SCUOLA/ A salvare questo tempo di distanza e rientro sono le domande degli alunni

- Caterina Candolo

Per quale motivo vale la pena rientrare a scuola? Per farsi porre quella domanda che costringe noi insegnanti a rivedere il già saputo

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Giovani davanti a scuola (LaPresse)

Il mio anno scolastico, come quello di tanti altri insegnanti, ha avuto inizio nel mese di agosto, quando, a seguito di tante indicazioni ministeriali, si sono individuate delle strategie che potessero favorire il ritorno a scuola in sicurezza di tutti gli alunni contemporaneamente e nella stessa classe. Nella mia scuola, come nelle altre, abbiamo tolto armadi e quant’altro dalle classi, individuato la disposizione dei banchi per garantire un corretto distanziamento, segnato percorsi e orari differenziati, organizzato l’orario interno in modo da favorire la tracciabilità di tutti i movimenti in ingresso, in uscita e durante lo svolgimento delle lezioni. Alla fine, ossia all’inizio dell’anno, c’è stato un posto adeguato per tutti.

Quest’anno scolastico, sin dall’avvio, è stato caratterizzato da un insieme di novità che, sommate a quelle dell’anno precedente, hanno cambiato in modo radicale tanti fattori dell’insegnamento. L’anno scorso siamo diventati “insegnanti online”, a volte avviliti e stanchi dietro le webcam, ma presenti e desiderosi di portare avanti il nostro lavoro in modo interessante, adeguato e dignitoso. Ormai tutti abbiamo attivato le classroom per la condivisione dei compiti e degli strumenti di approfondimento.

Abbiamo tanto desiderato di tornare in presenza e ciò è accaduto, quantomeno per la scuola primaria e la secondaria di primo grado e, almeno in parte, per le superiori. Ci siamo ritrovati in classe con i nostri bambini, senza poterci avvicinare, insegnando loro tutta una serie di pratiche igieniche necessarie per salvaguardare la salute loro e nostra. Un rapporto a distanza da vicini. Alle pratiche esteriori si è aggiunta la capacità, mai esercitata prima da parte mia, di accettare le assenze prolungate degli alunni. In tanti casi abbiamo seguito contemporaneamente alunni in presenza e alunni collegati.

Gli alunni sono arrivati in classe contenti, desiderosi di giocare, di stare insieme e hanno dovuto nuovamente esercitare la loro capacità di adattamento per poter trovare modalità attraverso cui rispondere al loro enorme desiderio di vita e di relazioni.

A settembre che confusione… regole a destra e regole a sinistra… tutte giuste ma impegnative. E poi… i contenuti. Quanti insegnanti non hanno avuto un momento di scoraggiamento per tutto quello che era stato dimenticato? Io personalmente ho impiegato un po’ di settimane a rimettere in caldo tutto il lavoro svolto l’anno scorso che a tratti sembrava scomparso. Ma giorno dopo giorno, pian pianino siamo riusciti a recuperare, consolidare e affrontare nuove sfide di apprendimento che inizialmente sembravano irraggiungibili. La prima volta che ho visto i bambini fare in classe una sintesi discretamente corretta di un brano dal punto di vista ortografico, sintattico e logico mi sono commossa. Pensavo che sarebbe accaduto molto più avanti.

Ci siamo avviati alle vacanze di Natale stanchi ma allo stesso tempo contenti di esserci visti, di aver lavorato insieme, di aver condiviso di persona questi mesi, di aver visto le nostre persone crescere.

In questi giorni mi sono ritrovata spesso a pensare a questi mesi e mi sono resa conto che al mio periodico scoraggiamento si sono puntualmente contrapposti pezzi di realtà che gridano vita. Gridano vita perché la testimoniano e perché la chiedono. La persona di ciascuno di coloro che mi sono ritrovata accanto ha dato un piccolo contributo perché il mio sguardo potesse cogliere segni di vita presente. In terza primaria i contenuti delle discipline fanno un grande salto: in storia si studia l’origine dell’universo, del mondo, dell’uomo e della civiltà, faccio una fatica davvero grande nel descrivere la quantità di domande che mi sono state poste in questi mesi. Una scoperta enorme: c’è stato un tempo in cui il mondo non esisteva e un tempo in cui non era come è adesso. Ma come è possibile? La materia non è più avvolta da un alone di magia, ma cominciamo a comprendere come accade che diventi liquida, solida o gassosa. Quanti studiosi lavorano insieme per ricostruire la storia della terra, il suo funzionamento, la forma che ha attualmente… Ma la terra e l’universo sono viventi o non viventi?

Questa e tante altre domande sono state la mia compagnia quotidiana di questi mesi. E sono certa che tutti gli insegnanti sono continuamente tempestati di domande, curiosità, aneddoti personali e familiari che testimoniano una vita, tante vite che stanno di fronte a noi e che chiedono in vario modo di essere accompagnate alla scoperta del senso della propria vita.

Le ultime ore che hanno preceduto il rientro a scuola sono state per noi un tripudio di sentimenti tra loro contrastanti: la voglia di stare ancora un po’ a casa, la paura per quanto ci aspetta rientrando a scuola, il desiderio di poter uscire da casa e rivedere alunni e colleghi che alla fine ci mancano sempre.

Ma per quale motivo vale la pena tutto ciò? Per tanti motivi, ma mi permetto di sottolinearne uno: per farsi porre quella domanda che ci trovi impreparati, che ci costringe a spostarci continuamente e a rivedere il già saputo, che ci fa e ci fa fare compagnia nella scoperta del senso della vita.

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