Cina prima al mondo per emissioni: 26% del totale/ Hoekstra: “Pechino sia soluzione e non problema”

- Josephine Carinci

La Cina è prima al mondo per le emissioni prodotte: l'allarme arriva da Hoekstra, commissario europeo all'Azione climatica, che esorta Pechino a prendere contromisure

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“Andare oltre i soliti sospetti” ed essere “parte della soluzione e non del problema”: è questo l’invito alla Cina arrivato dal commissario europeo all’Azione Climatica, Wopke Hoekstra, in un’intervista con i giornalisti del Corriere, parlando delle emissioni. “È un momento cruciale per l’azione climatica. Le posizioni dei Paesi sono molto distanti tra loro, ma il mondo deve accelerare. A partire da una maggiore ambizione nella mitigazione, triplicando le energie rinnovabili, raddoppiando l’efficienza energetica, mettendo a disposizione i finanziamenti” ha spiegato l’esperto. A detta di Hoekstra “la Cop deve occuparsi di un unico argomento, il clima… È chiaro agli europei, come ai cinesi, agli americani e a tutti gli altri che il mondo intero ci sta osservando e che non c’è alternativa, nessuna via d’uscita se non quella di realizzare pienamente i nostri piani climatici”.

Il commissario europeo all’Azione Climatica non ha dubbi: alla Cop28 “la parte più difficile è che dobbiamo essere molto più ambiziosi nell’eliminare gradualmente i combustibili fossili in generale, e il carbone in particolare”. Ci sarà un ulteriore impegno per il fondo Perdite e Danni: “Abbiamo ampliato la base dei donatori, oltre i soliti sospetti, per riflettere la realtà del 2023. Nei miei incontri, ho insistito sul fatto che chiunque si trovi in una posizione di responsabilità e possa pagare, dovrebbe contribuire. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma abbiamo fatto progressi sostanziali”.

“Cina diventi parte della soluzione”

La Cina è parte del problema ma non è l’unica Nazione a dover prendere contromisure per salvaguardare l’ambiente. A detta di Wopke Hoekstra infatti la questione “riguarda la Cina ma anche un paio di nostri partner nella regione del Golfo e altri. Se si prende la mappa del 1980 dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi sviluppati, è evidente che quaranta anni dopo l’immagine è cambiata radicalmente. Una serie di Paesi ha fatto grandi progressi, ha sollevato i propri cittadini dalla povertà. Basta scendere da un aereo a Dubai o a Pechino per rendersene conto. È una fantastica notizia, ma con una maggiore ricchezza, e con maggiori emissioni, derivano anche maggiori responsabilità”.

Il messaggio è in particolare modo indirizzato alla Cina che “è ora la seconda potenza economica a livello globale ed il maggiore emettitore con il 26% del totale. Dovrebbe diventare parte della soluzione piuttosto che restare solo parte del problema”. Secondo il commissario europeo all’Azione Climatica, una soluzione potrebbe essere tassare emissioni degli aerei: “Spero di riuscire ad aprire una conversazione informale con una coalizione di Paesi che hanno espresso interesse per questa iniziativa. Paghiamo tasse per quello che mangiamo e beviamo, per il lavoro e da ultimo quando moriamo, ma non l’aviazione. Le emissioni del trasporto aereo sono in crescita, eppure contribuiscono molto poco alla lotta al cambiamento climatico. Sarebbe un modo per generare una somma consistente, se si tiene conto di quanti voli si effettuano ogni giorno”.





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