INCONTRERAI LUOMO DEI TUOI SOGNI/ Nel nuovo film di Woody Allen vince la fuga dalla realtà

- Maria Luisa Bellucci

Una storia dove lamore è solo una scusa, prevalgono i problemi esistenziali. E in fondo si cercano solo punti di fuga per la paura di affrontare la vita. Il commento di MARIA LUISA BELLUCCI

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Amaro, pessimista e disincantato. Forse non è il miglior film di Woody Allen, ma Incontrerai luomo dei tuoi sogni conferma il distacco ironico con cui il regista si muove fra i sentimenti umani.

Sin dal titolo, che, se non si sapesse uscito dalla penna di Allen, lo si attribuirebbe ad un qualunque film per la platea femminile, mentre invece è dedicato  – con una strizzata docchio a tutti coloro che vivono di tormenti esistenziali. Con ununica soluzione, che, come recita la voce narrante (lo stesso regista, questa volta assente dallo schermo?), le illusioni fanno meglio delle medicine.
davvero così? possibile che lunica cura per raggiungere la felicità sia crearsi una bolla daria in cui imparare a respirare, protetti da quanto ci ha fatto soffrire? La storia che il regista ci racconta pare dire di sì. Siamo di nuovo a Londra, dopo essere passati per la Manhattan di Whatever Works.

Ci sono Alfie e Helena, una coppia di mezza età, la loro figlia Sally e il marito Roy. Tutto va a rotoli, a partire dal matrimonio di Helena, lasciata da un marito incapace di affrontare la chiamata della vecchiaia. Anche lunione tra Sally e Roy finisce, ed in fondo non se ne sa nemmeno la ragione. Perché lamore in questo film è solo una scusa. Al centro cè ben altro. Ci sono i problemi con cui ciascuno di noi deve intimamente fare i conti e uno dei modi per affrontarli è crearsi dei punti di fuga. Un altro matrimonio, nel caso di Alfie, con una trentenne bionda e svampita che sogna Hollywood. Una giovane e conturbante studiosa di musica osservata per giorni dalla finestra e poi finalmente conquistata, in quello di Roy. Un nuovo lavoro con un capo attraente, se si parla di Sally.

Tutte deviazioni, queste, che nascondono un comune sentimento, la paura. Di invecchiare, se si parla di Alfie; di affrontare le critiche ad un romanzo mediocre dopo il boom dellopera prima, per quanto concerne Roy; di lottare per laffermazione di sé, nel caso di Sally. Lunica che si salva nella storia è la povera Helena. Anche lei ha paura. Di restare sola, di invecchiare e trascorrere il resto dei giorni che le restano da vivere nella più buia solitudine. Lei che sola lo è davvero perché si è sacrificata dedicando tutta se stessa al marito e alla famiglia. Una figura grottesca nella sua leggera fragilità, che rispecchia appieno il senso contenuto nel titolo del film Incontrerai luomo dei tuoi sogni. Se ci credi. questa la chiave con lui leggere la storia. Dove per incontrerai luomo dei tuoi sogni ci potrebbe essere qualsiasi altra affermazione.
 

L’importante, ci dice Allen, è che se ti auto convinci che qualche cosa accadrà, tutto quello che capiterà lo interpreterai come un segnale verso il tuo obiettivo. Questo, di fatto, è il percorso di Helena, che, dopo aver tentato di colmare il vuoto con l’aiuto dei medici, si affida alla veggenza di una chiromante. Quando tutto va a rotoli, in sostanza, ci si aggrappa ad un che di esterno cui ci si lega per risolvere le nostre crisi interiori. In altri film di Woody Allen, come Match Point o Scoop per non andare troppo lontani, avremmo parlato di Fato. Negli altri casi il Fato è Qualche cosa di Altro, di completamente esterno che interviene risolvendo o complicando la situazione, agevolando o ostacolando le tue azioni. Manovra i fili delle circostanze senza che ci si possa fare nulla.

In Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è diverso. Il ruolo del fato è interpretato dalla cartomante, che, nel leggere il futuro, “propone una soluzione”, ma poi è Helena a fare in modo che tutto si avveri. Non è un caso, forse, che la sua sia l’unica linea narrativa conclusa. Quelle degli altri personaggi, che tentano di barcamenarsi senza successo tra le proprie crisi esistenziali, sono solo abbozzate nel finale, lasciato parzialmente in sospeso.

Rispetto a tanti altri suoi film, qui si sente la mancanza di Woody Allen. Sullo schermo (anche se siamo abbastanza certi che abbia voluto presenziare nella voce narrante) e alla regia, che non gioca con la storia e con i personaggi al modo in cui ci aveva abituato. Certo, Woody Allen c’è. Nel tono amaro e rassegnato con cui dipinge un’umanità stupida senza possibilità di cambiamento.

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