CAOS AFFITTI BREVI/ Per riscuotere le tasse non bastano le regole Ue

- Alberto Beggiolini

Sembra piuttosto facile riscuotere le tasse anche da soggetti giuridici che lavorano alla luce del web, ma non lo è affatto

Agenzia delle Entrate cartelle esattoriali Agenzia delle Entrate - Lapresse

Sembra facile riscuotere le tasse anche da soggetti giuridici che lavorano alla luce del web. Sembra, ma non lo è. Soprattutto quando si tratta di operatori che lavorano in Italia ma hanno gli hq basati all’estero. Non è solo un problema nostro: la difficoltà delle amministrazioni finanziarie nella ricostruzione (e quindi nella riscossione dei dovuti) dei ricavi realizzati attraverso le piattaforme web è palese in tutt’Europa. Ad oggi, si resta in attesa del varo del disegno di legge anticipato dal ministero al Turismo. “Prima della fine dell’anno normeremo un settore complesso ma che è sempre stato un far west – ha detto il ministro Daniela Santanchè -: da una parte dobbiamo tutelare la proprietà privata che per noi è sacra, dall’altra non dobbiamo consentire una concorrenza sleale”. È noto che il ddl prevede il passaggio dal 21% al 26% dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi (periodi inferiori ai 30 giorni), solo dal secondo appartamento.

Da qui nasce l’esigenza di avere a disposizione comunicazioni standardizzate, possibilmente a livello europeo. Nel frattempo, proprio l’Europa si è mossa, emanando una direttiva (già recepita dal nostro Governo e operativa dal 22 novembre scorso) che impone ai gestori di piattaforme digitali di comunicare all’Agenzia delle Entrate (tra l’altro) l’identificativo del venditore, il giro d’affari online, eventuali imposte trattenute e, in caso di locazione, i dati dell’immobile affittato e il numero di giorni di affitto. Resta da vedere se entro il prossimo mese di gennaio i gestori di piattaforme digitali forniranno davvero i dati reali sulle vendite di beni e sulle prestazioni di servizi realizzati dagli utenti attraverso i loro siti e app. Dati che poi andrebbero condivisi con gli altri membri Ue.

Sono tenuti alla nuova regola “i gestori di piattaforme residenti ai fini fiscali o costituiti o gestiti in Italia o dotati di una stabile organizzazione nel nostro Paese” e i gestori stranieri intermediari di locazione di immobili situati in Italia. Sarà un test di affidabilità, sul quale le scommesse sono tutte al ribasso, vista la recidività del settore nella sua poca trasparenza, e vista anche la sostanziale indifferenza alle sanzioni: il recente sequestro di 779 milioni ad Airbnb disposto dalla Procura di Milano per evasione fiscale (mancati pagamenti della cedolare secca dal 2017 al 2021) è stato un buon colpo mediatico, ma stop, visto che la piattaforma non dispone di beni “aggredibili” in Italia, e quindi il sequestro sembra impossibile (la sede legale di Airbnb è in Irlanda, considerata uno dei paradisi fiscali).

Le nuove regole Ue adesso varranno per tutti i marketplace (i negozi online), e per i portali di affitti brevi, ma non quelli di prenotazione nel settore alberghiero (già monitorati diversamente). A monte, però, resta il nodo sostanzialmente irrisolto della riscossione indotta: in realtà, sono i locatari a essere soggetti alla tassazione, che l’intermediatore deve trattenere dai canoni e quindi riversare l’importo alle Entrate. Ma i portali da sempre rifiutano di essere equiparati ad enti riscossori, e avevano in passato impugnato la norma italiana al Tar, al Consiglio di Stato e alla fine alla Corte di Giustizia Ue, che però l’anno scorso ha obbligato Airbnb ad adeguarsi.

I portali lamentano la complicazione della loro stessa ragione sociale, cioè quella di consentire la ricerca di un alloggio per brevi periodi in modo immediato, facile, come si dice “con un clic”. Ogni incombenza aggiuntiva rende la loro innovazione di processo più lenta e meno competitiva rispetto alle metodologie tradizionali. Ma l’esplosione del fenomeno affitti-brevi sta imponendo nuovi paletti in tutto il mondo: l’estrema libertà lasciata dalla comparsa delle piattaforme digitali era dovuta all’incomprensione dell’evoluzione di quel fenomeno e alla mancanza di strumenti giuridici adeguati. Adesso si tenta di riparare.

A New York è entrata in vigore la nuova Local law 18: i proprietari che affittano per brevi periodi la propria abitazione devono registrarsi e sono obbligati a essere presenti nell’alloggio durante tutta la durata del soggiorno. In Europa non si è ancora arrivati a tanto, ma si vorrebbe almeno far pagare le tasse dovute.

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