CENERENTOLA/ La fiaba Disney in una fiction sulle speranze e le difficoltà di diventare adulti

- Ilenia Provenzi

Cenerentola, la fiction su Rai Uno per la regia di Christian Duguay, con Vanessa Hessler e Flavio Parenti, propone la celebre fiaba in versione Dolce Vita romana, commenta ILENIA PROVENZI

cenerentola_fiction_hesslerR400
Vanessa Hessler e Flavio Parenti sono protagonisti di Cenerentola (Foto Ansa)

Cenerentola ritorna sullo sfondo della Dolce Vita romana, tra balli in costume e principi pionieri dellindustria televisiva. E con lei tornano la matrigna, le sorellastre e la fata madrina, che la trasforma da semplice cameriera in una splendida principessa.
Succede nella nuova miniserie firmata LuxVide, diretta dal canadese Christian Duguay e in onda su Rai Uno, che dopo il successo di Pinocchio propone unaltra celebre fiaba in uninedita versione ambientata negli Anni Cinquanta, dove la giovane e bella Vanessa Hessler perde la scarpetta come da tradizione fuggendo dal ballo a mezzanotte.
La sua Cenerentola si chiama Aurora ed è una ragazza moderna, che lattrice ha descritto come grintosa, piena di paure e di ambizioni. Figlia di un musicista, Aurora ama suonare il pianoforte ed è determinata a frequentare il Conservatorio, ma quando suo padre si risposa e poi muore prematuramente i suoi sogni sembrano sbriciolarsi. Esiliata dalla sua stanza, costretta a fare la cameriera nella sua stessa casa e privata del pianoforte e del denaro su cui contava per i suoi studi, Aurora deve vedersela con Irene, la matrigna arrivista pronta a tutto pur di fare la bella vita. Ma le difficoltà non le impediscono di trovare una piccola famiglia nello staff della cucina, di conquistare le simpatie della ricca ospite americana (che scopriremo nascondere un segreto) e di coltivare la sua passione per la musica.
E il principe azzurro? Si chiama Sebastian, ha il volto di Flavio Parenti ed è il rampollo di una famiglia austriaca che vuole investire nella neonata industria televisiva e che nasconde una profonda ferita: il primogenito, destinato a ereditare il ruolo paterno, è morto in un incidente e Sebastian si sente in obbligo di prendere il suo posto. Nel tentativo di soddisfare le aspettative altrui arriva a snaturare se stesso, ma quando Aurora entra nella sua vita il lato più sensibile e poetico del giovane sembra risvegliarsi.
Come dimostra il successo dei film ispirati alla fiaba (uno su tutti, Pretty Woman), Cenerentola è un archetipo che si presta a essere adattato in ogni epoca, riuscendo sempre a interpretare i desideri e i bisogni del pubblico femminile. La trasformazione della ragazzina malvestita nella donna affascinante, che in questo caso indossa gli abiti delle star di Cinecittà, rappresenta visivamente il delicato passaggio dalladolescenza alletà adulta, ma interpreta anche il sogno segreto di ogni donna, a qualunque età. Aurora non è una fanciulla malinconica e passiva, ma una ragazza grintosa che conquista il principe non solo con la sua bellezza ma anche con il fascino dellintelligenza e della determinazione.

L’amore nasce già nell’infanzia, quando Aurora cade dal muretto che divide la sua villa da quella dei vicini e incontra Sebastian, che la aiuta a uscire dal labirinto (un simbolo forse delle difficoltà che dovranno incontrare nella vita futura) e le parla della fiaba del Principe Felice. “Nella vita le cose importanti non si vedono con gli occhi, ma con il cuore” è il messaggio che Aurora porterà con sé per tutta la vita, anche quando il destino sembrerà accanirsi contro di lei.
D’altro canto, il difficile rapporto tra Sebastian e il padre permette di affrontare un tema sempre attuale, il peso a volte eccessivo delle aspettative dei genitori sui figli. Per usare la metafora della maschera, Sebastian si costringe a indossare un costume che non lo rappresenta pur di sentirsi amato e apprezzato, rischiando di soffocare la sua vera personalità.
Cenerentola
è una commedia sentimentale che rende omaggio alla storia romantica della tradizione ma anche a un periodo storico che vede la nascita della Tv e il trionfo del cinema di Fellini, a cui si richiamano alcune scene della miniserie. Non a caso la fata madrina è un’ex stella del cinema hollywoodiano, che porta a Roma il suo spirito imprenditoriale e apre ad Aurora le porte di Cinecittà (c’è un pizzico di nostalgia nella rievocazione dell’età aurea del cinema italiano, quando il nostro Paese era ammirato in tutto il mondo).
È un adattamento che conserva il tono sognante della fiaba con un ritmo adeguatamente lento e una grande attenzione ai dettagli visivi, una storia che punta a un pubblico familiare raccontando il percorso di maturazione di due giovani destinati a scoprire non solo il vero amore, ma anche il proprio talento.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori