CARTONI/ Supercar Gattiger, Ken Falco e Mach 5: sfide e corse per sfrecciare oltre la fantasia

- Gabriele De Risi

GABRIELE DE RISI ci parla oggi di tre cartoni dedicati al mondo delle corse automobilistiche che in Italia ebbero un discreto successo

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Uno dei principali problemi delle grandi città è il traffico. Ricordo le code chilometriche in autostrada ogni volta che prendevo il pullman per andare fino a Milano allUniversità: un tragitto che fai in venti minuti diventava una processione di ore e allarrivo non cera neanche la statua del santo per chiedere la grazia.

 

Per combatterlo sono state usate mille soluzioni: targhe alterne per abbassare il tasso dinquinamento, costruzione di nuove corsie, aumento dei mezzi di trasporto pubblico e di questi tempi, ahimè, anche la cassa integrazione per ridurre i flussi dei pendolari!

Il Carpooling è lultima novità. Consiste nellutilizzo da parte di quattro-cinque persone che lavorano o abitano nella stessa zona di un auto sola così da abbattere lemissioni di CO2, aumentare i parcheggi liberi allAutogrill e diminuire i costi vivi del viaggio. Anche al casello si paga quasi un terzo del pedaggio se si aderisce a questa iniziativa.

Ma io propongo di più: la vendita, a prezzi contenuti, delle auto giapponesi dei cartoni animati: ovvero la mitica Supercar Gattiger, la Hayabusa Special di Ken Falco e licona Mach 5. Queste tre macchine hanno fatto la storia delle corse automobilistiche nelle anime nipponiche. Non tutte sono a impatto zero sul clima, ma la velocità, lestetica e la creatività ne fanno dei modelli unici e inimitabili.

Iniziamo con la prima: allanagrafe – o dovremmo dire alla motorizzazione – è registrata con il nome di Gattiger, la cui corretta pronuncia sarebbe Gattàigher ma che ormai tutti conosciamo come Gattigher. Si tratta in realtà di cinque diverse macchinette da corsa che al grido di Formazione Guida Unita si agganciano formando ununica auto gigante. Anche questo è Carpooling no?

Il Gattiger è lanime automobilistico più famoso in Italia. Certo anche per merito del giocattolo che era un vero e proprio feticcio per i bambini, ma soprattutto per lo spirito avventuroso della serie che vedeva gli eroici piloti guidare nei luoghi più avversi del pianeta.

Il motore dellauto si caricava grazie ai raggi del sole e scopo dei piloti era vincere le corse per non permettere alla scuderia avversaria dei Demoni Neri di conquistare il monopolio sullo sfruttamento dellenergia solare e ricattare il mondo. Se mi avessero chiamato avrei proposto loro una gara di Scarabeo per accaparrarsi i diritti sui pannelli solari, senza che si facessero del male in pista.

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Gattiger è una serie gradevole e anche breve: 25 puntate pregne di adrenalina e neanche un pitstop.

Se ascoltate bene le voci di due dei cinque piloti, potete riconoscere Massimo Lopez (Joe Kabuki) e Anna Marchesini (Kajumi). Leggenda narra che il famoso Trio sia partito da qui. Due le sigle prodotte per Gattiger: quella mitica dei SuperRobots e quella meno conosciuta e senza appeal di Giampi Daldello.

 

GUARDA LA SIGLA

DI SUPERCAR GATTIGER

 

 

Negli anni Novanta, quando l’Italia era in pieno delirio tecno tamarro, Alberto Pizzarelli e il deejay Ricky Pagano campionarono la sigla dei SuperRobots del cartone animato facendola diventare nuovamente una hit estiva.

 

GUARDA IL VIDEO

DI SUPERCAR TONITE

 

 

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La seconda auto che propongo è l’avveneristica V – Hayabusa Special, pilotata da Ken Hayabusa Falco e costruita da suo padre anche lui pilota e, come il fratello, morto in un incidente automobilistico.

 

Vi basta guardare il cartone e scoprirete il perché: auto come macchine da guerra e reattori di Boeing al posto dei motori lanciate in corse fatte intorno al mondo e persino in città. A ogni gara morivano centinaia di piloti e nessuno mai denunciava il fatto. I cattivi di turno erano i Black Shadow che avevano il solo scopo di annientare il pilota Ken. Anche questo anime si sviluppa in soli 25 episodi e la sigla era cantata dai SuperRobots.

 

GUARDA LA SIGLA

DI KEN FALCO

 

 

L’ultima auto è quella pensata da Tatsuo Yoshida, autore del manga Mach Go!Go!Go!, conosciuta in Italia con il nome di Superauto Mach 5. Fra i bolidi dei cartoni giapponesi era quello esteticamente più simile a una normalissima spider, anche se al suo interno aveva più armi e segreti di Mazinga: paracadute al posto dei freni a mano, lame rotanti sulle ruote e altri potentissime armi attivabili da pulsanti sul volante.

 

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Capostipite del genere automobilistico è una serie degli anni Sessanta e il design vintage ne fa un’icona di quei tempi. Nel 2008 i fratelli Wachowski – quelli di Matrix – ne trassero un film: “Speedracer”, colorato e pieno di effetti speciali ma troppo serioso. Il risultato fu di una noia mortale e al botteghino negli Stati Uniti incassò appena poco più di 40 milioni di dollari.

 

GUARDA IL TRAILER

DI SPEEDRACER

 

 

La serie animata non ebbe in Italia lo stesso straordinario successo riscosso in Giappone dove realizzarono addirittura un modello dell’auto in scala 1:1 esposto nei Saloni dell’auto in tutto il mondo. La sigla è stata cantata dai Cavalieri del Re, quelli di Lady Oscar.

 

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GUARDA LA SIGLA

DI SUPERCAR MACH 5

 

 

Ora dobbiamo solo scegliere se continuare a rimanere in coda o incominciare una vera rivoluzione sulle strade. Ma allacciate le cinture mi raccomando!

 

(Gabriele de Risi)

 

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