HURRICANE POLIMAR/ Il supereroe dei cartoni giapponesi allegro e scanzonato

- Gabriele De Risi

GABRIELE DE RISI ci racconta oggi la storia di Hurricane Polimar, uno dei cartoni di punta della casa di produzione Tatsunoko

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Nellestate del 2005 ho scoperto che dentro il Vaticano si sono infiltrati maniaci dei cartoni animati.

Mia mamma, una volta saputo che mi sarei fermato qualche giorno a Roma prima delle ferie, mi ha obbligato ad andare alla tomba di Papa Giovanni Paolo II, e come prova dovevo portarle una foto, un rosario benedetto e magari anche un pezzo di dito della pietà di Michelangelo.

Non vi dico la coda per entrare, chilometri di fedeli da tutto il mondo mi spingevano con cattiveria cercando di guadagnare i primi posti. Non è un concerto, volevo urlargli! Il caldo nella piazza di S. Pietro era tropicale, non so come facciano le suore vestite di nero a sopportarlo.

Io indossavo dei jeans e una T-shirt bianca. Non una T-shirt normale, ma quella con il simbolo di Hurricane Polimar: uno dei cartoni di punta della casa di produzione Tatsunoko che insieme a Kyashan e Tekkaman forma il trio dei supereroi giapponesi degli anni Settanta e Ottanta.

A differenza dei cugini, Polimar è sicuramente più simpatico, allegro e scanzonato. Non ha né problemi esistenziali come il bionico Kyashan, né tanto meno soffre come Tekkaman quando si trasforma nel suo alter ego.

Sotto le vesti del super eroe cè Tekeshi, figlio del generale dellInterpol svogliato apprendista di un detective un po frescone. Ad accompagnare Polimar nelle sue avventure cè il cane San Bernardo (unico a conoscere il suo segreto) e la segretaria Teru, ragazzina tutta zeppe e look da disco anni Settanta.

Larma segreta del ragazzo mutante è il famoso casco costruito con il polyment, che non è una pasta dentifricia, ma una specie di agglomerato di polimeri che permette al corpo di avere una forza incredibile e di tramutarsi in aereo, automobile, carro-armato, trivella, sottomarino.

La serie è costituita da soli 26 episodi degni di farlo sfrecciare sulle vette dellolimpo dei cartoni animati più seguiti sia in Italia che in Giappone. Puntata dopo puntata, Polimar si scontra con uomini dai costumi animaleschi: cè luomo pesce, quello pipistrello, luomo sorcio e persino dei goffi uomini tartaruga.

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Mentre io speravo di potermi trasformare in elicottero e superare la fiumana di gente per entrare nelle cripte vaticane, la mia speranza andava vacillando. Infatti ci sono volute circa due ore prima di vedere almeno i corridoi che mi avrebbero portato davanti alla tomba di Wojtyla.

 

La sicurezza vaticana scaglionava i fedeli per non creare sovraffollamento davanti ai sepolcri e a pochissimi metri dall’agognata entrata mi intimavano di fermarmi per lasciare passare quelli dietro di me. “Tu con la maglia bianca! Fermati! Gli altri passino pure”. Cosa avrò mai fatto questa volta?

 

Una delle forze di Polimar è sicuramente il costume rosso fuoco con un mantello a forma di ali e il casco con le corna, ma è il logo a essere diventato un simbolo. Simbolo di forza e giustizia, quasi a urlare “guardatemi sono come Superman”. Curiosa è anche la freccia bianca che sul costume indica i genitali, come per dire “non colpite qui”.

 

Il simbolismo è stato usato spesso dalla Tatsunoko nelle sue serie, sempre per dare un segno di riconoscimento ai suoi protagonisti. Ci sono le G con gli uccelli dei Gatchaman, la C di Kyashan (in originale Casshern), ma è sicuramente il marchio di Polimar quello più famoso in Italia, e la sua sigla è una delle poche a essere trasmessa in lingua originale.

 

GUARDA LA SIGLA

DI HURRICANE POLIMAR

 

 

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Tutti i super eroi della casa di produzione nipponica hanno goduto di un remake con dei film di animazione dai character design più moderni e fluidi. Peccato che su tutti quello di Hurricane Polimar (intitolato Holy blood) abbia perso un po’ di quella comicità per far spazio a una storia un po’ complicata con un finale troppo aperto. A ogni modo, resta comunque la vecchia serie edita dalla bolognese Dynit in un bel cofanetto di 4 Dvd.

 

L’uomo della sicurezza mi guardava dall’alto verso il basso con aria minacciosa e pronto a darmi una manganellata in testa. Già mi vedevo nelle carceri Vaticane a pregare e piangere o peggio ancora punito facendo uno dei mestieri più infimi del mondo: spegnere tutte le candele di San Pietro (e riaccenderle ovviamente).

 

“Ora stai qui fermo! Non te ne vai finché non mi dici…dove hai preso questa maglietta?”. Tutto qui?! Quindi non stupitevi se prima o poi la Guardie svizzere sorveglieranno il Vaticano con una maglia di qualche cartone animato!

 

(Gabriele de Risi)

 

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