Catherine Camus/ “Un tassista disse che papà Albert dovrebbe stare al Panthéon ma…”

- Raffaele Graziano Flore

Catherine Camus, “Un tassista mi disse che papà Albert dovrebbe stare al Panthéon”. La 74enne figlia dello scrittore: “Solo per la politica francese e il mondo accademico lui non esiste…”

Catherine Camus, figlia di Albert
Catherine Camus, figlia di Albert (Web. 2020)

Catherine Camus, figlia del più celebre Albert, uno degli scrittori e filosofi più influenti del secolo scorso, racconta il genitore in un’intervista molto interessante: la donna 74enne, a 60 anni di distanza dalla prematura morte del padre (malato da tempo di tubercolosi e avvenuta in un incidente automobilistico le cui circostanze ancora oggi non sono chiare), ha ricordato come Camus soprattutto per la cultura francese, che si tratti di sinistra o destra, praticamente non esista. Un ‘buco nero’ inspiegabile considerato quanto il filosofo esistenzialista e Premio Nobel per la Letteratura 1957 sia ancora oggi studiato e interpretato: a detta di Catherine il suo pensiero oggi non è visto di buon occhio da parte del mondo accademico e della politica stessa e, in una lunga intervista apparsa su “Una città” (qui il link al pezzo) cita il curioso episodio con un tassista per spiegarsi meglio. “Nel 2013 i francesi, che pure amano le commemorazioni, non hanno fatto proprio nulla: l’unico era stato Sarkozy che voleva mettere papà nel Panthéon, e meno male che mio fratello ha detto io no perché io invece avevo detto sì…” racconta Catherine che poi passa all’aneddoto di cui sopra.

CATHERINE CAMUS E IL RICORDO DEL PADRE, “UNA VOLTA UN TASSISTA…”

“Uscivo dall’Eliseo per andare al Panthéon e con un tassista non so come è venuta fuori la cosa della commemorazione” racconta Catherine, ricordando come l’uomo le abbia detto che le celebrazioni fanno campare alla grande i francesi. “Lei è nel settore delle commemorazioni?” ha poi chiesto il tassista alla donna, che ne parlava con aria scocciata e rivelandogli poi che correva il cinquantenario della scomparsa di suo padre. “È morto nel Sessanta? Ma non sarà mica Albert Camus?” ribatte immediatamente l’uomo che prende coraggio e le rivela non so quanto sia commosso ma confessa di rileggere continuamente gli scritti del papà. “Io sono d’origine polacca, ma Camus m’accompagna sempre” aggiunge il tassista che poi di fronte all’idea che lo scrittore sia ospitato al Panthéon ammette candidamente che a lui farebbe piacere perché “per le persone come noi sarebbe una speranza”. Alla fine Catherine spiega che è per via delle parole del tassista che disse sì a Sarkozy prima del no del fratello: “Un anno dopo però il tassista mi ha riscritto per dirmi che era stato sulla tomba di papà ed era felice che fosse rimasto dov’era”.

Insomma, la figlia di Camus si dice anche lei contenta per come sono andate a finire le cose dato che “il Panthéon è spaventoso, brutto e sottoterra e non volevo che ci rinchiudessero papà”, un uomo libertario oggi poco amato dalla politica transalpina e tuttavia non dimenticato da quel popolo e dalla gente semplice che, come quel tassista, ogni tanto va a rendergli omaggio al cimitero di Loumartin, in Provenza.

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