SEX & THE CITY 2/ Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha in un film con pochi attimi di verità

- Elisa Rossini

Il sequel del primo film derivato dalla celebre serie Sex & the city, spiega ELISA ROSSINI, è senzaltro divertente, ma non ha molto da dire

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Le protagoniste di Sex and the city

Se il primo film più che Sex & the city sembrava Love & the city, in questo sequel della premiatissima serie televisiva manca the city. Per gran parte dei lunghissimi 146 minuti della pellicola, infatti, vediamo Carrie e compagne non più a New York, ma ad Abu Dhabi, il nuovo regno del lusso sfrenato, il nuovo Medio Oriente come lo definiscono le protagoniste.

 

La storia è così incentrata soprattutto sulle quattro amiche, che si prendono una pausa dagli impegni lavorativi e familiari per stare insieme e godersi il meritato relax, ma così facendo si perdono di vista le loro linee narrative, che vengono risolte in poche brevi scene.

La trama sulla carta prometteva anche bene: sono passati 12 anni dallesordio della serie sul piccolo schermo (il telefilm era trasmesso dal canale via cavo HBO) e 2 dal film che ne era derivato. Le nostre protagoniste sono invecchiate, non sono più le single impenitenti che erano ai tempi del telefilm e si trovano ad affrontare nuove sfide, nuovi problemi.

Per Carrie (Sarah Jessica Parker) si tratta della vita coniugale: sposato il suo Mr. Big (Chris Noth) è diventata ufficialmente la signora Preston, ma ora deve fare i conti con un principe azzurro tramutato in uomo comune, che ama stare spaparanzato davanti alla tv e ordinare cibo take away.

Miranda (Cynthia Nixon), risolta la crisi con Steve (David Eigenberg), ha problemi sul lavoro, dove il socio anziano dello studio legale sembra non apprezzarla solo perché donna; Charlotte (Kristin Davis), realizzato il suo sogno di diventare mamma, è frustrata da una bambina iper capricciosa e preoccupata per leccessiva procacità della tata; Samantha (Kim Cattrall), lunica single del gruppo, ha paura di invecchiare e del temutissimo calo del desiderio che si addice alle donne over 50.

Peccato che le storie delle quattro ex ragazze si risolvano in fretta, vengano liquidate in poche scene, tanto che mariti e compagni appaiono allinizio e alla fine del film. Per il resto cè tanto luccichio, sfavillio – come già il trailer prometteva – a partire dal matrimonio gay di Stanford (Willie Garson) e Anthony (Mario Cantone), gli amici di sempre di Charlotte e Carrie, che è un trionfo di cigni, paillette, pizzi e lustrini, impreziositi da un cameo di Liza Minelli.

Le protagoniste poi sbarcano ad Abu Dhabi (il set in realtà era in Marocco a causa di un divieto a girare da parte degli Emirati Arabi Uniti, dove già il primo film era stato bandito dalle sale): il tacco 12 affonda nelle dune del deserto, le avventure mediorientali si riducono a tanti coloratissimi cambi dabiti in salsa arabeggiante e a un susseguirsi di gag più o meno divertenti.

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Rimangono a New York i problemi e la crisi (la parola ricorre diverse volte nel film, ma non se ne parla mai veramente) e il tanto temuto ritorno dell’ex di Carrie, Aidan (John Corbett), non riesce a preoccupare e impensierire realmente il pubblico, che intuisce già come si concluderà l’intreccio.

 

Il mondo musulmano viene descritto come in una guida turistica e sono pochi i momenti in cui le protagoniste si confrontano sui loro reali problemi: ognuna ha una sua visione del rapporto di coppia e delle “regole del matrimonio” che l’altra non può giudicare e capire. Ma le amiche di Sex & the city non ci avevano abituato a questo individualismo, pronte come sono sempre state non solo a dare consigli, ma anche a criticare e giudicare le compagne di avventure. Infatti la scena più bella e più reale è proprio quando Charlotte e Miranda si confidano riguardo le difficoltà dell’essere mamma, uno dei pochi attimi di verità della pellicola.

 

Forse fa più ridere del prequel ed è più fedele, almeno nel tono, allo spirito della serie, ma sembra di assistere a una puntata del telefilm, che durava mezz’ora, spalmata su una storia di più di due ore. Come afferma Carrie alla fine del film, quando si parla di rapporti c’è un’intera gamma di colori da esplorare… peccato che i colori che vengono esplorati maggiormente siano quelli degli abiti!

 

Le relazioni sono trattate con superficialità, mai approfondite, come invece faceva con arguzia e brillantezza la serie. Il film, come il libro di Carrie che nella pellicola riceve una stroncatura, ha poco da dire: forse ora che si parla di donne sposate non funziona più come la serie?

 

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Trailer fornito da Filmtrailer.com

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