SAN VALENTINO/ Via col Vento, Sabrina e Harry ti presento Sally: quando il cinema parla damore

- Valentina Vitali

In occasione della festa degli innamorati VALENTINA VITALI ripercorre la trama di tre grandi classiche love story, ognuna delle quali ha descritto unepoca e un modo differente di concepire sempre la stessa cosa: lamore ALLINTERNO I VIDEO

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Via col vento

Ognuno di noi ha unidea precisa di cosa sia lamore. Cè chi si aspetta palpiti del cuore e brividi, chi confusione e turbamento, chi avventura, tradimento, chi entusiasmo e passione; ci sono quelli che si vedono passeggiare mano nella mano con laltra metà della mela mentre il sole tramonta, laggiù, allorizzonte e quelli che, molto più prosaicamente, si godono pizza e cinema. Abbiamo tutti unidea precisa di cosa sia, per noi, lamore. Naturalmente, sappiamo anche con chi vogliamo veder realizzato il nostro sogno; e se non possiamo ancora indicarne nome e cognome, è solo questione di tempo: quantomeno, siamo certi della tipologia di donna o di uomo che desideriamo. Una ragazza fiammeggiante e impetuosa bramerà forse un tipo ordinario e pacifico; un playboy facoltoso e affascinante, di certo non finirà con la figlia dellautista. Una donna precisa, meticolosa, non starebbe neanche pagata con un confusionario. Abbiamo tutti unidea, sullamore. E sappiamo con chi vogliamo realizzarla. Ma non sempre i desideri si avverano, giusto? E non solo perché il nostro amato (o amata) ci dà il due di picche: a volte molte volte , siamo così assorti nelle nostre fantasie da non renderci conto che la felicità non è lì dove la stiamo cercando. Ci sono magari lì, accanto a noi un lui o una lei che non corrispondono al nostro ideale. Peggio: sono lesatto opposto. Eppure

Avete mai visto Via col vento? Diretto da Victor Fleming nel 1939, è uno dei film più famosi della storia del cinema. Tratto dal best-seller di Margaret Mitchell, imbattuto campione dincassi fino agli anni Settanta, si è guadagnato tredici nomination agli Oscar, portandosi a casa otto statuette e due premi speciali. Rossella OHara (Vivien Leigh) è capricciosa e arrogante come solo una ragazza sicura del proprio inarrivabile fascino può esserlo; daltronde non cè uomo nel raggio di chilometri che non si taglierebbe un braccio pur di portarla allaltare. Ma lei non si cura dei suoi pretendenti. Ha unidea precisa sullamore, oltre che un nome e un cognome ben stampati in mente: Ashley Wilkes (Leslie Howard). Ashley è insipido. Esile, pacato, mansueto come le vacche al pascolo; è impossibile capacitarsi di come una donna del calibro di Rossella possa desiderare un tipo del genere, ma tantè . Lei lo insegue, gli dà la caccia, tenta di sedurlo; lui, la rifiuta con la scusa di essersi già altrimenti accordato in fatto di matrimonio: deve sposare sua cugina Melania. Rossella è furente. «Sposatevi la vostra Melania – gli urla – quella bambolina che sa dire solo sì e no, e vi darà dei bambini stupidi come lei. Come darle torto? A questo punto, entra in gioco Rhett Butler (Clark Gable): con ogni probabilità, luomo più intrigante di tutta la storia del cinema. Sinnamora allistante di Rossella; eppure – qui sta il bello – non si lascia dominare da lei. Ha capito che a Rossella non si deve dar corda, bisogna essere ironici e non prenderla troppo sul serio. Ci vorranno due mariti e una guerra prima che la nostra protagonista si convinca a sposarlo. Ma non per amore: per soldi. Purtroppo Rossella non ha ancora archiviato Ashley, nonostante i continui rifiuti di lui, il matrimonio con Melania, e un pargolo in arrivo per giunta. E sarà così, fino alla fine. Si strazierà e si dannerà lanima, convinta comè che solo Ashley potrà farla felice, lasciando Rhett perfetto per lei sotto ogni punto di vista sullo sfondo. Fino alla fine, o quasi. Per fortuna a pochi minuti dalla zona Cesarini, Rossella ha unepifania: il suo adorato Ashley le ha appena ripetuto (forse siamo alla milionesima volta) che no, non vuole stare con lei. Sarà che si trovano entrambi al capezzale di una Melania moribonda, sarà che dopo un po anche la più tenace delle innamorate si stufa, sta di fatto che Rossella proferisce «strano non me ne importa nulla. Finalmente! Finalmente ha capito: ha passato il film convinta di amare Ashley; era troppo assorta nella sua idea per accorgersi che in realtà è Rhett che vuole da sempre. Esce di casa, si mette a correre per raggiungerlo; lui sta per partire (anche il più tenace degli innamorati, a sentirsi ripetere continuamente Ashley qui, Ashley là, dopo un po si stufa). Rossella gli dichiara tutto il suo amore, gli chiede di non partire, gli giura che è con lui che vuole stare, lo prega, lo implora di non lasciarla. Rhett, indossa il cappotto. Si mette il cappello. Prende in mano la valigia. La guarda, e le dice «francamente, me ne infischio.

 

Sabrina di Billy Wilder? Visto? Figlia dell’autista dei Larrabee – famiglia straordinariamente facoltosa di Long Island – Sabrina è da sempre innamorata del loro secondogenito David (William Holden). Costui, classico dongiovanni perdigiorno, potendo avere tutte le donne che vuole non s’interessa di certo a Sabrina, che, diciamocelo francamente, oltre ad essere timida e un po’ goffa, non è tutta questa gran bellezza. Sì, suona incredibile dato che ad interpretare la sua parte è Audrey Hepburn, ma mettetevi nei panni di David: conosce Sabrina fin da bambino, in più, la vede aggirarsi per la sua magione avviluppata nel mutismo più categorico, vestita non esattamente all’ultimo grido e senza un filo di trucco… è ovvio che quasi non si accorga della sua esistenza. Sabrina nel frattempo – con quel tratto di autolesionismo tipico delle donne in questi frangenti – passa le sue serate abbarbicata su un albero, spiando David che balla col bel paio di gambe di turno e commiserando se stessa per il suo triste destino. Finché, scoraggiata (anche la più tenace delle ossessionate, dai e dai, demorde), tenta un’improbabile suicidio. Casualmente salvata da Linus (Humphrey Bogart), fratello maggiore di David, il giorno seguente decide di trasferirsi a Parigi, dove rimane due anni a frequentare una scuola di cucina. Due anni sicuramente provvidenziali da un punto di vista estetico – Sabrina ha cestinato il suo look da Ugly Betty ante litteram e si è trasformata in Carrie Bradshaw – ma non altrettanto da quello sentimentale. Lei, ha un’idea precisa dell’amore, oltre che un nome e un cognome ben stampati in mente. Tornata a casa, David – con quella prevedibilità tipica degli uomini in simili situazioni – resta tanto incantato dalla di lei trasformazione che, immediatamente, s’innamora. Ma c’è un problema (poteva forse andare tutto liscio?): è fidanzato. E non con una ragazza qualunque, bensì con una multimilionaria. A questo punto, Linus si butta nella mischia; deve sedurre Sabrina, fare in modo che rinunci a David e salvare così il matrimonio del fratello (e il fiume di denaro che ne verrà). Linus è un po’ come Rhett Butler, un uomo tutto d’un pezzo come non se ne fanno più; ha votato la sua vita al lavoro, e anche se Sabrina non gli è del tutto indifferente, l’ultima cosa che vorrebbe è occuparsi di questa faccenda. Ma c’è l’azienda da salvare. Contro ogni probabilità, contro ogni aspettativa, i due finiscono per innamorarsi. Lui, che dell’amore non voleva saperne, e lei, che mai si sarebbe aspettata di poter trovare la felicità in qualcuno diverso da David. Tra lacrime di commozione e battute di finissimo humor, c’è anche il colpo di scena finale.

 

 

The last but not the least, arriviamo a Harry ti presento Sally. Visto? È la storia di una ragazza (Meg Ryan) che vuole le cose fatte a modo suo, che vuole la torta di mele, ma non fredda, riscaldata, e non col gelato sopra, ma a parte; solo se è di fragola però, se non c’è il gusto fragola, niente gelato, solo la torta, ma fredda. Harry (Billy Crystal) è attonito quanto noi davanti a cotanta eccentricità. Lui non sa nulla di manie di perfezionismo e ordine. Vive alla giornata, rilassato. L’occasione dell’incontro è il viaggio che entrambi devono fare da Chicago a New York; sulla di lei piccola e gialla vettura, partono alla volta della grande mela. Potrebbero mai due così stare insieme? Sappiamo che gli opposti si attraggono… ma questi due, sono eccessivamente opposti. Coppia no, magari amici.

«Harry: Ti rendi conto vero che non potremo mai essere amici.

Sally: Perché no?

H: Beh ecco… e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo. Uomini e donne non possono essere amici perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.

S: No non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c’entra per niente.

H: Non è così.

S: Sì, invece.

H: No invece.

S: Si invece.

H: Tu credi sia così.

S: Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?

H: No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.

S: Non è vero.

H: È vero.

S: Non è vero.

H: È vero.

S: E come lo sai?

H: Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.

S: Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?

H: No, di norma vuole farsi anche quella.»

Arrivati a New York, si salutano, per rincontrarsi cinque anni dopo. Ma ce ne vorranno altri cinque perché finalmente scocchi la scintilla. Come profetizzato, uomini e donne non possono essere amici: i due per un po’ ci provano, ma stanno troppo bene insieme per non finire innamorati. Ma nemmeno in questo film fila tutto per il meglio: Harry, dopo aver passato la notte con Sally, fa bruscamente retromarcia. Non sappiamo se per paura o altro, sta di fatto che l’iniziare una storia pare fuori questione. Sally non la prende con filosofia, e l’amicizia (o qualunque cosa fosse) è rovinata. Avanti così, tra scuse e inascoltate richieste di perdono fino alla finale festa di capodanno in cui i due si ritrovano. E qui, Nora Ephron – la sceneggiatrice, come se non avesse sufficientemente provato il suo talento nell’ora e mezza precedente – ci regala un dialogo strepitoso tra i due protagonisti:

«Harry: Ci ho pensato tanto… e la conclusione è che ti amo.

Sally: E cosa dovrei rispondere?

H: Per esempio “anch’io ti amo”.

S: Preferisco ‘me ne vado’…

H: Aspetta…

S: Harry lo so che è la notte di Capodanno, lo so che ti senti solo, ma non puoi venire qui, dirmi che mi ami, e aspettarti che questo sistemi tutto. Le cose non funzionano così.

H: No? Proviamo così: Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi. Ti amo quando ci metti un’ora a ordinare un sandwich. Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l’ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile».

E così, nonostante le loro idee precise sull’amore, anche Harry e Sally trovano la loro metà nell’inaspettato.

 

Tra poco è San Valentino e scegliere tra lo sterminato numero di love story non è semplice. Noi ve ne abbiamo proposte tre. Certi che, per quanto gratificanti e pirotecniche possano essere le nostre fantasie, anche la realtà, alcune volte, può sorprendere.

 

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VIA COL VENTO – SCENA FINALE

 

 

 

 

 

 

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