SFOOTING / Il lavoro del futuro? I banchieri, tra strani investimenti e sollevamento pesos

- Comic Astri

In tempi di crisi, nellincertezza che domina un po ovunque, alcuni personaggi sono si sono distinti più degli altri:si tratta dei banchieri. I COMICASTRI ci spiega chi sono

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Foto Imagoeconomica

In questi giorni di crisi, almeno per ora, apparentemente risolta, bisognerebbe trovare il coraggio di gettare uno sguardo di fiducia sul futuro, mentre il rischio è di gettare fiducia e sguardi. E basta. Che ne sarà di noi, ma soprattutto, che ne sarà dei nostri figli? Quali prospettive si troveranno davanti negli anni a venire? Avrà ancora un senso parlare loro di lavoro, di professioni, di economia? La Juventus tornerà a vincere lo scudetto? (Non centra niente, è vero, ma come abbiamo appena detto non tutte le cose hanno un senso!)

Leggere la sfera di cristallo potrebbe essere una soluzione, ma non per noi. Noi vogliamo andare sul sicuro e se cè da dare utili consigli sulla scelta della professione, prediligiamo una guida affidabile. Un amico comune, perché di tutti, e che tutti potete consultare (fate pure il nostro nome, se volete una raccomandazione) senza troppi giri di parole: il nostro amico Zingarelli. Zingarelli, ci dica, quale professione ci consiglia, vista lattuale situazione?. Dovrei sfogliare il libro delle mie conoscenze, ma se devo rispondervi così, sulle due pagine (vuol dire: sui due piedi), tenuto conto del ruolo importante che oggi ricoprono tipi come Mario Draghi e Corrado Passera, vi consiglierei i banchieri!

Come dice infatti il nostro amico Zingarelli, che è un vocabolario che sa molte cose perché le ha prese un po qua e là in giro per il mondo, e proprio per questo è inviso alla categoria di cui si parla, I banchieri sono quelli che ieri avevano una banca, cioè tanti soldi. Se i soldi ce li avessero oggi, allora sarebbero detti bancoggi. Se invece i soldi ce li avessero un ipotetico domani, sarebbero detti illusi. Perché, se non ci sono riusciti finora, come potrebbero pensare di farcela in futuro?.

I banchieri abitano nella banca, che è un tipo di casa che ha tanti vetri, dove per entrare, non devi suonare il campanello o bussare chiedendo permesso, ma devi lasciarti analizzare da un tizio che non si vede ma cè, e che di mestiere fa il detective tutto rivestito di metallo. Lo chiamano detector, metal detector. Mentre un tempo entravi solo con il bancomat, e dopo aver esplorato tutte e quattro le possibilità di inserimento della tessera (fronte, retro, sopra e sotto), scoprivi che si era smagnetizzata: che tempi!

Una volta dentro, la casa del banchiere si presenta priva di porte, al loro posto ci sono solo gli sportelli. E lì dentro la parola servizi non indica il wc, bensì una serie di operazioni e prestazioni che comunque nonostante il livello con i servizi comunemente intesi hanno ben più di un punto in comune, soprattutto in questi periodi di vacche magre.

E se un terremoto distrugge la casa, cioè la banca, allora si dice che il banchiere ha fatto bancarotta (come se il terremoto l’avesse provocato lui); se invece viene sfrattato, si dice che il banchiere sbanca, cioè se ne va, triste e ramingo, come la sua liquidazione profumata (è detta così perché ricorda il quantum, che era tantum, ma proprio tantum, elargito a un banchiere, tal Profumo).

I banchieri hanno fama di lavoratori indefessi: dopotutto, se prendono diciassette mensilità, vuol dire che lavorano sedici mesi. E quindi si meritano la diciassettesima!

Hanno perciò pochissimo tempo da dedicare a vacanze e relax. Ecco perché spesso amano sedersi, ma solo per qualche minuto (perché il tempo è denaro…) nel giardino della propria casa su un particolare tipo di seggiola, dalla forma di banca in miniatura, chiamata, per l’appunto, banchina.

Pensate che i banchieri non si fermano neppure per l’ora di pranzo e non possono permettersi nemmeno di fare colazione al sacco (la legge vieta espressamente loro di esser colti con le mani nel sacco). Il pranzo di lavoro di un banchiere, proprio perché consumato in banca, in maniera frugale e veloce, si chiama banchetto.

Ai banchieri piace ricordare soprattutto i tempi della scuola: chi non ricorda, infatti, il compagno di Bangkok, quello che fumava sempre? E chi non ricorda il banco di nebbia, quello che alle lezioni non si faceva mai vedere, e, quando decideva di farsi interrogare, si mimetizzava?

Una volta diventati adulti (banchieri si nasce, non si diventa, ricordatelo ai vostri figli, se mai decidessero di intraprendere questa professione), tutti i banchieri si sposano per poter godere degli assegni famigliari, ma soprattutto perché moglie e figli sono pur sempre un capitale. E poi, essendo a carico, sono detraibili dal 740. Le mogli dei banchieri si chiamano cassiere; se sono magre, slanciate, pallide e un po’ smortine prendono il nome di casse panche (o meglio, casse banche!), se invece sono belle floride, robuste e di taglia extra-large vengono chiamate casseforti. Qualche volta i banchieri le sposano per combinazione e qualche volta, ma non prima di aver consultato la Borsa (che è la propria, solitamente in similpelle, ma contiene i soldi degli altri. E tanti! Valli a capire ‘sti banchieri!), le “tirano sotto” con la propria auto, cioè in gergo si dice che fanno un investimento.

 

I figli dei banchieri sono facilmente riconoscibili. Infatti, portano i nomi di Marco, Franco, Dollaro, Yen, Scellino e Fiorino. Anche le figlie sono facilmente riconoscibili perché si chiamano Sterlina, Peseta o Zecca (sono le bambine più fastidiose). Le figlie dei banchieri si feriscono spesso, infatti sono piene di tagli, da 5, da 10, da 50, addirittura da 500).

I più facilmente identificabili sono però i gemelli, che prendono il nome di Spiccioli.

Di solito gli Spiccioli vengono lasciati in una particolare scuola materna che prende il nome di Casa Depositi e Prestiti.

Scopo del banchiere è fare soldi, tanti soldi. E’ una professione che procura stati di ansia e di stress tali che spesso i banchieri soffrono di veri e propri bancamenti di cuore. Anzi, la casistica dice che molti banchieri, non riuscendo a fare soldi, addirittura impazziscano: nel qual caso, non vengono licenziati, ma sistemati in case di cura particolari, dove però non smettono di lavorare: i cosiddetti Bancomat.

Per allentare la tensione, che si taglia come la rendita di un fondo d’investimento, i banchieri praticano molti sport: il tiro assegno, infuocate partite a rubamazzetto con le carte di credito, il sollevamento pesos, il pugilato (dove si danno e si prendono tanti BoT).

Quando un banchiere sciopera come tutti scende in piazza, ma non in una qualsiasi, la sua preferita è Piazza Affari. Dove continua a lavorare e fare affari, appunto, anche quando sciopera.

Ma quali sono i requisiti richiesti al buon svolgimento della professione di banchiere?

Primo: tenere sempre le dita in bocca fin da piccoli per abituarsi a inumidire i polpastrelli così da contare con precisione i soldi.

Secondo: possedere tante divise, nel senso di tanti tipi di monete.

Terzo: usare solo bancheria intima.

Quarto: ascoltare musica di valore, musica che conta: allora cosa c’è di meglio del suono dei contanti?

Quinto: non essere mai costretti a banca-menarsi, cioè a menarsi in banca.

Sesto: fare economia, non nel senso del corso di laurea, ma nel senso di saper risparmiare, almeno sui soldi propri. Su quelli degli altri, vedi il punto 7.

Settimo: last but not least, rubare (è quasi un comandamento…).

Un fitto e tremendo mistero avvolge la vita dei banchieri: ma a loro, chi glieli cambia i soldi degli assegni?

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