AS ROMA/ Moggi: caro Zeman, la serie A è un’altra storia. E Totti è un “problema”… (esclusiva)

- int. Luciano Moggi

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus oggi opinionista televisivo, analizza il difficile momento della Roma valutando i problemi di Zeman e le difficoltà tecniche della squadra

Roma_esultanza La Roma vince la seconda partita consecutiva (Infophoto)

La Roma è in difficoltà. La classifica è di un realismo quasi verghiano: dieci partite, quattordici punti di cui tre a tavolino per il settimo posto, a otto punti dalla zona Champions League fissata come obiettivo iniziale. Dall’allenamento di oggi arrivano brutte notizie: Osvaldo ha infatti interrotto la seduta anzitempo per un trauma contusivo alla caviglia destra, che ne mette in dubbio la presenza nella prossima sfida contro il Palermo (domenica sera, ore 20.45). Se questo potrebbe dare una chance importante a Mattia Destro, più grave potrebbe essere l’assenza di Castan, uscito malconcio a sua volta dall’ultimo impegno di campionato (ma le sue condizioni sono meno preoccupanti). L’aria di Trigoria non è delle migliori: le ultime due sconfitte contro Udinese e Parma hanno rimesso in discussione il progetto di Zeman, che per adesso non rischia l’esonero (clicca qui per il l’analisi a riguardo della giornalista Giorgia Ferrajolo). E’ chiaro però che adesso servono i risultati prima di ogni altra cosa. Per un’analisi sui problemi della Roma ilsussidiairio.net ha interpellato in esclusiva Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus oggi opinionista televisivo. Ecco le sue impressioni:

A cosa è dovuta la crisi di risultati della Roma, che a tratti esprime un buon gioco? Il problema principale è che la Roma ha la peggior difesa del campionato, e questa è una costante propria di Zeman, senza considerare che anche l’anno scorso c’erano gravi problemi difensivi.

L’exploit di Pescara sembrava aver ridato nuova credibilità al calcio del tecnico boemo: si può già dire che la Roma ha sbagliato scelta? Col Pescara Zeman ha vinto il campionato, non ha solo divertito. Personalmente mi piaceva guardarlo giocare, però anche lì la difesa non era solidissima, perché Zeman punta sempre a fare un gol più dell’avversario. In serie B ci poteva riuscire, in A è più difficile giocare così, infatti per adesso fa spesso un gol in meno. Certo, se togliamo i tre punti col Cagliari, la classifica della Roma langue. 

Lei aveva già sottolineato come la dirigenza non avesse acquistato i giocatori giusti per Zeman: crede che la rosa vada modificata ancora molto? Non penso che la Roma debba cambiare i giocatori che ha, bisogna verificarli a fondo. La squadra non è di grande livello ma è buona, anche se a dirla tutta penso che molto, forse troppo dipenda ancora da Totti. Con lui la Roma sopravvive, senza non so che fine farebbe.

E’ d’accordo con il concetto di Zeman allenatore interessante ma non adatto a vincere?

Questo non lo so, Zeman non l’ho mai provato direttamente. Ripeto, l’anno scorso mi ha divertito, quest’anno col salto di categoria è diverso. In serie A ci sono giocatori più maturi e avversari di maggiore qualità: giocare come ha in mente Zeman può diventare un problema. Però devo dire una cosa.

Quale? Non credo che la Roma abbia riassunto Zeman per vincere il campionato, questo lo escludo a priori. Ora come ora, per il momento che sta attraversando la Roma, è un sogno irrealizzabile.

Si parla molto del ruolo di De Rossi, che ultimamente ha detto di voler giocare da regista basso, dopo una carriera da mezzala: cosa ne pensa? Da playmaker puro si corre meno (ride, ndr). Tatticamente De Rossi è un giocatore ben preparato: piazzarlo dietro, a leggere il gioco e cercare di iniziarlo, può essere un’idea giusta. In questo caso il giocatore è entrato in contrasto con l’allenatore, manifestando una sorta di ripicca perché Zeman lo vuole utilizzare in un altra posizione.

 

(Carlo Necchi)





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