LIBIA/ Piazza 2.0: le rivoluzioni nordafricane e i nuovi media

Dalle piazze dEgitto, Libia, Iran e in Italia: la comunicazione è cambiata, non è più solo dallalto. ALBERTO CONTRI si chiede quali saranno gli scenari futuri dellinformazione democratica

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Foto Ansa

Che cosa sta succedendo nelle piazze dEgitto, Yemen, Libia, Bahrein, Iran e Italia? Un tempo le adunate oceaniche erano convocate da grandi partiti, sindacati organizzati, istituzioni religiose, regimi. Oggi càpita invece che le piazze si riempiano su istanza di opinion leader di base, che rilanciano proteste, desideri, aspirazioni, contestazioni, soprattutto in forza di un passaparola così efficiente da superare qualsiasi barriera logistica e di censura. Per capire cosa sta succedendo sul fronte delle modalità di comunicazione in gioco, occorre partire dal big bang che ha dato origine al fenomeno di internet intorno al 1995. Prima di quella data, i mass media erano da molto tempo imperniati su un sistema di comunicazione da uno a tutti. Nel campo della comunicazione audiovisiva si è sempre chiamato broadcast, che significa trasmissione  unidirezionale da un solo trasmettitore a tanti ricevitori.

Il broadcast era ovviamente molto efficiente in termini di comunicazione commerciale, per la sua facilità di raggiungere in un colpo solo amplissime audience, ma consentiva anche agli editori di influire molto facilmente sulla formazione complessiva dellopinione pubblica. Anche perché a causa del loro costo le emittenti tv non sono mai state molte, e in molti paesi ci sono ancora solo quelle di Stato. Così si può affermare che la potentissima arma della comunicazione televisiva è sempre stata concentrata in poche mani. Con lavvento di internet lesplosione di internet ha inaugurato lera della comunicazione bidirezionale, che ha aperto la strada allinterattività. Man mano che la diffusione della banda è cresciuta, le opzioni di comunicazione sono aumentate in maniera esponenziale: oggi, nellera della telefonìa cellulare e del web 2.0, siamo entrati a pieno titolo nellera della comunicazione da tutti a tutti.

Dal punto di vista commerciale nascono problemi e opportunità: consolidati modelli di business stanno pericolosamente vacillando, mentre i nuovi paradigmi non sono ancora chiari. E’ vero che la televisione ha aumentato la sua audience, ma si tratta di un’audience sempre più anziana e conservatrice. Mentre le classi giovanili si danno in tutto il mondo ad un bricolage di consumo mediatico fatto di tanti mezzi usati contemporaneamente (tv, radio, internet, videogioco, pc, cellulare, tablet ecc). In questo scenario del tutto nuovo si esplicano le aspirazioni a comunicare, a dialogare e a interagire: esigenze primarie che hanno sempre contraddistinto gli esseri umani. Da sempre gli uomini si sono riuniti in tribù, si sono incontrati in piazzette, sui sagrati, in taverna o intorno a tavolate. Ed è ciò che avviene molto più facilmente di prima sui social network, con aggregazioni virtuali ma immediate e prive di problemi logistici.

 

Grazie a queste fenomeno, anche la comunicazione commerciale si sta modificando: cosa significa che dall’atteggiamento “push” delle imprese si sta passando a quello “pull” dei consumatori? Che con il broadcast era più facile “spingere”, imporre le proprie opzioni tramite la pubblicità classica, mentre ora sono i consumatori giovani e agguerriti che chiedono di “attirare a sè” più notizie, approfondire, cercare, analizzare, giudicare. C’è di più. Il pendolo del potere della comunicazione si sta spostando dalla loro parte, perché oggi se si ha un’idea forte, seria o divertente che sia, in breve tempo, grazie alla ramificata potenza della rete, in un giorno può addirittura fare il giro del mondo. Quando queste nuove opzioni di comunicazione vengono messe a disposizione di popolazioni già abituate ad aggregarsi in tribù e in agglomerati etnici o religiosi, scatta una sorta di molla sociale fino a poco prima fortemente compressa. A quel punto non c’è più censura o potere che tenga, le informazioni volano, i sentimenti si consolidano, la solitudine e la paura si sciolgono, il popolo riscopre il senso di essere tale, ritrova voglia e coraggio di riunirsi non solo virtualmente ma anche fisicamente.

Allo stesso modo si può spiegare il successo della manifestazione delle donne in Italia. C’è  davvero da riflettere sul fatto che un gruppetto di donne, senza particolari apparati organizzativi alle spalle, abbia potuto portare in piazza una simile quantità di persone di tutti i ceti e di tutte le età, e soprattutto in più di 230 città grandi e piccole. Un fenomeno del genere va analizzato e capito, mentre sarebbe un grave errore minimizzare o snobbare. Nelle manifestazioni organizzate in precedenza in grandi piazze dai partiti di destra e di sinistra, non potevano sfuggire all’occhio attento dell’esperto di comunicazione diversi spazi vuoti che le telecamere amiche di turno cercavano di inquadrare il meno possibile: riguardo alla manifestazione delle donne occorre invece considerare che la folla in Piazza del Popolo era insolitamente assai fitta, mentre moltissima gente affollava anche il Pincio. Improponibili i paragoni di cui s’è letto, ad esempio con la manifestazione di Ferrara: un solo teatro pur stracolmo di persone sedute,  ripreso e ritrasmesso in tv, contro oltre un milione di persone per strada sotto la pioggia in 230 città.

 

A parte l’eterogenesi dei fini creata dalla discutibile scenografia delle mutande stese, quella singola manifestazione amplificata dai mass media aveva  ancora una impronta “push”, mentre l’altra era più probabilmente figlia di un atteggiamento “pull”. Diceva la cantante Laurie Anderson: “la nuova tecnologia è il fuoco del bivacco intorno al quale ci raccontiamo le nostre storie”.  Anche se non è detto che siano tutte storie democraticamente e socialmente positive, perché c’è tanta gente che sulla rete ci perde un sacco di tempo, e ci sono pure dei matti che riescono ad aggregare tribù neonaziste… Ma quello che colpisce è la capacità del web 2.0 di catalizzare le energie latenti nella società, che sotto la spinta di ideali, proteste e motivazioni forti possono diventare movimenti di popolo in grado di dettare l’agenda della conversazione sociale, o addirittura di cambiare il corso della storia.

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