BROTHERS & SISTERS/ La serie che vorrebbe essere “Piccole donne”. Ma non ce la fa

- Ilenia Provenzi

ILENIA PROVENZI analizza la serie americana Brothers & Sisters per IlSussidiario.net, tra desiderio di normalità e la paura dell’abbandono

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La letteratura americana si è occupata di storie familiari fin dai tempi di Piccole Donne di Louisa May Alcott, una delle più celebri saghe dellOttocento americano. La storia dei March durante la guerra civile, tra amori, conflitti sociali, valori puritani e nostalgia per il padre lontano, fa parte della formazione di ogni ragazzina (essendo una storia soprattutto al femminile), e non solo negli Stati Uniti. Ora che è la Tv a dominare limmaginario collettivo, lAmerica ha sfruttato il formato della lunga serialità per raccontare complesse saghe familiari, in cui il modello delle Piccole Donne corre ancora sotto traccia.

A questo filone appartiene Brothers & Sisters, serie prodotta da Ken Olin (Alias) di cui Rai Due trasmette in Italia la terza stagione, centrata sulle vicende di una famiglia della ricca “periferia” di Los Angeles e proprietaria di unazienda vinicola: il cognome dei protagonisti era inizialmente (guarda caso) March, cambiato poi in Walker. Il capofamiglia muore allinizio della serie, lasciando una ferita profonda e scatenando la domanda iniziale su cui si costruiscono gli episodi successivi: come sopravvive una famiglia allassenza del padre? La stessa domanda, con le debite differenze, che aveva improntato il romanzo della Alcott.

Ma le somiglianze finiscono qui, perché i personaggi e gli intrecci di Brothers & Sisters sono giocati su tematiche e conflitti particolarmente legati allattualità, che spaziano dalla politica ai segreti familiari, dalladozione, allomosessualità, fino al conflitto mediorientale.

Anche se sono le vicende personali dei cinque fratelli a rappresentare il fulcro della storia, nel loro complicato e quasi simbiotico rapporto con lenergica madre Nora (Sally Field) e nelle diverse scelte esistenziali, pian piano un forte tema politico si è insinuato tra le mura domestiche e nel tessuto narrativo della serie. Nora, infatti, di convinta fede democratica, si trova in profondo conflitto con la figlia Kitty (Calista Flockhart), giornalista dalle idee repubblicane, alla quale rimprovera di aver spinto il fratello Justin a partecipare alla guerra in Afghanistan.

Si rispecchiano così in una cornice familiare le diverse posizioni delle due fazioni politiche americane nei confronti del conflitto in Medio Oriente, con il rischio di assumere posizioni ideologiche di parte: presentando Nora e Kitty come due personaggi ugualmente forti, la serie cerca di mantenere una sorta di sottile equilibrio, ma lobiettività è un miraggio in qualsiasi prodotto narrativo.

Nel momento in cui è entrato in scena Robert, carismatico senatore repubblicano candidato alla presidenza degli Stati Uniti, le idee incarnate nel personaggio di Kitty hanno avuto dalla loro la forza della love story tra lei e Robert, in grado di attirare le simpatie del pubblico; per riequilibrare la situazione, si è introdotta nella seconda stagione la romantica storia tra Justin, soldato che porta su di sé le ferite psicologiche di chi ha partecipato al conflitto e conosce il lato tragico e oscuro della vicenda, e la dolce Jessica, figlia dellex amante di suo padre.

 

Al di là dei delicati temi politici, comunque, la serie offre molto materiale per chi ama gli intrighi familiari, le passioni, i litigi e le riconciliazioni. La parte “soap” di Brothers & Sisters ruota intorno alle vicende sentimentali dei suoi protagonisti: Nora, che deve fare i conti con la scoperta del tradimento e degli affari loschi del marito; Sarah, erede del piccolo impero Walker, alle prese con un matrimonio fallito e due figli piccoli; Tommy, che non riesce a liberarsi dal pesante modello paterno e finisce per tradire la moglie; Justin, che deve conciliare un passato da tossicodipendente, la professione militare e l’amore; e naturalmente Kitty, che vive in modo conflittuale il desiderio di un figlio. Infine, Kevin è protagonista di un delicato subplot sull’omosessualità, tra sensi di colpa e volontà di difendere la propria identità sessuale.

È questo uno dei temi più delicati della serie, che riserva uno spazio significativo alla storia d’amore tra Kevin e Scotty, culminata in uno dei rari matrimoni gay rappresentati sugli schermi.

 

L’idea di famiglia che domina la serie va contestualizzata nella società americana, in cui i figli lasciano la casa dei genitori molto presto per andare al college e poi, da adulti, spesso ritornano, idealizzando il “nido” presidiato dalla tradizionale figura della madre chioccia, un porto sicuro in cui trovare un amore che nessun litigio, o contrasto, può cancellare. La “grande famiglia” che si riunisce intorno al tavolo per una delle celebri “cene dei Walker” ingloba anche mariti e fidanzati, perché è difficile per i nuovi nuclei familiari affermarsi al di fuori della rete di solidi legami originari.

Chi ha la fortuna di entrare a far parte della famiglia Walker, vive poi nel terrore di esserne escluso, perché “a tavola non c’è spazio per ex fidanzati ed ex sorelle” (Jessica).

 

La terza stagione esordisce proprio su questo tema, mostrando tutti i protagonisti riuniti nella splendida casa al mare, dove vengono alla luce piccoli e grandi segreti che rischiano di disgregare l’unità familiare.

 

La struttura della puntata rispecchia quella della serie: da una situazione di iniziale idillio, l’equilibrio si spezza e i rapporti sono minacciati dalla mancanza di fiducia reciproca, ma alla fine l’amore trionfa… fino al prossimo ostacolo. Prepariamoci a seguire nuovi drammi, dunque, perché, come ha detto uno dei protagonisti, “nessuno riesce a ferirci quanto coloro che ci amano”.

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