CAOS TREGUA/ “La priorità di Israele è un’altra, forse l’Egitto può ancora salvare la trattativa”

- int. Vincenzo Giallongo

Hamas annuncia il sì alla tregua, ma Israele smentisce e continua a pensare a Rafah: non accetterà un cessate il fuoco definitivo. L'attacco sarebbe imminente

Tank Israele a Rafah Guerra nella Striscia di Gaza: tank Israele vicini a Rafah (ANSA 2024)

Hamas, che accetta l’accordo su tregua e ostaggi, comunica il suo sì al primo ministro del Qatar e al responsabile dell’intelligence egiziana. Israele prende le distanze perché il testo sarebbe stato modificato dall’Egitto e, comunque, non rispetterebbe le richieste israeliane. È l’ultima schermaglia della estenuante trattativa per far tacere le armi a Gaza, almeno temporaneamente: prima che Hamas si pronunciasse sull’intesa, intanto, il gabinetto di guerra israeliano aveva fatto sapere che senza accordo avrebbe attaccato Rafah, tanto da aver subito diffuso i volantini che invitavano 100mila palestinesi a lasciare le zone che potevano essere teatro di combattimenti. I raid sulla città continuano, secondo fonti palestinesi sarebbero anche entrate delle truppe.

Israele, osserva Vincenzo Giallongo, generale dei Carabinieri in congedo con al suo attivo missioni in Iraq, Albania, Kuwait e Kosovo, non vuole assecondare l’idea di un cessate il fuoco definitivo e neanche farsi sfuggire la possibilità di ridurre in modo consistente la forza di Hamas. Se un accordo ci sarà, insomma, non sarà su queste basi. Una situazione ancora da chiarire, probabile che il confronto tra le parti continui: una delegazione israeliana andrà al Cairo.

Generale, prima l’operazione a Rafah considerata imminente, poi Hamas che dice di aver accettato l’accordo, quindi la smentita di Israele, che manda una delegazione al Cairo ma prosegue nei preparativi per l’attacco. Nella guerra a Gaza regna la confusione: si può fare un po’ di chiarezza?

È il solito stallo. Credo che gli israeliani continueranno a bombardare per preparare l’ingresso in forze a Rafah e nel frattempo manderanno avanti la trattativa, che non so dove possa arrivare. Se la rielaborazione dell’accordo è di parte egiziana, se sono stati accorti, magari allungando il periodo di tregua oltre i 42 giorni previsti o aumentando il numero di prigionieri palestinesi da liberare, qualcosa si potrebbe ottenere. È ancora tutto in itinere. Israele, comunque, potrebbe concedere un cessate il fuoco un po’ più lungo ma non certo definitivo: vuole regolare i conti con Hamas. Altrimenti tutto quello che è successo sarebbe avvenuto per niente.

In precedenza il gabinetto di guerra aveva approvato l’operazione a Rafah: se Hamas non accetterà l’accordo su ostaggi e tregua, l’IDF attaccherà. È questo lo scenario più probabile?

Non hanno attaccato prima perché c’era Blinken in visita, hanno cercato di far passare il messaggio di aver fatto di tutto per evitare la guerra, proponendo di scambiare 30 ostaggi per 600 prigionieri palestinesi e accettando 42 giorni di tregua. A questo punto se Hamas non accetta, peggio per loro. Pensare che Israele potesse accettare il cessate il fuoco definitivo, d’altra parte, è una pia illusione: è il momento buono per sbarazzarsi di Hamas, quindi lo faranno.

Tutti tranne Israele sono contro l’operazione a Rafah. Anche Biden avrebbe bloccato l’invio di una partita di munizioni. È un avvertimento per dire che potrebbe troncare gli aiuti militari, oppure il presidente americano alla fine si fermerà lì e continuerà a sostenere la guerra di Israele?

È un avvertimento oltre il quale non andrà. Un modo per dire: “Quello che potevo fare l’ho fatto”. In questo momento è sotto elezioni e non vuole inimicarsi l’elettorato ebraico. Israele è il grande alleato degli USA in Medio Oriente e continuerà a esserlo. Si potevano fare anche pressioni un po’ più forti, mai arrivando però alla rottura.

Così i democratici rischieranno di perdere il voto degli arabo-americani e dei giovani?

Se mettiamo sul piatto della bilancia l’elettorato arabo e dall’altra il mondo ebraico e i quattrini per sostenere le campagne elettorali, non solo di Biden ma anche dei suoi uomini, il piatto scende dalla parte ebraica.

Al Jazeera fa presente che i palestinesi dovrebbero essere sfollati verso Al Mawasi, che però non ha vere strutture per accogliere la gente in fuga da Rafah. Andiamo verso una tragedia annunciata?

Sarà un grosso problema al quale non vedo soluzione. Per questo spero che Hamas accetti l’accordo, con 40 giorni di tregua si può sfollare la popolazione. Ma ad Hamas della sua gente non gliene frega niente. Se avessero speso tutti i soldi arrivati dai Paesi arabi per le persone e non per i tunnel nella Striscia, a Gaza sarebbero tutti ricchi.

Se Hamas rifiutasse definitivamente l’accordo potrebbe perdere consensi tra i palestinesi, che si vedrebbero costretti ad affrontare un altro attacco in grande stile da parte dell’IDF?

Già moltissimi palestinesi sono arrabbiati con Hamas e qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo in televisione. Ma hanno paura perché è un movimento armato, non credo che arriveranno a ribellarsi.

Gli israeliani comunque stanno già bombardando Rafah da diversi giorni: un segnale, se ce ne fosse bisogno, che l’operazione di terra è solo una questione di tempo?

Bombardano per fare in modo che i terroristi restino nei bunker, poi li accerchieranno e andranno a cercarli porta a porta. Sono veramente preoccupati per la gente, ormai mancano due o tre giorni all’attacco. A meno che non succeda qualcosa, che Hamas decida di accettare l’accordo sulla tregua o gli israeliani di concedere qualcosa di più, l’attacco è imminente.

Se l’IDF entrasse in azione provocando un’altra carneficina di civili cosa potrebbe succedere?

Ci sono due “paesi” in guerra e purtroppo le popolazioni civili, se non sono aiutate dal consesso internazionale, subiscono. E poi diciamo la verità, a parte le chiacchiere e gli aiuti, materialmente nessuno ha fatto un ponte aereo per portare questa gente in Giordania o da qualche altra parte. L’Egitto ha fatto qualcosa di più creando dei centri per loro, ma niente di più.

Trasferirli con dei ponti aerei, però, potrebbe voler dire svuotare la Striscia, come vogliono gli israeliani.

Alla fine la svuotano lo stesso perché li stanno ammazzando. Potrebbero almeno salvarli, gli sfollati. Poi si discuterà sul loro futuro. Può darsi che la paura di giordani ed egiziani sia proprio quella: di prendersi in casa i palestinesi con la prospettiva che non se ne vadano più. Ma stiamo parlando della pelle della gente: in realtà il consesso internazionale ha fatto poco.

Una volta attaccata Rafah, che tipo di reazione ci possiamo aspettare dagli europei e dai Paesi arabi?

Gli europei chiacchierano: non riusciamo a risolvere i problemi in casa nostra, come in Ucraina, e vogliamo mettere becco nei fatti del Medio Oriente? Più che parlare non faremo. Non faranno niente neanche i Paesi arabi, sono in parte responsabili, hanno abbandonato a se stessi i palestinesi, limitandosi a mandare dei viveri.

Una volta finita questa parte dell’operazione di terra la guerra si concluderà?

Direi di sì. Ma c’è una scheggia impazzita che si chiama Iran. Sta cercando di avere armi nucleari. Israele è il primo Paese ad essere preoccupato di questo. Se le informazioni diranno che gli iraniani sono ancora in alto mare nella costruzione della bomba, prima di intervenire potrebbero aspettare le elezioni USA. Se vincesse Trump, gli israeliani avrebbero tutti gli appoggi possibili e immaginabili. Se dovesse vincere Biden più di tanto non potrebbe ostacolarli.

(Paolo Rossetti)

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