Case green, studio Bankitalia: incentivi solo ai redditi bassi/ “Lavori pagati in bolletta, no seconde case…”

- Silvana Palazzo

Direttiva case green, dallo studio di Bankitalia i suggerimenti per il governo: incentivi e agevolazioni solo ai redditi bassi, lavori finanziati in bolletta, escludere seconde case

Bankitalia PalazzoKoch Ansa1280 640x300 Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Ansa)

C’è un modo per rendere sostenibile economicamente il piano “case green“: la soluzione è contenuta in uno studio di Bankitalia in cui si suggerisce una ricetta per far sì che non si verifichino di nuovo gli errori commessi col Superbonus, i cui costi hanno superato di gran lunga le stime, senza peraltro produrre risultati importanti riguardo l’abbattimento delle emissioni di CO2. Nel caso delle case green, gli incentivi – riporta Repubblica – vanno rivolti alle famiglie più in difficoltà, a partire da quei due milioni che si trovano in una condizione di povertà energetica. Per l’attuazione della direttiva servono, però, diversi interventi, non solo agevolazioni fiscali, ma anche sconti in bolletta, ma non può mancare il coordinamento del settore pubblico.

Per quanto riguarda le famiglie bisognose, a parità di condizioni familiari, bisogna privilegiare quelle che dispongono di case meno efficienti dal punto di vista energetico e quelle occupate per la maggior parte del tempo, escludendo chi ha seconde o terze case. Questa ricetta per finanziare l’attuazione della direttiva case green risponde alla domanda del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che motivando il voto negativo dell’Italia aveva chiesto chi pagasse. A tal proposito, Bankitalia ha esaminato gli strumenti indicati nell’articolo 15 della direttiva europea, arrivando alla conclusione che bisogna cercare di annullare l’impatto sui conti pubblici, alla luce dell’esperienza del Superbonus, che sta costando oltre 120 miliardi.

NON SOLO AGEVOLAZIONI, MA ANCHE MUTUI E ADDEBITI IN BOLLETTA: LE PROPOSTE DI BANKITALIA

Per Bankitalia bisogna partire dalla creazione di un fondo statale per le case di edilizia residenziale pubblica, non solo per i costi degli interventi, ma anche per progettarli. Una volta esclusa questa categoria di alloggi, bisognerà optare per una serie di strumenti e mettere in conto anche un modo per favorire la compartecipazione dei proprietari. Inoltre, bisogna modulare gli interventi in base alle caratteristiche patrimoniali dei proprietari. Nello studio, aggiunge Repubblica, si fa riferimento alla possibilità di mutui green, offerti da diverse banche, che possono contare a monte sulla Banca europea degli investimenti.

Ma bisognerebbe riconoscere agevolazioni fiscali o garanzie pubbliche per facilitare l’accesso. Ci sono poi diversi Paesi europei che fanno leva sull’addebito in bolletta, potendo contare sui gestori energetici: così i proprietari possono pagarsi i lavori e risparmiare sulla fornitura. Ma questo tipo di sistema, considerato più innovativo, si poggia sulla partnership tra pubblico e privato, ma soprattutto è necessaria una normativa ad hoc.

DISINCENTIVI, PALETTI E LE RISORSE DAI FONDI EUROPEI

Bankitalia avanza anche l’ipotesi di disincentivi alla non ristrutturazione: ad esempio, si può pensare a inserire dei paletti per gli affitti, fissando degli standard minimi, pur offrendo agevolazioni fiscali per l’efficientamento degli immobili. Per Bankitalia è fondamentale in questo quadro creare degli sportelli unici per fornire consulenze chiare e trasparenti, a sostegno non solo delle famiglie, ma anche degli altri “attori”, come appaltatori, progettisti e imprese.

Per quanto riguarda le risorse pubbliche, il governo – secondo lo studio di Bankitalia riportato da Repubblica – potrebbe ricavarle dai fondi europei, a partire da quello sociale, o Repower Eu, ma Bankitalia suggerisce tagli ai sussidi che sono dannosi per l’ambiente e di introdurre uno schema di carbon pricing. Quello che conta, a prescindere dai fondi prescelti, è garantire il giusto livello di stabilità e sicurezza dell’incentivo.





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