LA LEGGENDA DEL BANDITO E DEL CAMPIONE / 2. Una fiaba strappalacrime, dove lamicizia resta un sentimento superficiale

- Eleonora Recalcati

Per quanto sia accennata unamicizia che abbraccia tutto seguendo da lontano il destino dellamico che si realizza, la fiction su Girardengo cade poi in banalità. Ne parla ELEONORA RECALCATI

bandito_e_campioneR400_5ott10
Beppe Fiorello

Il bandito e il campione, diretta da Lodovico Gasparini per Raifiction e Red film, è una miniserie scritta da Andrea Purgatori e ispirata allomonimo romanzo di Marco Ventura.  Narra la leggendaria amicizia tra il bandito Sante Pollastri e il ciclista Costante Girardengo; ribadiamo leggendaria dopo che la nipote del campione ha negato ogni veridicità ai rapporti tra suo nonno e il criminale.
Senza pretese storicistiche si rimane quindi nella dimensione della fiaba popolare, resa celebre dalla canzone di De Gregori.

Una voce narrante da fiabe sonore introduce quadretti strappalacrime alla De Amicis, con mariuoli dalle scarpe rotte e marachelle per portare a casa due bocconi.
Siamo nella miserrima Novi Ligure degli Anni 20, Sante e Costante sono due ragazzini macilenti che scorazzano in bici per i campi.

Lepifania del ciclismo avviene subito, con ingenuità. I due sognano a stomaco vuoto sotto una quercia Come sarebbe bello diventare campioni, si dicono. Ed ecco, come il genio della lampada, appare un allenatore con biglietto da visita.
Inizia un allenamento che accompagna la loro adolescenza di stenti.

Costante, educato alletica del sudore dal padre, è il bravo ragazzo che spacca pietre.
Sante nasce invece irrequieto, con unindignazione cieca per la sua condizione: picco drammatico la scena del padre malaticcio umiliato dal direttore di banca, quasi a ricordare il commovente passo del piccolo Ilusa nei Karamazov. Dove questo quasi stabilisce, ahimè, una distanza qualitativa infinita. La parentesi infantile abbozza con semplicità didascalica il nucleo roccioso di unamicizia maschile, senza rischiare affondi più ampi.

I due crescono in fretta, Sante affascina col volto oscuro di Beppe Fiorello, Girardengo fa fin troppa tenerezza nellinterpretazione ingenua, da cugino di campagna, di Simone Gandolfo.
Il bandito passa dalle bricconate a furti più gravi, dentro e fuori di prigione, con la stessa inquietudine nel cuore. Innamorati della stessa donna, la bella Mela (Raffaella Rea), i due vedono lamicizia mutare in un pericoloso triangolo.

Ma lo strozzino del paese, caricatura dellorco delle fiabe e personificazione dellingiustizia sociale, fa strage del loro piccolo mondo stuprando lamata Mela.
La rabbia che cova in Sante non sa tacere e ci scappa il morto: il destino ha imboccato la sua irrefrenabile corsa. Dora in poi Costante continuerà la carriera da ciclista, diventando il più grande dei campioni e promettendo allamico, costretto alla clandestinità, di vincere per lui.
Mela, ferita nella dignità, si rinchiude in un bordello, scatenando una lotta tra Sante e Costante che si contendono la sua salvazione.

La puntata si chiude anni dopo, in prossimità della storica 6 giorni di Parigi.
Sante e Mela sono nella capitale francese per assistere alla gara dell’amico, ma Mastino, vittima di antiche umiliazioni, è sulle tracce del bandito, e minaccia un tragico finale.

Come nella canzone di De Gregori (“al proprio destino nessuno gli sfugge”) i temi intrecciati che potrebbero conferire alla miniserie profondità e sostanza sono quelli dell’amicizia e del destino, in nesso reciproco.

Per quanto sia accennata un’amicizia che abbraccia tutto e rispetta la libertà, seguendo da lontano, con devozione, il destino dell’amico che si realizza, i personaggi monolitici e bidimensionali impediscono la messa in scena di conflitti reali.

Anche il destino è liquidato come verdetto mitico inevitabile, con Sante che si vede costretto a una strada che è in realtà solo frutto del suo odio.
Una strada che gli permette di prendersi le sue piccole rivincite sociali, rovinando la vita sua e degli altri. La sua dimensione di anarchico, nella semplificazione generale, è resa solo da una particolare letizia nell’atto del furto, quasi un inno al caos.

Iniziative narrative logore rendono la miniserie indistinguibile e inessenziale. Il più abusato dei motivi, il triangolo, inquina un’amicizia di cui intuiamo solo la profondità (perché la sceneggiatura non ce la fa vedere).
Una storia che, se non banalizzata, avrebbe potuto indagare un tema tra i più intriganti nelle serie a tema storico, il rapporto tra amicizia e destino, il sostenersi reciproco di fronte a quello che la vita ci chiede.

Pare invece si sia scelta la buona vecchia strada del rotocalco popolare, senza guizzi e segni particolari, col rischio di scivolare come acqua sulla roccia, nella folla di prodotti uguali a se stessi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori