Campomenosi (Lega) “In arrivo un’altra stretta Ue sui social”/ “Ora nel mirino i post sponsorizzati”

- Silvana Palazzo

Marco Campomenosi, europarlamentare Lega: "In arrivo un'altra stretta Ue sui social, ora nel mirino sono finiti i post sponsorizzati. Solo Commissione avrà mani libere..."

europa ue commissione 1 ansa1280 640x300 Bruxelles, la sede della Commissione Ue (Ansa)

I social nel mirino dell’Unione europea. A lanciare l’allarme è Marco Campomenosi, europarlamentare della Lega secondo cui, dopo il Digital services act, arriverà un’altra stretta. «La chiamo per comodità Service perché è partita in parallelo con unìaltra: il Digital market act. Il principio di base è: ciò che è vietato offline deve esserlo anche online», spiega alla Verità. Quindi, il rischio per il leghista è che venga introdotta «una censura». Campomenosi fa riferimento, ad esempio, ai cosiddetti “trusted flagger” per «decidere se un mio post sui social può starci oppure no. La cosa curiosa è che sarà la Commissione in prima persona ad agire su questi temi». Invece, in Italia c’è il sistema delle Authority.

Comunque, per contrastare le fake news, sono state individuate 19 piattaforme disciplinate dalla nuova normativa a partire da agosto, invece per le altre la normativa è in vigore da una settimana. «Di fatto oltre che alla libera informazione questa normativa pone anche un blocco in termini di mercato ai nuovi operatori con nuovi strumenti. Ci sarà poi un effetto di rimozione di contenuti leciti ma che comunque spariranno per eccesso di zelo dei gestori delle piattaforme online che, comprensibilmente, non vorranno avere rogne con la Commissione», avverte Campomenosi.

“IN ARRIVO REPORT DELICATO SU PUBBLICITA’ POLITICA”

Marco Campomenosi non esclude la bontà degli intenti. «La direttiva copyright mirava a difendere la proprietà intellettuale, ad esempio. Che però di fatto avrebbe impedito di pubblicare online il contenuto di un articolo riportato sul giornale cartaceo». Di fatto, spiega l’europarlamentare della Lega, si introduce «ancora una limitazione alla circolazione delle notizie». Nel frattempo, i media provano a resistere all’avanzata dei social, che peraltro vanno guardati con molta attenzione. Questo è il caso di TikTok. «Le autorità italiane, ad esempio, ben prima del Dsa hanno svolto un lavoro importante in materia di riconoscimento dell’età dell’utente». Il leghista ha ricordato che le società hanno sede legale a Dublino: «E chi voleva in qualche modo opporsi al blocco dei propri contenuti doveva ricorrere alle autorità giudiziarie irlandesi. Insomma, un bel caos con tanto di limitazione della libertà di informazione ma anche del business».

Campomenosi rivendica il fatto che la Lega nel luglio 2022 sia stato l’unico partito italiano che ha votato contro questa normativa. A proposito dell’allarme di una nuova stretta, Campomenosi ha segnalato che la settimana prossima in plenaria a Strasburgo verrà votato «un report molto delicato relativo alla pubblicità politica». Il tema è quello dei post sponsorizzati. «Il consumatore, nell’intento del legislatore, ha diritto di sapere da dove arrivano effettivamente i soldi con cui il post viene promosso. Non semplicemente dalle sue tasche. Ma ci sono, ad esempio, committenti che estraggono petrolio?».

“SOLO COMMISSARI UE AVRANNO MANI LIBERE…”

Fare trasparenza evitando ingerenze esterne è un obiettivo lodevole, il problema secondo Marco Campomenosi è il sistema di raccolta dati. L’altro problema è che sono «tutti vincoli da cui però sono esentati, ad esempio, i commissari della Commissione Ue che invece, con la scusa della comunicazione istituzionale, possono effettuare una vera e propria propaganda politica senza troppi vincoli o noie». L’europarlamentare della Lega alla Verità parla anche di pesca, evidenziando che nell’Ue regna la volontà di spingere gli altri Paesi ad adottare «standard di sostenibilità che però rispettiamo soltanto noi. Lei conosce bene il tema green. È una battaglia non dico persa ma complicatissima». Per quanto riguarda gli aiuti di Stato, «in Europa ci siamo dati regole restrittive che in Cina non esistono proprio. Si creano quindi distorsioni di mercato evidenti. Dal momento che Cina e Stati Uniti, a differenza nostra, si fanno i loro interessi mentre noi inseguiamo l’ortodossia dei principi».





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