Chico Forti/ Italiano all’ergastolo da 20 anni negli Usa da innocente? (Le Iene Show)

- Dario D'Angelo

Chico Forti, un italiano all’ergastolo negli Usa da oltre 20 anni da innocente? Gaston Zama de “Le Iene Show” indaga su una vicenda dai tratti oscuri…

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Chico Forti, foto Le Iene

Enrico Forti, meglio noto come “Chico” Forti, si trova da oltre 20 anni all’ergastolo in una prigione di Miami da innocente? Se lo chiede la trasmissione “Le Iene Show“, che nelle scorse puntate ha trattato questo caso con il suo inviato Gaston Zama, e che nella puntata di oggi, martedì 12 novembre, fornirà nuovi elementi su una vicenda a dir poco paradossale. Ma chi è Chico Forti? Per comprendere a fondo la sua vicenda personale bisogna tornare indietro fino al 1990, quando Enrico partecipa a Telemike e vince 80 milioni di lire. Con questa vincita il nostro connazionale decide di trasferirsi negli Usa con la moglie in cerca di fortuna: lì diventa videomaker e produttore televisivo, le cose gli vanno bene e riesce a trasferirsi in un quartiere esclusivo di Miami. Il suo business si allarga e Chico decide di investire anche nel settore immobiliare: è questo il primo passo verso il baratro che dura da più di 20 anni.

CHICO FORTI, L’OMICIDIO CHE GLI COSTA L’ARRESTO

Nel 1997 a Chico Forti viene presentato Tony Pike, proprietario del “Pike’s Hotel” di Ibiza, locale all’epoca molto famoso per essere frequentato da diversi vip. Il proprietario del locale fa sapere di non navigare in buone acque e propone a Chico, che come abbiamo visto ha iniziato ad investire nel settore, di acquistare l’hotel. Tutto sembra procedere per il verso giusto, l’accordo pare destinato ad essere chiuso positivamente, fino a quando pochi giorni prima della firma dei contratti non arriva a Miami il figlio di Tony, Dale Pike. E’ proprio Chico ad andare a prenderlo in aeroporto, ma poche ore dopo, il 15 febbraio 1998, il ragazzo viene trovato morto su una spiaggia di Miami, ucciso con due colpi di pistola e con accanto il biglietto aereo che Chico aveva comprato per lui pochi giorni prima. Qui ha inizio l’incubo di Chico, che viene arrestato di fatto senza alcuna prova e soprattutto nessun movente. Lo stesso Sean Crowley, ex poliziotto della sezione omicidi della polizia di New York, sentito da “Le Iene” ammette che Chico non aveva motivo di compiere quel delitto: “Gli andava tutto bene, con o senza quell’hotel a Ibiza”. Perché allora è stato arrestato?

CHICO FORTI, QUALCUNO LO HA INCASTRATO?

L’unico elemento contro Chico Forti sarebbe la sabbia: alcuni granelli sono stati ritrovati infatti nella sua Range Rover e secondo l’accusa sarebbero la prova che l’italiano avrebbe usato la sua macchina per trasportare il corpo di Dale Pike fino alla spiaggia prima di abbandonarlo tra i cespugli. Joe Tacopina, legale newyorkese di Chico Forti, noto in Italia soprattutto per essere il proprietario del Venezia Calcio, ha definito quello del suo assistito come il “peggior caso di malagiustizia che abbia mai visto negli Stati Uniti. Non ci sono prove né dai magistrati né dalla polizia che Chico sia l’assassino o che fosse anche solo su quell’isola quando Dale Pike è stato ucciso. Sono rimasto davvero scioccato quando ho letto la trascrizione del processo. Ci sono dozzine di motivi che fanno dubitare della sua colpevolezza”. Dello stesso avviso è il magistrato Lorenzo Matassa, che in passato ha approfondito il caso di Chico Forti: “Negli Stati Uniti (per condannare qualcuno, ndr) devi superare ogni ragionevole dubbio”. In questo caso non c’è neanche un movente: “Non può esistere un delitto senza movente, a cosa giovava l’assassinio di questo ragazzo?”. Una delle ipotesi considerate probabili dalla difesa di Chico è che l’italiano sia stato incastrato. Negli anni precedenti alla morte di Dale Pike, Chico realizzò un documentario su Andrew Cunanan, il killer di Gianni Versace, ipotizzando che l’assassino fosse stato ucciso altrove e poi spostato nella casa in cui è stato ritrovato per inscenare un suicidio. Una ricostruzione che mise in cattiva luce la polizia di Miami, ma soprattutto un elemento da non sottovalutare se si pensa che la giudice che condannò l’italiano all’ergastolo faceva parte del team che aveva condotto le indagini sulla morte di Cunanan…







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