Carlo Cracco: “Covid? Perso un dipendente su tre”/ “Si salva chi punta sulla qualità”

- Davide Giancristofaro Alberti

Carlo Cracco ha perso un dipendente su tre durante la pandemia “Siamo una sessantina, prima eravamo 97”, ma ha saputo andare avanti: “Cercando nuovi stimoli”

Carlo Cracco con la mascherina
Carlo Cracco con la mascherina (Instagram, 2020)

Anche uno chef stellato e noto come Carlo Cracco ha subito ripercussioni a seguito della pandemia di covid e delle successive chiusure che hanno falcidiato per praticamente un anno il settore della ristorazione in particolare. A poche ore dal ritorno alla quasi normalità, visto che da domani bar, ristorante e locali potranno rimettere i tavoli anche all’interno, lo chef vicentino si è confessato ai microfoni del quotidiano IlMessaggero: “Ho perso un dipendente su 3, ma mi sono reinventato”.

Quindi ha precisato meglio: “A febbraio dello scorso anno avevo 97 dipendenti, adesso una sessantina, ma con le prossime aperture il saldo potrebbe essere positivo”, indicando appunto le nuove misure di alleggerimento del governo. Cracco, che già gestisce alcuni ristoranti a Milano, ne aprirà a breve uno a Portofino: “Si salverà chi ha sempre lavorato sulla qualità e non sulla quantità”, ha proseguito l’ex giudice di Masterchef, che ha poi specificato in tutta onestà: “Io avvantaggiato dall’essere noto? Certo, sarebbe offensivo negarlo. Ma non basta. Ripeto: il punto è avere una visione”.

CARLO CRACCO: “CON IL LOCKDOWN HO APPREZZATO COSE CHE NON CONOSCEVO”

Nonostante la situazione pandemica stia migliorando, Carlo Cracco invita comunque ad avere prudenza: “Bisogna essere cauti, prudenti, non fare gli errori dello scorso anno. Ricadere indietro è un attimo”. Quindi a chi gli chiede quale sia stata la ricetta per aver superato la crisi: “Cercando nuovi stimoli. Ti reinventi ogni giorno. Io non ho mai chiuso Cracco in Galleria. Abbiamo iniziato a produrre cibo da esporto. L’abbiamo fatto non per una questione di sopravvivenza ma di orgoglio”. Lo chef veneto ha parlato anche del lockdown, e della “chiusura” forzata in casa: “Ho apprezzato cose che prima non conoscevo. Però allo stesso tempo sono uno che non si ferma. Non vivo di rendita… Ai figli che mi vedevano girare per casa ho cercato di far capire delicatamente che stavamo attraversando un momento della vita, che non ci si deve lamentare”.



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