PARTO COL FOLLE / Todd Phillips targa un road movie riuscitissimo

- La Redazione

A un anno e mezzo dal campione d’incassi Una notte da leoni, Todd Phillips torna prepotentemente dietro la macchina da presa. E lo fa con una commedia on the road, improbabile e spassosa quanto basta.

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La locandina di Parto col folle

A un anno e mezzo dal campione d’incassi Una notte da leoni (vincitore del Golden Globe 2010 come miglior commedia), Todd Phillips torna prepotentemente dietro la macchina da presa. E lo fa con una commedia on the road, improbabile e spassosa quanto basta.

Un Robert Downey Junior perfettamente a suo agio interpreta l’architetto Peter Highman, che per raggiungere la moglie partoriente decide di prendere un volo di prima classe da Atlanta, dove lavora, a Los Angeles. Qualcosa però va storto. A rovinare i piani di Peter ci pensa infatti l’aspirante attore di Hollywood Ethan Tremblay interpretato da un ottimo Zach Galifianakis che non solo lo farà cacciare dall’aereo, ma lo farà anche inserire in una lista nera, quella dei passeggeri non graditi. Risultato? Peter si ritrova nel parcheggio dell’aeroporto di Atlanta, solo, a piedi e sprovvisto di soldi, documenti e valigia. Sarà quindi costretto ad accettare un passaggio dal folle Ethan anche lui bandito dai cieli americani e a percorrere con lui gli infiniti chilometri che lo separano dalla sua futura famiglia.

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Un film che si lascia vedere tra una risata e l’altra, quello dello statunitense Philipp, che ha ormai fatto del comico tendente al demenziale il suo marchio di fabbrica (tra gli altri, citiamo Road Trip, Starsky & Hutch e il già ricordato Una notte da leoni). Questo Parto col folle (titolo originale Due Date) mantiene un buon ritmo dall’inizio alla fine e intrattiene come ogni buona commedia di questo genere dovrebbe fare.

 

Solo merito degli attori? Forse. Magari non proprio tutto. Vero è che il sarcasmo e il fascino dissacrante di Downey Junior e la comicità surreale di Galifianakis (che a commedie di tale fattura c’è più che abituato) fanno buona parte del lavoro. I dialoghi quasi sempre azzeccati, la suggestiva colonna sonora e gli sconfinati paesaggi americani fanno poi il resto.

 

Non manca, per finire, qualche discreto colpo di scena, che ben compensa una vaga quanto inevitabile sensazione di già visto.

(Chiara Teofili)
 

 

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