Chiesa di San Ferdinando contesa da Curia-laici/ Ricorso dopo commissariamento Sepe

Napoli, Chiesa di San Ferdinando al centro di una contesa tra la Curia e i laici dopo il commissariamento del Cardinale Sepe.

Chiesa di San Ferdinando
Cardinale Sepe (Wikipedia)

Chiese contese tra Curia e laici, nuovi sviluppi sul caso della Chiesa di San Ferdinando. Tra i luoghi più prestigiosi di Napoli, denominata “degli artisti”, la cattedrale è stata commissariata dal Cardinale Crescenzio Sepe ma è giunto il ricorso dell’Arciconfraternita di “Nostra Signora dei Sette Dolori”, proprietaria dell’istituto. Come riportano i colleghi di Cronache della Campania, il ricorso è stato presentato al Tribunale Ecclesiastico: si tratta di una battaglia giuridica che va avanti da aprile, con l’istituzione laica che detiene inoltre alcuni immobili nel centro di Napoli e di Cappelle nella parte monumentale del cimitero di Poggioreale. L’ufficialità è stata data dal vice superiore della Arciconfraternita, l’ex generale dei carabinieri Maurizio Scoppa, assistito dall’avvocato Riccardo Imperiali di Francavilla. Ricordiamo che già nel 2016 ci fu una disputa tra la Curia e un’istituzione laica, assistita sempre da Riccardo Imperiali di Francavilla: il legale difese vittoriosamente la Deputazione del Tesoro di San Gennaro in una controversia con la Curia partenopea, che voleva cambiare i criteri di nomina dei componenti della Deputazione.

CHIESA DI SAN FERDINANDO, BATTAGLIA CURIA-LAICI

Maurizio Scoppa ha spiegato: «Nel 1841 il re Ferdinando II modificò per l’ultima volta lo Statuto della Confraternita che da allora non è mai cambiato. Tutti i governi dell’organismo, composti dal vicesuperiore e da tre assistenti sono stati eletti a norma di questo Statuto. Riforma delle confraternite del 2018? La riforma non è mai stata recepita dalla nostra assemblea e dunque gli organi direttivi sono nella pienezza dei poteri abbiamo il dovere di tutelare gli interessi degli attuali confratelli e la memoria di chi ci ha preceduto. Dobbiamo lasciare intatto il patrimonio culturale e materiale della Confraternita a chi verrà dopo di noi», riporta Cronache della Campania. Così uno dei confratelli: «La chiesa è nostra da secoli la fondarono a metà del ‘500 cavalieri spagnoli e napoletani. Pergolesi scrisse per la nostra Arciconfraternita lo ‘Stabat Mater’ ed i re Borbone-Due Sicilie, a partire da Carlo, nel 1743, e poi i loro discendenti, hanno il titolo onorifico di Superiore della Confraternita».



© RIPRODUZIONE RISERVATA