Catherine Bertone rinuncia a Mondiali maratona/ Carenza di pediatri: “Coperta corta”

Catherine Bertone costretta a rinunciare ai Mondiali di maratona di Doha. Il motivo? La carenza di pediatri, ecco le sue parole.

Catherine Bertone
Catherine Bertone, intervista a Rai Sport

La carenza di pediatri costringe Catherine Bertone a dire di no ai Mondiali di maratona in programma a Doha dal 28 settembre al 6 ottobre 2019: a darne l’annuncio è stata la 47enne, che lavora all’ospedale Beauregard di Aosta. Intervenuta su Facebook, l’atleta ha parlato di «inderogabili impegni lavorativi», spiegando successivamente: «Onoratissima di poter vestire la maglia azzurra in un mondiale di atletica leggera, ma ahimè la coperta in ospedale è sempre più corta». L’aostana negli ultimi tempi ha dovuto rinunciare a numerosi raduni collegiali e ora dovrà saltare anche il Mondiale. Venticinquesima ai Giochi di Rio del 2016 e ottava degli Europei di Berlino del 2018, Catherine Bertone sta facendo i salti mortali in questo periodo per il pensionamento a fine maggio di una pediatra di base e il trasferimento a breve di un’altra, come evidenzia Aosta Sera.

CATHERINE BERTONE COSTRETTA A RINUNCIARE AI MONDIALI DI MARATONA

«Ho appena smontato una notte, dove ho lavorato come in pieno giorno», esordisce Catherine Bertone ai microfoni di Aosta Sera, proseguendo: «La situazione si è incancrenita. E’ dal 2008 che vengo convocata dalla Federazione e dalla Direzione generale mi dicono tutte le volte, che non avrei avuto problemi ad allenarmi, e a prendere parte agli appuntamenti. In realtà ogni volta è sempre peggio. Fisicamente e mentalmente non do il giro». La Fidal ha scritto una lettera alla primaria di Pediatria, alla Direzione generale Usl e al Presidente della Regione, ma non c’è stato nulla da fare: «La mia primaria ha fatto il possibile, ma si è dovuta arrendere all’evidenza. Dalla Direzione generale mi hanno invece detto che se avessi trovato un sostituto, avrebbero valutato la possibilità di pagarlo. La priorità della politica in questo momento è di salvarsi la poltrona, non è certo la sanità, con i suoi pazienti, sempre più scontenti, e con i medici rimasti».



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