ISOLA DEI FAMOSI/ Se dobbiamo guardare un reality solo perché è meno peggio del Grande Fratello…

- Ilenia Provenzi

Torna l’Isola dei Famosi. Tra litigi, dimagrimenti, abbronzature e il tentativo di ri-acquisire una fama – magari mai avuta realmente – l’unica novità sembrano i libri che sarà concesso portare con sé ad Aldo Busi. E allora, tanto vale leggerselo, un buon libro, invece che guardare lo show di Simona Ventura. Il commento di ILENIA PROVENZI  

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Cosa succede quando non si è più tanto famosi, o non lo si è ancora, o non lo si è mai stati abbastanza? Semplice: si parte per unisola del Nicaragua e si tenta di fare la vita dei naufraghi davanti alle telecamere Tv, che faranno il loro dovere e daranno o restituiranno la sospirata fama.

E così, per il settimo anno salpa la nave carica di più o meno famosi, arditi e fiduciosi nellimpresa che li solleverà dalla noia della loro vita quotidiana. E per noi comincia la statica visione di prove di forza, litigi, crisi isteriche, dimagrimenti, bikini, ragni e pesciolini, accompagnata dalla fatidica domanda: chi rimpatrierà questanno, con dieci chili in meno e unabbronzatura da tropici, per ricevere gli onori del vincitore?

Lanno scorso tutti impazzivano per le belle forme di Belen Rodriguez; questanno arriva la bellezza più matura di Clarissa Burt, che evidentemente non aveva di meglio da fare, scortata da altre donne che non ci mancavano affatto, come Loredana Lecciso (ex di Albano, se qualcuno si stesse chiedendo chi sia mai costei), Sandra Milo (no comment), la showgirl Claudia Galanti e la modella Nina Senicar, testimonial di un nuovo brand di biancheria intima.

I maschietti compagni di viaggio, invece, vantano nomi come Luca Ward, la voce di Russel Crowe, Simone Rugiati, chef de La prova del cuoco, e Aldo Busi, scrittore, il vero colpo di scena delledizione 2010. Accanto ai famosi viaggiano poi i non famosi (manager, estetisti, studenti) e, da questanno, i figli (sconosciuti) dei famosi, tra cui il pargolo adottivo di Renato Zero.

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E naturalmente ritroviamo Simona Ventura, che ha abbandonato l’arena di X-Factor per le spiagge dell’isola, energica e pimpante come sempre. Gente ricca e povera, sconosciuta e popolare, si ritrova in un microcosmo, circoscritto dal mare, in cui le regole della vita metropolitana moderna sono sovvertite, l’uomo è messo a confronto con la natura (non quella dei villaggi turistici), se stesso e i propri simili; l’isola diventa una sorta di purgatorio, in cui però, invece di espiare le proprie colpe, si guadagnano monete sonanti. E si viene guardati da mezzo mondo.

L’idea di mettere personaggi noti in costume da bagno alle prese con le scomodità di una vita semi-primitiva, senza hotel, yatch, massaggiatori e truccatori, ha suscitato negli anni la curiosità del pubblico, ansioso di sapere “come se la caveranno”. In più, si è sempre puntato sulle dinamiche dell’interazione sociale: la convivenza forzata in condizioni eccezionali ha portato ad alleanze, amicizie, crisi, ostilità, inimicizie e pianti, malinconie e abbandoni.

Per favorire lo scambio, fino ad oggi era in vigore il divieto di portare materiale di lettura sull’isola (niente domanda “quale romanzo porteresti su un’isola deserta?”) ma quest’anno, vista la presenza di Busi, si è fatta un’eccezione. Lo scrittore ha compilato una lista di classici, che la produzione introdurrà a sua discrezione sull’isola.

 

Vedremo se, come afferma la Ventura, Aldo Busi “risveglierà le coscienze”. In tempi di crisi, la coscienza porta intanto a chiedersi se non sia assurdo investire cifre enormi nei reality show, la cui unica utilità è fare audience stimolando la gente alla curiosità morbosa. Almeno, rispetto al Grande Fratello, qui i partecipanti sono costretti a darsi da fare e pensare a questioni un po’ più serie di quelle degli inquilini della Casa. Ma siamo proprio messi male, se ci riduciamo a salvare un reality show perché è meno peggio di un altro.

 

Quando si è costretti a dormire (per usare un’immagine coerente con il programma) per terra, anche una brandina sembra meravigliosa. A chi ha nostalgia della lotta tra l’uomo e la natura, sullo sfondo di un paradisiaco ma insidioso ambiente tropicale, un consiglio: andate a leggervi Robinson Crusoe. Oppure, sintonizzatevi su Sky e guardatevi Lost.

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