CAOS MIGRANTI IN SICILIA/ L’ordinanza “inapplicabile” di Musumeci è già una vittoria

- Manlio Viola

Il presidente della Regione Sicilia ha firmato un’ordinanza sanitaria che dispone lo sgombero degli hotspot. Mettendosi contro il governo

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Immigrati trasferiti da Lampedusa a Porto Empedocle sulle navi della Guardia costiera (LaPresse)

Primo titolo del Tg2 della sera. Mai, prima d’ora, ad eccezione di drammatici eventi di cronaca o di storie di mafia la Sicilia era stata lì, in quella posizione, al centro dell’informazione nazionale. Adesso sì che la questione migranti in Sicilia è diventata una questione nazionale. La sfida, ora, è mantenerla lì, all’attenzione di tutti.

Era probabilmente questo il vero scopo dell’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nello Musumeci, annunciata ieri sera e firmata nella notte dopo che è mancata del tutto una reazione all’annuncio. Un’ordinanza che dispone lo sgombero degli hotspot siciliani ma che non interviene normativamente sul tema della gestione dei migranti. Un’ordinanza che ha come fulcro la questione sanitaria legata all’emergenza coronavirus e la relativa gestione del rischio. Un’ordinanza che interviene in tema sanitario e di protezione civile locale.

Ma come si è arrivati ad una simile ordinanza che inevitabilmente rappresenta uno scontro istituzionale fra Governo regionale e nazionale con scarsi precedenti e nessuno dei quali recente? Una ordinanza che Musumeci sa bene sarà difficile se non impossibile da applicare. A prescindere dalle competenze, rispetto alle quali Roma sembra avere qualche freccia in più al proprio arco per far valere la propria (di competenza), c’è il tema che l’applicazione è (e non può essere diversamente) demandata ai prefetti. Ma i prefetti rispondono al ministro dell’Interno e non disobbediranno mai al loro capo, sapendo di pagarne le conseguenze i termini di carriera, nomina, eccetera (è pur sempre il Consiglio dei ministri a nominarli e revocarli). Ma oltre tutto sono di formazione civica e giuridica statale, culturalmente più vicini a Roma che a Palermo.

Si è arrivati a questo punto per tre ragioni: 1) la paura; 2) l’ignavia; 3) il consenso.

La paura

La pressione degli sbarchi in Sicilia è forte. Come lo è sempre nei mesi estivi. Questa estate forse non più di altre. Ma la differenza la fa l’emergenza Covid-19. I siciliani hanno paura del contagio e la situazione ha dimostrato che tanti migranti sono sì asintomatici ma positivi al virus. Non bisogna aver paura di raccontarli, i dati, anche se qualcuno taccia anche i dati di razzismo. La verità è che degli oltre 900 attuali positivi al virus registrati in Sicilia un terzo sono migranti.

È vero che a livello nazionale i migranti incidono poco sul fenomeno pandemico, ma è anche vero che questa incidenza è quasi per intero registrata in Sicilia dunque se su 60 milioni di italiani si tratta di un numero trascurabile, su 5 milioni di siciliani la proporzione cambia. Occorre prudenza e prevenzione. Vanno tenuti il quarantena. Ed ecco la pressione sul sistema. Lo spazio nel quale si assistevano migliaia di persone oggi basta appena per qualche centinaio. Ammassati senza distanziamento sociale spesso i migranti scappano. Lo fanno per paura, per condizioni disumane di attesa, lo fanno per sottrarsi ai controlli e raggiungere qualche parente. Quale che sia il motivo, lo fanno e questo spaventa i siciliani. Ed ecco la pressione della paura fra fughe, tendopoli, centri di accoglienza che scoppiano.

L’ignavia

Musumeci il problema lo ha denunciato decina di volte in diretta nazionale. Lo ha manifestato al ministro Lamorgese, ha chiesto navi quarantena. Si è opposto alla tendopoli in area Unesco. Ma niente. Il governatore denuncia silenzio e immobilismo. Denuncia che il governo si è trovato impreparato, senza tuttavia recuperare terreno sul fronte della prevenzione, dell’organizzazione. Ed ecco che Musumeci, uomo rispettoso delle istituzioni, avverte, denuncia, minaccia. E alla fine emana un’ordinanza ben sapendo che le possibilità di applicazione sono poche.

Al ministero lo sanno, tanto è vero che pur dando notizia che l’ordinanza non è applicabile per difetto di competenza (i migranti sono competenza nostra, dello Stato, fanno sapere), non polemizzano, ben consci della pressione sulla Sicilia e sui siciliani. Una pressione che rischia di diventare tensione sociale e dunque meglio non alimentarla con una presa di posizione dura. Si sta facendo di tutto per allentare questa pressione sulla Sicilia, fanno sapere. Ma intanto dalla sanità si rifiutano di aderire a semplici proposte come l’adozione di un registro unico nazionale sui migranti positivi al Covid-19 in modo da non riportarli nelle statistiche siciliane ma in una sorta di elenco a parte, anche per evitare almeno una categoria di allarmi e paure sulla crescita del contagio.

Il consenso

In Sicilia c’è un sindaco, il sindaco di Messina Cateno De Luca, che durante il lockdown ha fatto fuoco e fiamme contro le ordinanze troppo morbide del presidente della Regione, contro lo Stato che non chiudeva lo stretto di Messina e così via. È sceso pure in strada a fare personalmente i controlli. Ha emanato ordinanze su apertura e chiusure, anche sugli hotspot. Si è fatto denunciare dal ministro dell’Interno e annullare ordinanze. Nell’ultimo report del Sole 24Ore, quel sindaco è balzato al secondo posto a livello nazionale per gradimento, proveniente dalla parte bassa di quella classifica. Tutti gli altri sindaci siciliani sono rimasti in fondo o sono precipitati anche più in basso. Lui è nell’olimpo del gradimento. E minaccia la marcia su Palermo. Ha già fatto il nome del suo candidato alla presidenza della Regione fra due anni. Musumeci, che aveva ereditato dal suo predecessore Rosario Crocetta l’ultima piazza, è cresciuto fra i presidenti di Regione fino quasi a metà classifica. Questo è un colpo alla sua graduatoria e un colpo all’amico Cateno De Luca, ma che lo abbia fatto per questo lui lo negherebbe  fortemente. E probabilmente non ha considerato questo aspetto, conoscendo l’uomo. Ma i suoi probabilmente lo hanno fatto nel consigliarlo. Eccome se lo hanno fatto.

Gli esiti

Ultimo, ma non ultimo, il tema del conflitto di competenze con lo Stato. Confini di Stato e migranti sono competenza di Roma. L’ordine pubblico altrettanto, ma la Protezione civile è materia concorrente e in tema sanitario la Regione ha grandi autonomie ampliate nello specifico caso anche dai decreti dell’era Covid. Ed è “sanitaria” l’ordinanza di Musumeci, interviene su questi temi.

I margini di discussione ci sono tutti, anche davanti alla Corte Costituzionale. Se Roma impugna la vicenda può diventare un braccio di ferro, una disfida fra costituzionalisti che può concludersi con qualsiasi risultato. Palermo non ha niente da perdere. Ma in caso di vittoria Roma potrebbe perdere spazi di competenza che attualmente ritieni intangibili. Ma se anche nulla di tutto ciò andasse in porto, come è possibile che vada, l’attenzione  nazionale adesso c’è. Bisogna mantenerla viva. E per questo Musumeci insiste e annuncia che oggi spiegherà perché, invece, la sua ordinanza è legittima e applicabile.

Ha con se l’intero centrodestra che nel Paese è opposizione. I giallo rossi lo tacciano di incompetenza e inadeguatezza. C’è chi già parla di figuraccia. Ma c’è un detto in  Sicilia che recita “Pi cento mali fiuri… un soldo, pi na genialata… na vita” (Cento figuracce costano solo un soldo ma basta solo un colpo di genio per cambiare la vita). Insomma un modo per dire “provarci è sempre bene, chissà che non si ottenga qualcosa”. Intanto i riflettori sono puntati qui.

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