAVA CAMBIANDO

Allora nessuno si infuriò, ma tutti rimasero scioccati: che stava succedendo? Stava cambiando il mondo, ma era ancora troppo presto anche se sarebbe cambiato anche grazie al loro coraggio.I tre pagarono un prezzo altissimo: vennero cacciati dal villaggio olimpico i due neri. Uno diventò lava macchine, l’altro scaricatore di porto, subendo continue minacce di morte dalla maggioranza bianca, tanto che la moglie di Carlos si sarebbe uccisa perché terrorizzata. Furono anche espulsi dall’esercito per indegnità, mentre all’australiano venne tolta la cittadinanza. A quei tempi sfidare il potere costava caro. Loro con coraggio enorme lo fecero consapevoli di quello a cui andavano incontro. I tempi piano piano sono cambiati: nel 2005 i due neri vengono assunti come insegnanti di ginnastica all’università di San José. Per l’asutraliano una sorte peggiore: squalificato a vita dall’atletica, si adatta a fare il macellaio e non viene invitato alle Olimpiadi di Sydney del 2000. Muore nel 2006 di cuore, e Carlos e Smith volano in Australia a portare la sua bara al funerale. Una storia che rimane a monito per tutti coloro che lottano per la libertà.

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