Carceri, in 13 alta sicurezza a porte aperte/ Giletti “Bonafede sa della circolare?”

- Silvana Palazzo

Carceri, in 13 alta sicurezza a porte aperte: circolare mostrata a Non è l’Arena. E Massimo Giletti attacca: “Il ministro Alfonso Bonafede ne sa qualcosa?”

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Massimo Giletti e la circolare sulle carceri

Nuovo attacco di Massimo Giletti al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il conduttore di “Non è l’Arena” mostra una circolare che è destinata ad aprire un altro caso. «Da riscontri pervenuti si evince che 13 istituti penitenziari attuano la custodia aperta nelle sezioni alta sicurezza», legge il conduttore. «Il ministro sa questa cosa? Tutela la polizia penitenziaria? Che cosa sta succedendo nelle carceri italiane?», sono gli interrogatori che rivolge al Guardasigilli. Poi legge una grafica sui disordini e le violazioni nelle carceri italiane dal 2010 al 2019. Aggressioni, violazioni di norme penali, rinvenimento stupefacenti, infrazioni disciplinari e rinvenimento di telefonini. Ma cosa vuol dire che l’alta sicurezza è aperta? «Vuol dire che non ci sono più garanzie che ci sia l’alta sicurezza», spiega Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. «Non c’era occasione più ghiotta di riuscire ad ottenere un alleggerimento fortissimo», aggiunge in merito alle scarcerazioni dei boss. «È una nota interna dove qualcuno oggi dice che risulta aperta l’alta sicurezza, ma come è possibile», sbotta Giletti.

CARCERI, IN 13 ALTA SICUREZZA A PORTE APERTE

Di questa vicenda aveva parlato anche Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, il quale chiede un giro di vite del Dap per rendere più rigoroso il regime carcerario di alta sicurezza. «Le rivolte sono state possibili anche perché le celle erano aperte, anche nei reparti di alta sicurezza. In questi sono reclusi non i capi, ma gli esecutori, che hanno una normale ammirazione nei confronti dei capi e sono garzoni e strumenti dei capi», ha dichiarato al Fatto Quotidiano. Per Gratteri le rivolte nelle carceri sono state possibili «proprio per le celle aperte e la promiscuità praticata negli istituti». Quindi parla di «un momento di confusione» nella gestione carceraria, senza però fare nomi. «Ma vedo che qualche correzione si sta apportando. Io penso che la strada giusta sarebbe quella di porre, finalmente, il problema della nuova edilizia carceraria. È arrivato il momento di avviare la costruzione di nuove carceri». Ma se la gestione resta fallimentare, neppure questo può bastare.



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